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La Repubblica Rassegna Stampa
11.09.2022 Russi allo sbando sul fronte Est
Due servizi di Daniele Raineri

Testata: La Repubblica
Data: 11 settembre 2022
Pagina: 2
Autore: Daniele Raineri
Titolo: «I russi allo sbando sul fronte Est: vittoria decisiva, ripresa Izyum - Il bluff vincente di Sirsky, lo stratega di Zelensky»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 11/09/2022, a pag. 2, due servizi di Daniele Raineri dai titoli "I russi allo sbando sul fronte Est: vittoria decisiva, ripresa Izyum", "Il bluff vincente di Sirsky, lo stratega di Zelensky".

Ecco gli articoli:

"I russi allo sbando sul fronte Est: vittoria decisiva, ripresa Izyum"

Festival Internazionale del Giornalismo
Daniele Raineri

Il fronte russo nell’est dell’Ucraina ha ceduto come se fosse di cartapesta e le forze ucraine hanno ripreso in un giorno solo le città di Kupyansk e di Izyum dopo un’avanzata molto rapida, che non è finita e si sta allargando ad altri settori del fronte. Per i soldati russi è una disfatta umiliante, che mette in discussione la loro capacità di tenere il territorio e di resistere agli ucraini che puntano a liberare tutte le città occupate. L’invasione russa dell’Ucraina dopo questa settimana non è più possibile. I più spiazzati sono i lavoratori russi che in questi mesi erano stati portati nei territori occupati per cominciare l’opera di russificazione e sono stati lasciati al loro destino dai soldati in fuga, come gli insegnanti russi a Kupyansk, che pensavano di avere davanti un nuovo anno scolastico per insegnare ai bambini ucraini secondo un programma scolastico deciso a Mosca. La controffensiva ucraina ha raggiunto Kupyansk, i soldati russi sono scappati venerdì notte e i maestri russi abbandonati si sono svegliati nel mezzo di una città ucraina appena liberata. In altre zone di Kharkiv altri civili russi tentano di evitare la stessa fine e fanno una coda di chilometri al confine, per rientrare di corsa in Russia finché è possibile. Kupyansk è l’unico snodo ferroviario nell’est ucraino occupato dall’esercito russo, che usa la ferrovia per trasportare la maggior parte dei suoi rifornimenti pesanti, incluse le munizioni e i carri armati. Si capisce che senza linea ferroviaria i russi dovranno trovare un’alternativa per spostare quello che serve loro a continuare il conflitto – mentre si va verso l’inverno. Anche Izyum era uno scalo logistico nelle retrovie molto importante per i russi, ma le retrovie di ieri oggi sono diventate la prima linea. Alcuni reparti russi sono rimasti intrappolati prima di raggiungere il fiume Oskil, che in queste ore rappresenta la salvezza, e dovranno combattere per la sopravvivenza oppure arrendersi. Il collasso si è esteso alla regione del Donbass – che in teoria, secondo gli ordini del presidente Vladimir Putin, avrebbe dovuto essere conquistata per intero dai soldati russi «entro il 15 settembre», quindi fra pochi giorni. Ieri i russi si sono ritirati da Lyman, la piccola città che avrebbe dovuto essere la piattaforma per lanciare l’attacco contro le città gemelle di Sloviansk e Kramatorsk ma è diventata il massimo punto di espansione dei soldati russi nella regione di Donetsk – come il segno lasciato da una piena. Le forze ucraine ora sono di nuovo alle porte di Lysychansk, la città lasciata in mano ai russi a giugno. I soldati ucraini erano partitimartedì e sono avanzati in profondità di cento chilometri. Nemmeno nei loro piani più ambiziosi potevano sognare di riconquistare terreno con questa facilità e in tre giorni si sono ripresi il terreno che i russi avevano conquistato con una campagna militare di tre mesi costosissima in termini di vite perdute e mezzi distrutti. Da Mosca il generale russo Igor Konascenkov, portavoce della Difesa, ieri sera dopo un silenzio di giorni ha tentato di spiegare la ritirata e ha detto che i soldati russi «si stanno raggruppando per manovrare con più efficacia», ma il risultato è oltre la parodia. Dappertutto in questa ritirata – che però non è ancora accessibile direttamente dai giornalisti – ci sono i segni della disfatta della Russia. Soldati che si arrendono a gruppi, soldati che si ritirano in disordine, morti lasciati indietro, carri armati isolati che sotto le telecamere dei droni corrono per raggiungere la sicurezza delle nuove retrovie. I razzi americani Himars, capaci di colpire a più di settanta chilometri con un margine di errore di nove metri, in questo caos trovano e distruggono bersagli importanti e alimentano il panico. Anche i commentatori sui canali tv russi, che con il loro comportamento segnalano l’umore del Cremlino, hanno cambiato tono e non c’è più il trionfalismo bellico imposto agli spettatori tutti i giorni da febbraio. C’è da chiedersi quanto questa offensiva bellica ucraina che guasta il finto ottimismo della propaganda influirà su quello che succede a Mosca.

"Il bluff vincente di Sirsky, lo stratega di Zelensky"

Ukraine Sets up 'International Legion' for Foreigners to Fight Russians

Il presidente Zelensky ha fatto tre consigli di guerra in cinque giorni la settimana scorsa e lui c’era sempre, il generale Oleksandr Sirsky, 57 anni, comandante delle forze di terra, assieme ad altre figure di primo piano come il capo dell’intelligence militare Kirilo Budanov. In retrospettiva si capisce perché: Sirsky è l’ideatore del piano che ha ingannato i russi e ha fatto credere loro che la prossima battaglia sarebbe stata senz’altro nel sud dell’Ucraina e li ha convinti che sarebbe stata una buona mossa spostare laggiùventicinquemila uomini e lasciare sguarnito l’est. Il generale ha individuato un punto debole sul fronte russo a sud di Kharkiv, difeso da riservisti della finta Repubblica di Luhansk con molta poca voglia di combattere al posto dei soldati russi e il resto è quello che vediamo in questi giorni: i soldati ucraini stanno dilagando, hanno ripreso enormi porzioni del territorio che avevano perso cinque mesi fa e i russi sono in fuga e devono fronteggiare una delle umiliazioni più cocenti della loro storia militare. Due giorni fa il generale Sirsky è apparso a Balakliya, calmo e armato, mentre faceva un discorso ai suoi soldati e parlava della prossima conquista di Izyum – che il giorno dopo è caduta. «Ci sono molte altre città davanti a noi», ha aggiunto. Si dice che Sirsky abbia avuto qualche difficoltà a far approvare il suo piano, che adesso sta avendo successo oltre ogni ragionevole aspettativa.Dalla sua ha il vantaggio di essere il comandante che a febbraio ha mantenuto il sangue freddo e ha difeso la capitale Kiev dalle colonne di corazzati russi. Anche in quel caso con un bluff, fece credere ai russi che fosse possibile spingersi in avanti. Prima di diventare un comandante in Donbass negli anni del conflitto contro separatisti filorussi, si è occupato di cooperazione con la Nato – e anche oggi è in contatto con gli alleati occidentali, che mettono a sua disposizione oltre alle armi una mole di informazioni d’intelligence aggiornate quasi illimitata. Nel marzo 2021 il generale era apparso vicino al comandante di terra delle forze Nato, Roger Cloutier, per spiegare che in sei anni sedicimila ucraini sono stati addestrati al combattimento dalla Nato nell’ambito di un programma di aiuti che oggi si dimostra utile, se non preveggente.

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