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La Repubblica Rassegna Stampa
15.08.2022 Le navi russe nell'Adriatico
Analisi di Gianluca Di Feo

Testata: La Repubblica
Data: 15 agosto 2022
Pagina: 16
Autore: Gianluca Di Feo
Titolo: «Così le navi russe hanno sbarrato il mare Adriatico»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 15/08/2022, a pag.16, con il titolo "Così le navi russe hanno sbarrato il mare Adriatico" l'analisi di Gianluca Di Feo.

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Gianluca Di Feo

La flotta russa voleva bloccare l'Adriatico: cosa è successo

L’ordine è stato emanato da Vladimir Putin in persona: «Bisogna preservare lo status della Russia quale grande potenza navale, le cui attività sono dirette a mantenere la stabilità strategica nel mondo e rafforzare l’influenza nazionale». L’ultima direttiva del Cremlino ha come protagonista la flotta schierata nel Mediterraneo, impegnata da sei mesi in un confronto sempre più serrato con la Nato. Per Mosca si tratta di una questione vitale: le sue navi devono dimostrare di controllare l’accesso al Bosforo e, allo stesso tempo, condizionare i movimenti dell’Alleanza atlantica lungo le rotte decisive. Ed è in quest’ottica che dallo scorso 20 luglio è stata lanciata l’operazione di “blocco dell’Adriatico”. Una prova di forza senza precedenti: neppure durante la Guerra Fredda c’era stata una manovra così ostile. Il caccia “Ammiraglio Tributs” ha superato il Gargano si è spinto a largo delle coste dell’Abruzzo, seguito dal potente incrociatore “Varyag” che è rimasto poco più a sud di Otranto. Assieme a loro l’unità da spionaggio elettronico “Vasily Tatishchev”. L’obiettivo principale di questa spedizione era la portaerei americana “Truman”, ammiraglia della Nato nel Mediterraneo: le navi russe hanno realizzato una “pattuglia di sbarramento” per ostacolarne il trasferimento nell’Adriatico. Il battello spia invece aveva il compito di monitorare la reazione occidentale. Che non si è fatta attendere. L’incrociatore statunitense “Forrest Sherman” è intervenuto per fronteggiare il “Varyag”. Praticamente uno contro l’altro, ai due lati del capo di Santa Maria di Leuca: i russi sul versante adriatico, gli americani su quello ionico. Poco più a sud la portaerei “Truman”, con quasi sessanta cacciabombardieri F18 Hornet, e la sua scorta. In mezzo una squadra della Nato — lo Standing Maritime Group Two — con caccia e fregate Usa, italiane, spagnole, turche e greche che il 25 luglio si sono riunite nello Ionio per fare quadrato intorno alla “Truman”. Droni da spionaggio Global Hawk, almeno un sottomarino della nostra Marina, aerei da ricognizione italiani e statunitensi sono stati impegnati per seguire gli spostamenti della coppia russa, che solo nei giorni scorsi si è allontanata dall’Adriatico ma resta comunque nello Ionio, in prossimità del litorale greco. Sono state settimane tese, con duelli elettronici tra le due flotte: gli avversari venivano inquadratinei radar, per testimoniare la capacità di colpirli. Per quanto anziane, furono varate nella fase finale dell’Urss, le due unità russe sono state modernizzate con armamenti temibili. Il “Varyag” è il gemello del “Moskva” affondato dagli ucraini il 14 aprile: dispone di sedici missili a lungo raggio P-1000 Vulcan progettati per distruggere le portaerei americane, agendo insieme — secondo la propaganda russa — “come un branco di lupi che si avventa sulla preda”. Possono arrivare a 500 chilometri di distanza, volando a tre volte la velocità del suono. Invece l’”Ammiraglio Tributs” gli dà copertura contro sottomarini e aerei, con sistemi in grado di intercettare pure i missili crui se:nello scorso ottobre a largo del Giappone ha sbarrato la rotta a un caccia della Us Navy, avvicinandosi fino a pochi metri. “Varyag” e “Ammiraglio Tributs” infatti appartengono alla flotta del Pacifico: sono salpate lo scorso dicembre da Vladivostok, ai confini con la Corea del Nord, e hanno attraversato gli oceani per rafforzare lo schieramento nel Mediterraneo in vista dell’invasione dell’Ucraina. Da inizio febbraio formano la “punta d’attacco” russa che si muove dalla Siria verso Occidente per incalzare l’Alleanza Atlantica. Già a fine giugno si erano spinte davanti alla Calabria ma non erano mai penetrate nell’Adriatico: un bacino di importanza strategica, perché è il più vicino ai campi di battaglia ucraini, quello da cui — in linea teorica — i velivoli della portaerei e i missili cruise degli incrociatori americani possono intervenire più rapidamente. “Varyag” e “Ammiraglio Tributs” non sono sole: c’è un’altra squadra russa, con l’incrociatore “Slava”, quattro navi e due sottomarini dotati dei missili a lungo raggio Kalibr. Fa la spola dal porto siriano di Tartus, navigando tra Creta e l’Egeo per presidiare le rotte che collegano il Bosforo a Suez: l’arteria che permette a Mosca di esportare petrolio e ricevere rifornimenti dai Paesi che non aderiscono all’embargo internazionale. Il Mediterraneo di fatto è il secondo fronte del conflitto ucraino: l’unico dove Russia e Nato si sfidano a distanza ravvicinata, con un crescendo di duelli navali che aumenta in continuazione. Ogni giorno dal ponte della “Truman” ci sono tra i 60 e i 90 decolli, con i jet impegnati in voli per “rassicurare gli alleati europei”: spesso le missioni arrivano dall’Adriatico al Mar Nero e addirittura al Baltico. La prossima settimana la portaerei verrà rimpiazzata dalla George H. W. Bush, che torna in servizio dopo due anni di ristrutturazione. Il suo nome di battaglia è “Avenger”, il Vendicatore, e l’equipaggio ha presentato la spedizione con un video: «Siamo abili, siamo letali, siamo la libertà che funziona».

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