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La Repubblica Rassegna Stampa
14.08.2022 Chi è il terrorista che ha aggredito Salman Rushdie
Cronaca di Anna Lombardi

Testata: La Repubblica
Data: 14 agosto 2022
Pagina: 16
Autore: Anna Lombardi
Titolo: «L’aggressore di Rushdie spiazza tutti in tribunale: 'Non sono colpevole'»

Riprendiamo da REPUBBLICA di oggi, 14/08/2022, a pag.16 con il titolo "L’aggressore di Rushdie spiazza tutti in tribunale: 'Non sono colpevole' ", la cronaca di Anna Lombardi.

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Anna Lombardi

Hadi Matar, chi è l'accoltellatore di Salman Rushdie - la Repubblica
Hadi Matar

Ammanettato, la maglia bianco e nera e la mascherina sul viso, nel tribunale della contea di Chautauqua, Hadi Matar risponde all’accusa di tentato omicidio e aggressione dichiarandosi “non colpevole” attraverso l’avvocato d’ufficio Nathaniel Barone, nonostante abbia aggredito lo scrittore Salman Rushdie in pubblico. Secondo i primi commenti in tv significa che la difesa vuol battere la difficile strada di un’aggressione senza intento di uccidere. Il procuratore distrettuale Jason Smith ha invece parlato di «atto mirato e premeditato». Perché lo abbia fatto, se lo chiedono pure i vicini di casa. Mary Palmisano, italoamericana di 78 anni ammette di «non sapere chi è Rushdie ». Ma il ragazzo «in tv l’ho riconosciutosubito. Abita nella mia strada ». E ti indica l’edificio a due piani in mattoni chiari, al 417 di Morningside Avenue, al centro del tratto delimitato con nastro giallo della polizia che alle 8 di venerdì sera, ancora si affaccenda dentro e fuori la casa, mentre giornalisti e curiosi si affollano, assordati degli elicotteri. «Ci abitano in sei o sette, sì, una famiglia. Fratelli e una sorella, insieme alla madre. Ma non li conosco davvero.Ci diciamo solo buongiorno per strada».È da qui che il 24enne è partito per attaccare l’autore dei Versi satanici ,sotto fatwa dal 1989: quando lui non era neanche nato. Un sobborgo di 14mila anime oggi etnicamente misto, ma un tempo regno degli italoamericani, a mezz’ora da Manhattan, dall’altra parte del fiume. Tre chilometri quadrati che a fine 800 chiamarono “belvedere” perché affacciati sulla valle dell’Hackensack, che oggi guardano l’anonimo edificio della motorizzazione civile. Fino a Chautauqua è andato in bus compiendo un viaggio lungo sei ore. Ma con una patente falsa in tasca, intestata ad Hassan Mughniyah. Cognome diffuso in Libano, che molti notano essere quello del numero due di Hezbollah ucciso in Siria nel 2008. Proprio libanesi sono pure le origini di Matar: che però, nato in America, non ci ha mai messo piede. Almenocosì dice al quotidiano di Beirut L’Orient le Jour il sindaco di Yaroun, il villaggio di famiglia: raccontando che i genitori, divorziati, sono in Usa da 30 anni e lì non hanno più parenti. Siti estremisti pro-Iran e pro-Hezbollah come iraninarabic.com hanno però subito usato la connessione: twittando l’immagine dell’arresto e la scritta “l’eroe libanese pugnalatore di Satana”. Una fonte del gruppofiloiraniano sciita, in realtà, dice a Reuters di «non conoscerlo e non saperne niente». Ma Kayhan , il giornale degli ayatollah, già esalta “il coraggioso che ha torto il collo al nemico di Dio”. Formalmente incriminato senza possibilità di cauzione per aggressione e tentato omicidio su Matar, dunque, s’indaga ancora. Quel che è certo è che nel suo smartphone sono state trovato foto del generale iraniano Qassem Soleimani, ucciso da un drone americano nel 2020 in Iraq. «Hadi era un musulmano devoto, faceva le abluzioni nel bagno del liceo», racconta Gabriel Sanchez, compagno di classe nel liceo informatico di Cudahy, sud di Los Angeles, California, dove insieme andavano a scuola. «Leggeva molto» confida alDaily Beast . «Giocava a basket, aveva amici: ma certo, non era una “farfalla”» ovvero il centro dell’attenzione. «Però era gentile. In quel gesto non riconosco la persona che conoscevo». Per poi ricordare «Solo una volta si arrabbiò: col prof di biologia. Nella valutazione aveva scritto che non gli piaceva come parlava di religione in classe». Nel 2014, il trasferimento in New Jersey, dove frequentava la palestra di pugilato: da cui si è ritirato il 9 agosto. «Non si è certo radicalizzato qui» dice ai giornalisti Vincent Bellucci, sindaco di Fairview. Eppure questa stessa “suburbia”, pochi anni fa, partorì un altro attentatore: l’afgano Ahmad Khan Rahami nel settembre 2016 partì dalla sua casa di Elizabeth, a 8 minuti da quella di Matar, con la pentola a pressione piena di esplosivo che fece esplodere a Chelsea, nel cuore della Grande Mela, ferendo 29 persone.

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