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La Repubblica Rassegna Stampa
12.08.2022 Tra le auto in fuga dal Donbass. Zaporizhzhia, tensione nucleare
Analisi di Brunella Giovara

Testata: La Repubblica
Data: 12 agosto 2022
Pagina: 17
Autore: Brunella Giovara
Titolo: «Tra le auto in fuga dal Donbass. Zaporizhzhia, tensione nucleare»
Riprendiamo da REPUBBLICA di oggi, 12/08/2022, a pag.17, con il titolo "Tra le auto in fuga dal Donbass. Zaporizhzhia, tensione nucleare", l'analisi di Brunella Giovara.

Russia's ambitions, Ukraine's resistance, and the West's response

Si va al fronte in ciabatte, su vecchie auto che arrancano in convogli zingareschi, in testa uno scuolabus giallo con la bandiera, dietro Mercedes anni Settanta, Ford Fiesta, pullman da turismo, e una cosa minuscola che sembra una 126 in cui stanno in 4 soldati, 4 Kalashnikov, un cane. Le Lada stracariche, sopra ci sono i tappetini da campeggio e le trapunte legate come salami. E si va incrociando le carovane di chi lascia invece il Donbass, i bambini stremati dal caldo, sul tetto un materasso, due biciclette, il bidone dell’acqua e quello della benzina, perché da qui a Dnipro la strada è lunga e le case sbarrate, chiusi i distributori e i pochi negozi, sono viaggi di un’altra epoca. Prosegue, così, l’evacuazione del Donbass, mentre gli occhi dell’Europa e del mondo sono puntati pochi chilometri più in là, sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Gli Stati Uniti e non solo chiedono che l’impianto venga dichiarato zona demi-litarizzata, perché ancora ieri ci sono state nuove esplosioni, con scambio di accuse tra Kiev e Mosca, e Energoatom ha rilevato altri danni, questa volta ai sensori di radiazione. «L’ora è grave, il tempo stringe, qualsiasi attività militare che metta a repentaglio la sicurezza nucleare deve fermarsi immediatamente o potrebbe portare a conseguenze molto serie», ha detto, invocando un’ispezione, il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Rafael Grossi, intervenendo in videoconferenza al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. dove il rappresentante russo ha detto che «le azioni criminali dell’Ucraina contro la centrale potrebbero portare il mondo sull’orlo di una catastrofe nucleare», mentre perUsa e Ucraina l’unica responsabile è la Russia. A Kostantinivka, intanto, lontano dal Palazzo di Vetro, alla stazione di servizio Okko i soldati si rimettono gli scarponi e si preparano al ritorno in trincea. Gli hot dog sono finiti, restano alcune merendine in una vetrinetta, poi ci sono 7-10 giorni di combattimento. La linea zero è a 12-14 chilometri da qui, a seconda se ti mandano a destra o a sinistra. Intanto riparte il pum-pum-pum dei mortai, e dopo un po’ la risposta di altrettanti boati, il ritmo è lo stesso. Qualcuno da qualche parte è stato colpito, partono tre ambulanze.

Le famiglie, quasi tutte se ne stanno andando, dopo aver sbarrato porte e finestre con assi e tronchi. Se mai dovesse arrivare il nemico, non riuscirà a scardinare, ad entrare nelle case tirate su con i soldi di una vita. Chi resta, guarda dal giardino i preparativi del vicino, saluta e rientra. Si formano colonne in uscita, ubbidendo all’ordine del governo. «Per la prima volta viene effettuata l’evacuazione obbligatoria dalla regione di Donetsk», ha detto ieri la vicepremier Iryna Vereshuchuk. Poi toccherà a quelle di Kherson, Kharkiv e appunto Zaporizhzhia. Si pensa all’inverno e alle reti di luce e gas che salteranno sicuramente. Si pensa anche a un eventuale sfondamento dei russi, perciò altre colonne si mettono in marcia, leautocisterne militari di carburante, le bisarche che trasportano u n carro armato alla volta, scaricano a Kostantinivka e tornano indietro. Nella polvere passano i camion altissimi pieni di casse di munizioni, e di Javelin accatastati a piramide. Agganciato dietro, un mortaio, un cannone, un obice, ieri ne sono passati a decine e decine, sobbalzanti sullo stradone rovinato dal passaggio dei tank. In una radura, uno si è fermato a riposare un attimo, e tre carristi sono sgusciati fuori veloci, per spogliarsi e bagnarsi in un ruscello color fango. Ma ridevano, erano tre ragazzi. Altri come loro, e più o meno pari età, sono morti tre giorni fa in un altro carro armato la cui agonia si può vedere in un breve filmato: si sente l’artiglieria ucraina sparare, il carro comincia ad andare a zig zag e poi velocissimo, ma perde il controllo e piomba in un laghetto. «Tutti annegati, irusski !», e il soldato che mostra il video dice che è successo là, dietro una collina, lunga e nera, la regione ne è piena, sono gli scarti di secoli di scavo del carbone, le ricche miniere del Donbass. E tornando alla stazione di Pokrovsk, ecco partire il treno dell’evacuazione. Sei vagoni, venti persone di cui tre disabili in carrozzina, scortate dalla polizia. Il treno fa la spola fino a Dnipro, dove ha caricato i soldati di rientro dalla licenza e le reclute, che qui ci arrivano per la prima volta, con il sacco a pelo sotto il braccio, la divisa nuova, e qualcuno ha i pantaloni con la piega, ben stirata dalla mamma. E qualche ragazzina spaurita, che scende e subito chiama il fidanzato, che ha solo tre ore di permesso. Andranno a spasso per tre ore, berranno la coca cola sulla panchina, poi lei prenderà il locale e ciao.

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