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La Repubblica Rassegna Stampa
11.08.2022 Zelensky: 'Libereremo la Crimea'
Analisi di Brunella Giovara

Testata: La Repubblica
Data: 11 agosto 2022
Pagina: 20
Autore: Brunella Giovara
Titolo: «Zelensky rilancia: 'Libereremo la Crimea'. L’allarme del G7 per la centrale nucleare»
Riprendiamo da REPUBBLICA di oggi, 11/08/2022, a pag.20, con il titolo "Zelensky rilancia: 'Libereremo la Crimea'. L’allarme del G7 per la centrale nucleare", l'analisi di Brunella Giovara.

Russia's ambitions, Ukraine's resistance, and the West's response

«Ci riprenderemo la Crimea», dice il presidente Zelensky, ma intanto i russi bombardano i paesi vicini alla centrale di Zaporizhzhia, provocano morti e feriti, e lo fanno dal perimetro dell’impianto nucleare più potente d’Europa. Una risposta all’attacco subito martedì pomeriggio nella base militare di Saki, forse. Di sicuro, oltre al danno d’immagine di essere stati colpiti a sorpresa, in un aeroporto grande e ben sorvegliato dalla contraerea, ci sono le perdite di soldati, che dovrebbero essere ventiquattro, e di aerei. Al momento dell’esplosione sulla pista c’erano trenta caccia, tra Su-30 e SU-24M, sei elicotteri, un bombardiere Tu-22, e alcuni aerei da trasporto. Non tutti distrutti, ma quasi. L’esplosione ha devastato anche i dintorni della base, e ha gettato nello sconforto i russi, costretti a dichiarare che non c’era stato alcun attacco, ma una semplice esplosione di munizioni. Quindi, il ministero della Difesa ucraino ha fatto sapere che «bisogna sempre fare molta attenzione nelle basi militari. E non bisogna assolutamente fumare nei depositi di munizioni». Una risposta beffarda, similea quella rilasciata subito dopo l’affondamento dell’incrociatore Moskva. L’attacco — forse partito dall’area a ovest di Odessa, ai confini con la Moldavia — ha provocato una fuga di massa dalla Crimea. Migliaia di russi si sono messi subito in macchina per cercare di lasciare la costa della Crimea, diretti al ponte di Kerch, che è poi il famoso ponte di Putin, inaugurato da lui stesso — alla guida di un camion — il 23 dicembre 2019. Un ponte che Zelensky farebbe volentieri saltare in aria. E che l’altro giorno è stato preso d’assalto, tanto che i militari hanno deciso di chiuderlo per la notte, rafforzando i posti di blocco. Si sa anche che alcuni Vip sono riusciti lo stesso ad attraversarne i 19 chilometri di lunghezza, in cambio di 2mila rubli. Ma la gente comune, famiglie intere, soprattutto di soldati e ufficiali che hanno deciso di sfollare mogli e figli, ha dovuto aspettarne la riapertura ieri mattina, nel terrore di un nuovo attacco ucraino. C’è da dire che, dopo la prima rivendicazione, l’Ucraina ha fatto marcia indietro. «Non abbiamo alcuna responsabilità nelle esplosioni avvenute nella base russa in Crimea», ha detto il consigliere di Zelensky, Mykhailo Podolyak. Comunque, nella notte è arrivata la risposta, e proprio dalla centrale nucleare. I russi hanno sparato con i mortai dalla riva del Dneprin direzione di Marhanets, dove ci sono stati 13 morti e 14 feriti. E di Nikopol, 10 morti, 6 feriti. Il governatore della regione di Dnipropetrovsk l’ha definita una notte tragica: «Hanno colpito deliberatamente aree residenziali quando le persone dormivano nelle loro case». C’è anche il sospetto che i russi vogliano collegare la centrale nucleare alla rete elettrica della Crimea, come ha detto il presidente di Energoatom, Petro Kotin, ed è «un piano molto pericoloso». Sono tutte manovre — sparare dalla centrale, ad esempio — che ne mettono a rischio la sicurezza, lo capisce anche un bambino. Il «controllo continuo da par te della Russia della centrale mette a repentaglio la regione», dice il G7 in una nota. E i dipendenti ucraini «devono essere nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro senza minacce né pressioni». Ma le notizie che filtrano da lì parlano di tecnici maltrattati e picchiati, e anche di alcuni morti. Non finirà presto, l’occupazione di Enerhodar, e neanche la guerra. Zelensky ha detto che «questa guerra russa contro l’Ucraina, contro tutta l’Europa libera, è iniziata con la Crimea e deve finire con la Crimea, con la sua liberazione».

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