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La Repubblica Rassegna Stampa
04.08.2022 Pelosi, uno scudo per Taipei
Analisi di Gianni Vernetti

Testata: La Repubblica
Data: 04 agosto 2022
Pagina: 26
Autore: Gianni Vernetti
Titolo: «Pelosi, uno scudo per Taipei»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi 04/08/2022 a pag.26 con il titolo "Pelosi, uno scudo per Taipei", l'analisi di Gianni Vernetti

27 November | Italy On This Day
Gianni Vernetti

Nancy Pelosi:
Nancy Pelosi

La missione di Nancy Pelosi non è stato un gesto avventato o addirittura una scelta assunta in contrasto con il presidente Joe Biden. La delegazione bipartisan di sei deputati democratici e repubblicani e guidata dalla terza carica della prima potenza mondiale aveva un obiettivo chiaro: “onorare il nostro impegno per la democrazia e per affermare che la libertà di Taiwan, e di tutti i paesi democratici del mondo, vanno rispettate, rafforzate e sostenute”. Certo la diplomazia dei parlamenti è spesso più libera e meno vincolate dai condizionamenti della realpolitik dei governi, ma in questo caso la sintonia fra Nancy Pelosi e Joe Biden è piena: “La solidarietà dell’America nei confronti dei 23 milioni di abitanti di Taiwan è oggi più importante che mai, poiché il mondo è di fronte ad una scelta chiara fra autocrazie e democrazie”. Questa è la chiave per interpretare la forzatura di Nancy Pelosi a Taiwan. E Joe Biden lo aveva scritto di suo pugno su Foreign Affairs poco prima di essere eletto presidente: “Il trionfo delle democrazie liberali su fascismo e autocrazie ha creato il mondo libero. Ma tutto ciò non ha definito soltanto il nostro passato, determinerà ache il nostro futuro”. Taiwan fa paura a Pechino perché la sua stessa esistenza contribuisce a indebolire la narrazione relativista dell’eccezionalità “non democratica” cinese, secondo la quale il gigante asiatico non è pronto ad una avventura democratica di stampo liberale, avendo attraversato in tutta la sua storia plurimillenaria solo modelli di governance di tipo assolutistico, tanto nella versione imperiale, quanto in quella del partito unico da Mao Tse Tung in poi. Come è accaduto nel caso dell’Ucraina, dove la vera paura per Vladimir Putin non era la minaccia militare dell’esercito di Kiev o l’espansione della Nato, bensì il rischio del “contagio democratico”; cosi per Xi-Jinping, Taiwan rappresenta il male assoluto: la possibilità che possa esistere una Cina libera, democratica e con statodi diritto. L’esibizione muscolare cinese di questi giorni, con la sfilata dei carri armati sulle spiagge di Xiamen e il blocco navale che sta per essere realizzato in queste ore, sono soltanto una versione esacerbata della politica aggressiva cinese nei confronti della piccola isola democratica di Taiwan, che Xi-Jinping vorrebbe riunificare alla madrepatria con le buone o con le cattive entro il suo terzo, possibile, mandato: costanti minacce militari con centinaia di violazioni dello spazio aereo realizzate da aerei in assetto di combattimento; aggressioni ad ogni paese che intrattenga relazioni diplomatiche ufficiali e ufficiose (il recente caso della Lituania vale per tutti); attacchi informatici quasi quotidiani; boicottaggio economico. Ma nonostante il costante tentativo cinese di alterare lo status quo dell’isola, Taiwan ha raggiunto elevatissimi standard democratici, è diventata la 21ma economia mondiale con un Pil da 760 miliardi di dollari ed è la capitale mondiale di chip e semiconduttori con i 65% della produzione globale. In più è da tempo anche il rifugio sicuro per migliaia di dissidenti in fuga dall’autocrazia cinese: prima i giovani di Piazza Tienanmen, poi i giovani di Hong Hong, tibetani, uiguri. Salvaguardare l’originale democrazia di Taiwan è un imperativo per tutto il mondo libero, come ha confermato Nancy Pelosi incontrando ieri la presidente Tsai ing-Wen, ricordando anche l’inaffidabilità e le minacce di Pechino: il tradimento di Hong Kong con la cancellazione unilaterale del patto sino-britannico (“un paese/due sistemi”), gli arresti arbitrari, non ultimo il cardinale cattolico Joseph Zen; il genocidio in corso della minoranza uigura nello Xinjiang; la cancellazione di lingua, cultura, religione e identità del popolo tibetano e la repressione di ogni forma di dissenso in tutta la Cina.

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