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La Repubblica Rassegna Stampa
01.08.2022 Dombos: 'In Ungheria Orbán ha trasformato l’omofobia in legge'
Intervista di Fabio Tonacci

Testata: La Repubblica
Data: 01 agosto 2022
Pagina: 7
Autore: Fabio Tonacci
Titolo: «Dombos: 'In Ungheria Orbán ha trasformato l’omofobia in legge'»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 01/08/2022, a pag. 7, con il titolo "Dombos: 'In Ungheria Orbán ha trasformato l’omofobia in legge' ", l'intervista di Fabio Tonacci.


Fabio Tonacci

Far-right Hungarian PM Orban decries European 'race-mixing,' sparking  outrage | The Times of Israel
Viktor Orbán

«E pensare che una volta Victor Orbán amava la libertà. Lo ricordo quando portava i capelli lunghi e faceva discorsi pubblici ispirati da ideali anti-clericali. Invece adesso…». Invece adesso, al dodicesimo anno consecutivo di governo del partito Fidesz, l’Ungheria è la culla dell’oscurantismo per chi rivendica i diritti della comunità lgbtqi. Da dieci anni Tamás Dombos, 43 anni, ex ricercatore della Central European University (l’Ateneo progressista fondato da Soros e costretto a sloggiare a Vienna nel 2020 dopo la riforma dell’istruzione), dirige la Hatter Society, la più grande organizzazione ungherese che combatte l’omofobia. L’Unione europea ha aperto procedure di infrazione contro Budapest, la Corte di Giustizia ritiene che le leggi introdotte da Orbán violino i diritti e siano puri esercizi di discriminazione. Eppure, per i leader della destra italiana Meloni e Salvini, Orbán è un amico. Di più: un partner politico con cui condividere percorsi e visioni.

Dombos Tamás – „Ha csendben maradunk, nem fogunk eredményeket elérni” -  Humen Online
Tamás Dombos

L’Ungheria fu uno dei primi paesi in Europa a depenalizzare l’omosessualità. Era il 1962. Poi che è successo? «Al primo mandato di Orbán (1998-2002), qualche segnale che l’aria era cambiata si era visto. Fece trasferire la corona del Re d’Ungheria dal museo al Parlamento, un gesto simbolico. Homerus, un’associazione pro lgbt, cominciò un programma di sensibilizzazione nelle scuole e il governo si oppose, dicendo che il programma andava buttato nell’immondizia. Comunque nel 2006, con Orbán non più premier, è stato adottato il registro delle unioni civili per persone dello stesso sesso. La svolta vera si è avuta quando è tornato al governo, nel 2010. Era diventato ultraconservatore».

Con i due terzi del parlamento in mano a Fidesz, ha potuto cambiare la Costituzione a proprio piacimento. Come? «Nel 2012, prima riforma, ha fatto inserire un articolo che stabilisce che il matrimonio è un’unione tra unuomo e una donna. Protestammo, e ci venne risposto: “Vi abbiamo dato già abbastanza diritti, non ne avrete altri”. Abbiamo capito cosa intendessero nel 2019».

Che è successo? «Il presidente del Parlamento László Kovér disse che un omosessuale “normale” doveva rendersi conto chesarebbe stato per sempre un cittadino di seconda classe, aggiungendo che due persone dello stesso sesso che intendono adottare un figlio sono come pedofili. Era la prima volta che proponevano un legame tra la pedofila e la comunità lgbtqi. Purtroppo, è diventato il principio cardine della politicaseguita da Orbán. Stanno usando il sistema delle consultazioni nazionali online per ingannare la gente».

Come fanno a ingannare? «Sui migranti il quesito era: “Alcuni dicono che dovremmo far entrare in Ungheria tutti i migranti senza limiti e senza controlli alla frontiera. Sei d’accordo?”. La consultazione del 2020 chiedeva: “Concordi sul fatto che un bambino abbia il diritto ad avere un padre e una madre?”. Quesiti formulati apposta per generare incomprensioni nell’opinione pubblica. In piena pandemia, il Parlamento è riuscito ad approvare una maxi legge per affrontare il Covid inserendo l’articolo 33, che toglie ai transgender la possibilità di cambiare identità nei documenti».

La riforma costituzionale del 2020 cos’ha cambiato? «Orbán ha fatto inserire un testo che recita: “La madre è femmina, il padre è maschio”. Si stabilisce poi che i bambini hanno il diritto a crescere secondo il sesso in cui sono nati e secondo i valori cristiani. Che vuol dire? Se non sono cristiano, i servizi sociali vengono a togliermi il bambino? Per ora non è mai successo, però chissà in futuro».

Ma lei cosa pensa di Orbán? «Che non è omofobico. Penso che in realtà non gliene freghi niente. La sua è una strategia politica: lancia temi divisivi sulle minoranze in modo da distrarre la gente dai veri problemi dell’Ungheria, che sono la crisi economica, il sistema sanitario al collasso e l’isolamento internazionale. Ha usato i migranti, poi i senza tetto e i rom. Ora tocca alla comunità lgbtqi. Budapest è una città tollerante, i problemi per noi sono nelle campagne dove i cittadini sono imbevuti di propaganda di Stato e i media sono al servizio di Fidesz».

Qual è il sentimento prevalente tra gli ungheresi? «È stato fatto un sondaggio sul matrimonio tra omosessuali: il 59 per cento si è detto a favore. La società ungherese non è così omofobica come il governo che la guida».

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