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La Repubblica Rassegna Stampa
18.07.2022 La crisi del gas: serve un tetto europeo del prezzo
Cronaca di Serenella Mattera, Luca Pagni, commento di Yoram Gutgeld

Testata: La Repubblica
Data: 18 luglio 2022
Pagina: 8
Autore: Serenella Mattera, Luca Pagni - Yoram Gutgeld
Titolo: «Il premier ad Algeri per comprare più gas. Anche per il Nord Europa - Gas, i nemici del price cap»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 18/07/2022, a pag. 8, con il titolo "Il premier ad Algeri per comprare più gas. Anche per il Nord Europa", la cronaca di Serenella Mattera, Luca Pagni; a pag. 26, con il titolo "Gas, i nemici del price cap", il commento di Yoram Gutgeld.

Ecco gli articoli:

Serenella Mattera, Luca Pagni: "Il premier ad Algeri per comprare più gas. Anche per il Nord Europa"

Draghi:
Mario Draghi

Passa dall’Algeria una parte importante della risposta alla crisi energetica per l’Italia. E, attraverso l’Italia, per l’Europa. Le riserve di gas del Paese nordafricano sono enormi e il governo Draghi ha lavorato in questi mesi per assicurarsi importazioni sempre maggiori. Se tra qualche settimana o in autunno Vladimir Putin chiudesse del tutto i rubinetti dalla Russia, il metano algerino darebbe una grossa mano a tamponare l’emergenza. Di più. L’Italia potrebbe farlo transitare dai suoi gasdotti fino in Germania. Una prospettiva che, fanno notare fonti di governo e diplomatiche, potrebbe anche diventare nei prossimi mesi un argomento di non poco conto per vincere le resistenze di Berlino sulla fissazione di un tetto europeo al prezzo del gas. Basterebbe questa premessa a spiegare perché Mario Draghi, pur con la crisi di governo alle porte, abbia deciso di confermare il vertice intergovernativo che lo porterà oggi ad Algeri con ben sei ministri. Doveva restare due giorni, ha compresso il programma e stasera sarà già di ritorno a Roma, al termine di quello che potrebbe essere il suo ultimo appuntamento internazionale prima delle dimissioni. In programma ci sono un colloquio con il presidente Abdelmadjid Tebboune, che spazierà dall’immigrazione alla crisi del grano ucraino, fino al Sahel, poi i due leader inaugureranno il business forum italo-algerino. Ma il piatto forte è l’energia e una cooperazione che già ad aprile, nella precedente visita del premier italiano nella capitale algerina, i due si erano impegnati a rafforzare anche sulle rinnovabili. Il gas è al cuore di accordi cresciuti esponenzialmente negli ultimi mesi. Ad aprile il paese nordafricano — da decenni partner del gruppo Eni — ha già assicurato al governo italiano una fornitura di 9 miliardi di metri cubi aggiuntivi da qui al 2024, di cui 3 miliardi già per questo inverno. Ma negli ultimi giorni c’è stato un nuovo sviluppo, anticipato dai vertici di Sonatrach: la società di stato algerina — di fatto anticipando gli accordi che verranno annunciati oggi — invierà entro l’inverno altri 4 miliardi aggiuntivi. L’Algeria, che ha le più grandi riserve di gas naturale di tutta l’Africa, si conferma così come il principale paese esportatore di gas naturale verso l’Italia: un sorpasso sulla Russia avvenuto già nella prima parte dell’anno, anche prima che Gazprom — il colosso energetico controllato dal Cremlino — cominciasse a ridurre i flussi verso l’Unione europea. Alla base c’è un forte rapporto tra Eni e Sonatrach, ma non si tratta solo di una alleanza commerciale: grazie al Transmed, il gasdotto sottomarino che passando dalla Tunisia arriva in Sicilia a Mazara del Vallo, Algeria e Italia possono costituire una sorta di ponte del Mediterraneo per garantire materia prima anche ai paesi del Nord Europa. Almeno,questo il progetto italiano. Non è affatto semplice anche perché il Paese nordafricano sconta problemi e ritardi ma, viene spiegato, con gli adeguati investimenti, ai quali potrebbe collaborare anche il nostro Paese, le infrastrutture possono essere migliorate, così da aumentare le quote di estrazione. L’ambizione sarebbe quella di far viaggiare il gas in Europa non più sulla rotta settentrionale e orientale (dalla Russia),ma sulla rotta meridionale. E rendere l’Italia, anche grazie agli investimenti sulla rete attraverso Snam, sempre più in grado non solo di “spingere il gas da nord a sud, ma anche in senso contrario” (il cosiddetto reverse flow). Ma non solo gas, dicevamo. Draghi sarà accompagnato al vertice intergovernativo dai ministri Luigi Di Maio, Luciana Lamorgese, Marta Cartabia, Roberto Cingolani, Enrico Giovannini, Elena Bonetti. Saranno loro, dopo incontri bilaterali con gli omologhi algerini, a firmare accordi e memorandum d’intesa, oltre a una dichiarazione congiunta tra i due Paesi. Si parla di infrastrutture e trasporti, giustizia e sostegno allo sviluppo sociale, microimprese e start up, cooperazione industriale, protezione del patrimonio culturale. Bonetti firmerà un’intesa su cooperazione e scambio di buone pratiche sull’empowerment femminile e la protezione delle donne. Lamorgese porrà le basi per la firma in autunno di un accordo sulla cybersicurezza, la lotta al terrorismo e il contrasto dell’immigrazione clandestina, anche se i dati sui flussi da Algeri verso le coste italiane, fanno notare dal governo, sono incoraggianti: sono quasi dimezzati nel 2022 rispetto al2021 (303 in tutto, — 46%).

Yoram Gutgeld: "Gas, i nemici del price cap"

Gutgeld: l'Italia? Stiamo riducendo il divario della crescita con l'Europa  - Corriere.it
Yoram Gutgeld


Mario Draghi lo afferma fin dal primo giorno di guerra: bisogna mettere un tetto al prezzo europeo al gas. Il ragionamento è semplice. Nel mercato di un prodotto difficilmente sostituibile (gas) con un venditore predominante anch’esso difficilmente sostituibile (Russia), è molto rischioso lasciare che la determinazione del prezzo sia affidata all’incontro tra domanda e offerta. Questo meccanismo potrebbe funzionare solo se il venditore, bontà sua, accettasse di seguire la domanda in modo passivo. Se la buona volontà svanisce, sparisce con lei il mercato. Il venditore può ridurre le quantità facendo salire il prezzo quasi senza limite, incassando di più pur vendendo di meno. Questa strategia messa in atto da Putin già prima dell’inizio della guerra, ha fatto moltiplicare il prezzo del gas di quasi 10 volte. Una variazione senza precedenti con un impatto devastante sull’economia. Per contrastare questo ricatto i compratori possono solo mettere un tetto al prezzo. È una mossa che richiede alcuni accorgimenti tecnici, ma è facilmente realizzabile. E invece non si fa nulla! La Germania, dietro a qualche giro di parola, ha messo un veto contrario. Come si spiega questo apparente autolesionismo ? La difficoltà nel rispondere a questo quesito è che la posizione tedesca è sussurrata lasciando che sia il premier olandese a mettere la faccia sul no. Dai media trapela la preoccupazione di una ritorsione russa, che potrebbe fermare la fornitura del tutto. Questa spiegazione è assurda. È come se qualcuno obiettasse alla pena detentiva per un grave reato, sollevando la preoccupazione che questo potesse provocare più delitti. Le pene previste contro i reati non prevengono le violazioni delle leggi, ma sono un deterrente. Allo stesso modo, il tetto al prezzo del gas non elimina la possibilità che la Russia smetta di fornirci il gas, ma costituisce un deterrente alla riduzione delle forniture. Con il sistema attuale il “delitto”, cioè la riduzione delle forniture, non solo non viene punito ma premiato. Nei primi mesi dell’anno la Russia ha incassato più che l’anno scorsopur riducendo le quantità di gas consegnate. Il tetto al prezzo al gas la castigherebbe. Sarebbe un deterrente contro e non un incentivo per metterci in difficoltà. E andrebbe attivato subito, per limitare la possibilità che la Russia continui ad accumulare riserve valutarie con gli attuali prezzi folli. Dal punto di vista politico, il tetto al prezzo del gas ha del miracoloso. È una misura di spending review “populista”. Incontrerebbe ilplacet dell’opinione pubblica e allo stesso tempo sarebbe un antidoto contro l’inflazione senza nessuno degli effetti recessivi, e quindi negativi, dell’aumento dei tassi di interesse che la Bce sarà costretta ad avviare. Per questo motivo è poco credibile l’altra possibile spiegazione del no tedesco, relativa a “le pressioni delle aziende energetiche che approfittano dei prezzi alti”. Figuriamoci se per favorire pochi operatori economici, la politica tedesca può decidere di infliggere enormi danni all’industria e alle famiglie. Ci deve essere un’altra spiegazione. Quale? Temo sia necessario applicare il rasoio di Occam, ovvero “la spiegazione più semplice è quella da preferire”. Se l’opposizione al tetto del prezzo del gas è contraria agli interessi tedeschi (e italiani), favorirà allora gli interessi di qualche decisore tedesco, più di una singola persona. Se i decisori tedeschi non sono in grado di giustificare il muro teutonico al tetto al prezzo del gas, è lecito seguire gli insegnamenti del grande filosofo medievale. Cosa possiamo fare noi italiani? Le dimissioni annunciate da Draghi rendono ancor più urgente che i media, la politica e l’opinione pubblica italiane diano man forte a questa battaglia. Serve creare più consapevolezza per questa soluzione in Europa e in Germania. Il parlamento europeo potrebbe aiutare a informare l’opinione pubblica e a mettere pressione sul consiglio europeo. E certo che oggi più che mai bisognerebbe domandarsi: “Ci sarà pure un giornalista a Berlino?” Ma forse è chiedere troppo.

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