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La Repubblica Rassegna Stampa
17.07.2022 Gli Usa: 'Droni iraniani a Mosca'. E Biden cerca l’alleanza con il Golfo
Cronaca di Paolo Mastrolilli

Testata: La Repubblica
Data: 17 luglio 2022
Pagina: 19
Autore: Paolo Mastrolilli
Titolo: «Gli Usa: 'Droni iraniani a Mosca'. E Biden cerca l’alleanza con il Golfo»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 17/07/2022 a pag.19 con il titolo "Gli Usa: 'Droni iraniani a Mosca'. E Biden cerca l’alleanza con il Golfo" la cronaca  di Paolo Mastrolilli.

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Paolo Mastrolilli

Joe Biden in Arabia Saudita: saluta con il pugno il principe Bin Salman
Joe Biden con Mohammed bin Salman

Biden annuncia la sua dottrina per il Medio Oriente, e garantisce che «gli Usa non lasceranno la regione a Cina e Russia», proprio mentre accusa l’Iran di vendere droni a Mosca per la guerra in Ucraina. Tutto si tiene, perché le minacce di Teheran sono la colla che dovrebbe mettere insieme la coalizione difensiva basata sull’allargamento degli Accordi di Abramo, che Washington spera di creare favorendo la normalizzazione tra Arabia Saudita e Israele. Riad però gela gli entusiasmi, nonostante lo sforzo del capo della Casa Bianca per ricucire il rapporto, e il prezzo politico pagato per aver incontrato il principe Mohammed bin Salman, accusato dall’intelligence americana di aver ordinato l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi. Il viaggio in Medio Oriente di Biden si è chiuso ieri con la partecipazione al Consiglio di cooperazione del Golfo, ma già venerdì sera il consigliere per la sicurezza nazionale Sullivan aveva dato il tono all’incontro, rivelando allaCnn che una delegazione russa ha visitato almeno due volte nell’ultimo mese la base iraniana di Kashan. Lo scopo era la fornitura dei droni Shahed-191 e Shahed- 129, in grado di trasportare missili di precisione.

La televisione di Atlanta ha pubblicato le foto satellitari che provano le visite, e Sullivan ha spiegato: «Abbiamo informazioni che il governo iraniano si prepara a fornire alla Russia diverse centinaia di Unmanned Aerial Vehicles, inclusi Uav con capacità di armi. Sappiamo che una delegazione russa ufficiale ha recentemente ricevuto una dimostrazione dei droni iraniani in grado di attaccare. Stiamo pubblicando queste immagini catturate a giugno che mostrano gli Uav che la delegazione del governo russo ha visto. Ciò suggerisce il continuo interesse di Mosca nell’acquisizione dei droni di Teheran in grado di attaccare». Non è stato un caso, se la rivelazione è avvenuta proprio alla vigilia dell’incontro del presidente con i leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, Oman, Kuwait e Bahrein, più i tre invitati Egitto, Giordania e Iraq. Gli scopi di questo appuntamento infatti erano due. Primo, annunciare la “Dottrina Biden” per il Medio Oriente, ossia nuovo accordo quadro per la regione in cinque punti, basato sulla riduzione della presenza militare e l’aumento del sostegno allo sviluppo economico, la sicurezza militare e le libertà democratiche. Secondo, spingere Riad e gli altri paesi ad aumentare la produzione di petrolio, per frenare l’inflazione e contrastare Putin, che usa l’energia come arma. Sul primo punto, il capo della Casa Bianca ha detto che «non ce ne andremo dal Medio Oriente e non lasceremo un vuoto che sarebbe riempito da Cina, Russia o Iran». In questo quadro, rivelare la fornitura dei droni di Teheran a Mosca serviva a dimostrare chi è il nemico comune, e quindi favorire la creazione di una difesa aerea congiunta con Israele, che potrebbe aprire la porta all’allargamento degli Accordi di Abramo. Sul secondo punto, Washington si aspetta 750mila barili in piùal giorno dall’Arabia Saudita e 500mila dagli Emirati, sperando che arrivino sui mercati prima delle elezioni di novembre. Biden ha promesso che «i primi effetti si vedranno nel giro di due settimane», anche non ci sono stati impegni ufficiali. Il problema è che Riad non è parsa allineata. Il ministro degli Esteri Faisal bin Farhan ha detto dinon essere a conoscenza di discussioni sulla difesa aerea comune, ha ribadito che la condizione per riconoscere Israele resta la nascita di uno stato palestinese, mentre la ripresa dei voli diretti «non è in alcun modo un preludio alla normalizzazione ». Magari pesa ancora il contrasto su Khashoggi, ma la strada sembra in salita.

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