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La Repubblica Rassegna Stampa
17.07.2022 Italia al bivio tra coesione ed estremismo
Editoriale di Maurizio Molinari

Testata: La Repubblica
Data: 17 luglio 2022
Pagina: 1
Autore: Maurizio Molinari
Titolo: «Quel bivio tra coesione ed estremismo»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 17/07/2022, a pag. 1-31, con il titolo "Quel bivio tra coesione ed estremismo", l'analisi del direttore Maurizio Molinari.

Molinari: “Le sorti dell'Italia sono decisive per quelle dell'Europa” -  Mosaico
Maurizio Molinari

Draghi:
Mario Draghi

La crisi politica innescata dalla decisione dei senatori del Movimento Cinque Stelle di uscire dall’Aula per non votare il dl Aiuti rischia di gettare il nostro Paese in preda agli estremismi, di far cadere il governo Draghi e dunque di nuocere all’interesse della nazione. L’interesse del Paese è quello definito in maniera nitida dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, in due occasioni: quando a febbraio 2021 affida a Draghi l’incarico di formare il governo e quando, nel febbraio scorso, pronuncia in Parlamento il discorso di accettazione del secondo mandato. «Nel Paese vi sono tre emergenze — è il messaggio di Mattarella — sanitaria, economica e sociale». È una situazione senza precedenti dalla nascita della Repubblica che spiega la formazione di un governo di quasi unità nazionale (ad eccezione di Fratelli d’Italia) e che oggi resta tale per importanti motivi convergenti. Primo: la pandemia del Covid non è sconfitta, milioni di cittadini ancora ne sono investiti, e serve una campagna per somministrare i nuovi vaccini da iniziare a settembre. Secondo: il Pnrr per la ricostruzione è partito ed i primi fondi stanno arrivando ma nei prossimi mesi arriveranno le prove più dure quando Regioni e Comuni dovranno rispettare tempi e scadenze, pena lo stop agli stanziamenti. Terzo: l’ultimo rapporto Istat dimostra che le diseguaglianze, di ogni tipo, aumentano facendo crescere il disagio economico fino a temere un autunno di proteste e violenze nelle nostre strade. Come se non bastasse, l’intervento militare russo in Ucraina ha riportato la guerra in Europa generando inflazione e crisi energetica di entità tali da mettere a rischio la ripresa nell’Eurozona. E trasformando il nostro Paese in un autentico terreno di scontro fra democrazie euroatlantiche e Russia perché Mosca teme la possibilità che l’Italia divenga l’hub per le forniture di gas naturale all’intera Europa e vede nella nostra instabilità politica lo strumento per indebolire le forniture di armi Nato a Kiev. La convergenza fra le tre emergenze indicate da Mattarella e l’impatto dellaguerra in Ucraina assegna al governo di Mario Draghi un ruolo cruciale per garantire prosperità e sicurezza ai cittadini fino al termine naturale della legislatura. È uno scenario cristallino davanti ai nostri occhi così come davanti ai Paesi partner ed alleati che — da Bruxelles a Parigi fino a Washington — temono che la caduta di Draghi possa indebolire l’Europa, nuocere all’Occidente e giovare solo al disegno di Vladimir Putin di gettare le democrazie nel più completo scompiglio per poter ridisegnare a proprio vantaggio l’ordine globale. Davanti a tali e tanti pericoli l’interesse delle forze politiche in Parlamento è di unirsi attorno a Mario Draghi rinnovando il patto del 2021. La scelta del premier di dimettersi nasce dal valore che lui assegna al concetto politico di unità di una vasta maggioranza ed alla serietà che ciò comporta per i singoli leader.

La forza politica di Draghi nasce dalla decisione responsabile dei leader politici di ascoltare Mattarella e formare un governo di emergenza nazionale. Dunque, per far rimanere Draghi alla guida del governo spetta ai leader della maggioranza far prevalere l’interesse del Paese rispetto alla logica degli estremismi. Lo spettacolo triste a cui stiamo assistendo dentro i CinqueStelle fa emergere in maniera plastica tali estremismi così come se Giorgia Meloni governasse l’Italia al termine delle prossime elezioni sarebbe l’estremismo ad impossessarsi del Paese. È una strada in discesa, che porta l’Italia a rotolare ai margini dell’Europa tornando a vestire i panni di “grande malato” fonte inesauribile di problemi per Paesi vicini e lontani. È proprio tale orizzonte che spiega l’estrema rigidità con cui Draghi fa capire di non essere disposto ad accettare compromessi sulla coesione della maggioranza che lo sostiene. Il premier sa che in una comunità internazionale sempre più polarizzata, dove sono le posizioni estreme a prevalere nei rapporti fra Stati così come sono le ostilità a imporsi nella politica interna dei Paesi democratici, il vero elemento distintivo dell’Italia è disporre di una vasta coalizione capace di far lavorare assieme la grande maggioranza delle diversissime forze parlamentari. Ecco perché Draghi pretende da tutti i partiti il rinnovo del patto di emergenza nazionale, evitando di essere risucchiati dal vortice della polarizzazione politica e personale. È su questo terreno che i partiti vengono messi alla prova. In gioco c’è la credibilità che Draghi ha riguadagnato all’Italia nella comunità delle nazioni ed anche la possibilità di avere un governo stabile nell’ultimo, e cruciale, miglio di una tormentata legislatura. Si tratta di un passaggio difficile ma illuminante. Il Parlamento frutto del voto di protesta che nel marzo 2018 portò la maggioranza degli eletti ad essere espressione di forze sovraniste e populiste negli ultimi 17 mesi ha invece sorretto il governo più europeista e pragmatico della Storia repubblicana. Ed ora deve scegliere quale delle opposte identità far prevalere: se l’estremismo o la coesione. È una scelta di fronte alla quale Draghi non può accettare compromessi. Nella convinzione che la stragrande maggioranza dei cittadini sia con lui e non comprenda come sia possibile che un manipolo di grillini possa tenere in ostaggio la sorte di una grande democrazia.

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