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La Repubblica Rassegna Stampa
12.07.2022 Il generale Raymond: 'La guerra in Ucraina dimostra l’importanza di difendere lo spazio'
Intervista di Gianluca Di Feo

Testata: La Repubblica
Data: 12 luglio 2022
Pagina: 13
Autore: Gianluca Di Feo
Titolo: «Il generale Raymond: 'La guerra in Ucraina dimostra l’importanza di difendere lo spazio'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 12/07/2022, a pag.13, con il titolo "Il generale Raymond: 'La guerra in Ucraina dimostra l’importanza di difendere lo spazio' " l'intervista di Gianluca Di Feo.

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Gianluca Di Feo

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Credo che non si possano ancora tirare le somme mentre la guerra in Ucraina è in corso. Ma ci sono alcune lezioni chiare. La prima è che lo spazio è molto importante: ci permette di comunicare su grandi distanze, di esaminare il campo di battaglia, di realizzare collaborazioni in una maniera nuova. Sono capacità che vanno protette ». Il generale John W. Raymond è il comandante della Us Space Force, la prima forza militare spaziale autonoma del pianeta. Al Nato Defence College di Roma, il centro d’eccellenza dove si formano i quadri dell’Alleanza, ha spiegato in una conferenza la necessità di dare una svolta alla presenza nello spazio: tutti i Paesi hanno lanciato in orbita reti di satelliti in una stagione di pace,ma adesso il mondo è cambiato. Ci sono minacce come i satelliti cinesi dotati di un braccio robotico per distruggere altre stazioni spaziali e i missili russi basati a terra in grado di abbattere ogni oggetto orbitante. E non si tratta di allarmi teorici: l’esperimento condotto da Mosca nello scorso novembre, sbriciolando con un missile un vecchio satellite russo, ha creato uno sciame di 1500 detriti, potenzialmente in grado di danneggiare un gran numero di apparati. La missione della Space Force, l’ultima delle forze armate statunitense, è ambiziosa: garantire la sicurezza nello spazio, ormai diventato un campo di battaglia o – come dicono i generali – un “dominio”.

John W. Raymond - Wikipedia
John W. Raymond

La Us Space Force è nata soltanto da due anni e mezzo: siete già operativi? «È stata creata nel dicembre 2019 ma siamo pienamente operativi. Certo, ci sono ancora molte cose da fare ma tutti i pilastri sono al loro posto. Quando per la prima volta abbiamo pensato a come fare, ci siamo detti: non possiamo perdere tempo. Non c’è stato il tempo di fermare le attività: le capacità che abbiamo servono al mondo intero, come il sistema di navigazione Gps. Non le puoi sospendere e dire: “Torneremo tra cinque anni”. Non abbiamo perso un solo attimo: abbiamo creato una nuova realtà, mettendo insieme componenti di tutte le forze armate, e potenziato le relazioni internazionali».

Lei ha parlato di Gps: sul campo di battaglia ucraino si è visto un ampio impiego di sistemi russi per disturbare proprio i segnali trasmessi dai satelliti di navigazione. Quali sono le lezioni che avete appreso dall’invasione dell’Ucraina? «La prima è l’importanza dello spazio: non è che non lo sapessimo ed è la ragione per cui è stata creata la Space Force. Un’altra cosa che abbiamo osservato è il valore delle capacità spaziali commerciali».

Parla di Starlink, il sistema satellitare donato da Elon Musk al governo di Kiev e che si è rivelato molto importante per rendere sicure le comunicazioni dell’esercito ucraino? «Non c’è solo Starlink, ci sono molte altre capacità commerciali offerte da compagnie private che in questo conflitto hanno dimostrato il loro valore e che possono venire usate dalle nazioni in tempo di pace e in tempo di guerra. Per questo vanno difese».

Lei ha spesso sottolineato le capacità crescenti di nazioni come la Russia e la Cina nel mettere a rischio i sistemi spaziali. Quale è il livello della minaccia oggi? «C’è un ampio spettro di minacceche già esistono e che credo continueranno a venire incrementate. Due sono i rischi principali. Il primo è la crescita delle capacità cinesi. Così come noi apprezziamo le possibilità offerte dallo spazio per le comunicazioni, l’intelligence e i sistemi di navigazione anche i cinesi si stanno muovendo ad ampio raggio. E ci dobbiamo confrontare con un avversario che vuole usare lo spazio per il suo vantaggio. L’altro rischio è che poiché i nostri avversari vedono che quello che noi facciamo nello spazio è frutto di una forza integrata, mettono insieme tutti gli aspetti di cui abbiamo parlato: dai sistemi di disturbo per ostacolare le comunicazioni o la navigazione satellitare ai missili che distruggono i satelliti. La minaccia è presente. E noi dobbiamo essere sicuri di potere mantenere in funzione la nostra costellazione di satelliti».

I satelliti sono strumenti delicati: l’impressione è che nello spazio sia più facile attaccare che difendere… «Lo spazio è un dominio molto vasto e le operazioni nello spazio avvengono molto molto velocemente ma sono convinto che possiamo difendere le nostre capacità. La ragione per cui stiamo passando a un’architettura più diversificata di satelliti è la risposta al problema: bisogna mettere in orbita apparati più piccoli, meno costosi e ancora più evoluti».

Quale è il significato della deterrenza nello spazio? Prima dell’invasione dell’Ucraina il governo americano ha reso note leimmagini satellitari dello schieramento russo affinchè tutti fossero consapevoli della minaccia… «La deterrenza integrata è il pilastro della nostra strategia di difesa, il modo in cui il nostro governo e gli alleati possono usare pienamente tutti i domini – terra, mare, cielo, cyber e spazio – integrandoli pienamente. Tradizionalmente la deterrenza consiste nel presentare un costo per le azioni ostili. Chiaramente lo spazio ha un ruolo: c’è la possibilità di impiegare le informazioni raccolte dai satelliti e credo che possano aiutare ad amplificare il messaggio della deterrenza».

Lei ha parlato di nuove collaborazioni tra alleati: quale è il futuro della Nato nello spazio? «Storicamente abbiamo avuto collaborazioni quando nello spazio non c’erano minacce: ciò avveniva attraverso la condivisione di informazioni. Adesso la situazione è cambiata e vogliamo estendere la cooperazione all’addestramento, alle operazioni congiunte e a costruire nuove capacità insieme, come nel caso di satelliti che possono servire a più nazioni, in modo da ridurre costi e tempi».

L’Italia ha costituito da poco un Comando delle operazioni spaziali: che collaborazione c’è con la Us Space Force? «Ho appena avuto uno splendido incontro con il capo di stato maggiore della Difesa, il comandante dell’Aeronautica e il capo del vostro Comando Spaziale. Credo fermamente che abbiamo di fronte grandi opportunità di collaborazione».

Crede che l’Italia potrà entrare a far parte nella struttura creata dai 5 Eyes – Usa, Gran Bretagna, Canada, Australia, Nuova Zelanda – assieme a Germania e Francia? «Quel gruppo, che noi chiamiamo Combined Space Operations, è una realtà abbastanza nuova dal punto di vista concettuale e dobbiamo guardare a come si evolverà nel futuro. Credo che se si espanderà e l’Italia ne sarà parte».

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