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La Repubblica Rassegna Stampa
11.07.2022 Israele verso il voto: si accende lo scontro tra Benjamin Netanyahu e Yair Lapid
Analisi di Yossi Melman

Testata: La Repubblica
Data: 11 luglio 2022
Pagina: 24
Autore: Yossi Melman
Titolo: «La stagione delle elezioni»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 11/07/2022, a pag.24 con il titolo 'La stagione delle elezioni', l'analisi di Yossi Melman.

Episode 179 | Israel's security horizon with Yossi Melman
Yossi Melman

Netanyahu accuses Lapid of 'anti-Semitism' in campaign spot on  ultra-Orthodox | The Times of Israel
Benjamin Netanyahu, Yair Lapid

Il compianto drammaturgo, regista e poeta israeliano Hanoch Levin una volta osservò che Israele ha solo tre stagioni: estate, inverno e guerre. Parafrasando il suo stile dell’assurdo, si può dire che, negli ultimi anni, Israele ha una sola stagione: quella delle elezioni. Nel novembre 2022, lo Stato ebraico affronterà la quinta tornata elettorale in tre anni e mezzo. Si tratta di un assai poco nobile record mondiale: ci si reca alle urne, in media, ogni 8 mesi. La decisione di indire elezioni anticipate è stata imposta al governo di Naftali Bennett dopo un solo anno di mandato. Si trattava di un governo impossibile fin dall’inizio: una strana e inedita coalizione di partiti di sinistra, centristi e di destra, che sedevano sotto lo stesso tetto con un partito arabo islamista. Avevano avuto enormi difficoltà a concordare una piattaforma comune e si erano ritrovati a discutere per la maggior parte del tempo su argomenti relativi allo stallo del processo di pace con i palestinesi, all’aumento della violenza da parte degli ebrei residenti in Cisgiordania e all’espansione degli insediamenti in quella regione. Pur essendo riusciti a migliorare alcune importanti leggi civiche e a stabilizzare l’economia, è emerso che ciò che davvero teneva insieme la coalizione eral’ostilità per l’ex primo ministro e capo dell’opposizione Benjamin Netanyahu. Ora l’opinione pubblica si rende conto che l’avversione personale può essere una condizione sufficiente, ma non è la ricetta ideale per una vera politica. Lentamente ma inesorabilmente, sono emerse le differenze ideologiche e le crepe politiche esistenti all’interno del governo.

Con una coalizione fragile e una maggioranza risicata — 61 seggi su 120 — dei parlamentari ribelli hanno disobbedito alle linee guida e alle decisioni di Bennett. Bennett era stato appoggiato dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden, lusingato e riempito di complimenti dai leader arabi desiderosi di migliorare i legami di sicurezza tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto e il Marocco, nel loro sforzo per fermare le politiche nucleari ed egemoniche dell’Iran. Ma lo stesso partito di Bennett e tre parlamentari arabi avevano in mente altre preoccupazioni e lo hanno abbandonato. Quando Bennett diede istruzioni ai militari e ai servizi segreti del Mossad all’estero di assassinare scienziati e ingegneri iraniani e di colpire i droni iraniani, non si rese conto che stava perdendo la sua coalizione. Quando alla fine si è mosso per cercare di mettere riparo alle conseguenze politiche di tutto questo, era troppo tardi. Bennett e la sua coalizione hanno perso la loro esigua maggioranza. «Bennett si godeva gli ossequi come un’aria fresca di montagna, ma non vedeva e non sentiva l’odore dell’immondizia politica ammassata sotto di lui», mi ha detto un ministro del suo governo, che ha poi aggiunto: «Ho cercato di avvertirlo che era mal tollerato dai suoi stessisostenitori, ma non mi ha ascoltato».

Ora, con un altro singolare stratagemma della politica israeliana, il ministro degli Esteri Yair Lapid del partito di centro Yesh Atid (“C’è un futuro”) è diventato il nuovo primo ministro ad interim che governerà il Paese per quattro mesi, fino alle elezioni, previste per l’inizio di novembre. Lapid, 59 anni, ex giornalista e accattivante personalità televisiva, è considerato un politico di talento, un grande comunicatore e un attivista di prim’ordine. Lapid è un leader calmo e razionale, che non si farà coinvolgere anche se Netanyahu e i suoi accaniti sostenitori cercheranno di stroncarlo con una campagna negativa e velenosa. Per centinaia di migliaia di israeliani, Netanyahu è una sorta di nuovo messia. In realtà, non c’è un grande divario ideologico tra il Likud di Netanyahu e il partito di Lapid. Le divisioni tra destra e sinistra in Israele sono un miraggio. La maggior parte dei partiti israeliani, ad eccezione dei comunisti (che sono anche un partito nazionalista arabo) e di Meretz, un piccolo partito di sinistra che faceva parte della coalizione, sostiene politiche socioeconomiche neoliberali. Le etichette di destra e sinistra in Israele sono definite solo dal sostegno o meno alla soluzione dei due Stati. La realtà è che la maggior parte della classe media e dei ricchi israeliani sostiene Lapid, mentre i poveri, gli indigenti, i non privilegiati e i meno istruiti adorano Netanyahu. Quindi, la vera differenza tra Lapid e Netanyahu è in termini di intrighi e di manipolazioni. Durante le sue ultime quattro campagne elettorali perse, Netanyahu, a giudizio con accuse di corruzione, ha preso una decisione calcolata: incitare l’opinione pubblica contro i media, i tribunali e il vecchio establishment (di cui lui stesso fa parte per formazione e origini) e allinearsi con gli ebrei ortodossi, quelli degli insediamenti e di etnia medio-orientale. Tuttavia, i problemi e le sfide che gli israeliani devono affrontare sono molto più grandi di quelli politici. I valori occidentali e democratici di Israele sono stati erosi nel corso degli anni. Israele è una società così fortemente divisa e polarizzata che è difficile credere che possa essere sanata dalle elezioni. I primi sondaggi di opinione indicano già che chi vincerà le elezioni — Lapid o Netanyahu — guiderà ancora una volta una maggioranza fragile e risicata. Alcuni opinionisti prevedono addirittura un’impasse che porterà a una sesta tornata elettorale.
(traduzione di Luis E. Moriones)

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