venerdi 30 settembre 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

L'esempio di Golda Meir


Clicca qui






La Repubblica Rassegna Stampa
07.07.2022 Gli ucraini avanzano verso Kherson occupata: 'Ci riprenderemo tutto'
Cronaca di Paolo Brera

Testata: La Repubblica
Data: 07 luglio 2022
Pagina: 11
Autore: Paolo Brera
Titolo: «Gli ucraini avanzano verso Kherson occupata: 'Ci riprenderemo tutto'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 07/07/2022, a pag. 11, con il titolo "Gli ucraini avanzano verso Kherson occupata: 'Ci riprenderemo tutto' " la cronaca di Paolo Brera.

Guerra in Ucraina, missili su Kharkiv e Lysychansk. Truppe di Kiev  addestrate da Gran Bretagna. Aiea perde connessione con Zaporizhzhia
Lysychansk

Sole torrido e ronzii d’insetti. Molto silenzio. Il soldato ucraino sbuca gigantesco da una casupola bassa, in questo villaggio esanime del fronte Sud, nella regione di Kherson. Qui gli ucraini non arretrano, come sta succedendo nel Donbass; qui avanzano, riconquistano. Una settimana fa si sono ripresi Potomkyne, un villaggio a cinque chilometri in linea d’aria. È l’ultimo ufficialmente riconquistato da Kiev. Il navigatore è impostato lì, ma tra Knyaziivka — dove siamo — e Potomkyne la strada passa per Vysokopillya, e la mappa dice che è occupata dai russi. «Ma che fate qui? Siete pazzi? Nascondete l’auto sotto gli alberi», dice il soldato. Qui è sotto tiro costante, lo vedete il cratere?». Quella doveva essere una pecora. I resti giacciono sul ciglio della strada. Cavi dell’alta tensione a terra, qua e là tetti sventrati. Le porte sono spalancate, le finestre non hanno vetri. «Non c’è più nessuno, qui. Hanno abbandonato tutto, anche gli animali. Nel giardino accanto c’è un maiale, lì le galline, laggiù qualche mucca». Le uniche anime umane indossano una divisa ucraina. «Lasciate stare Potomkyne, è troppo presto per andarci. E poi l’ora non è adatta», dice guardando l’orologio. A quest’ora si spara. C’è qualche esplosione, ma è in lontananza. Qualche chilometro prima un soldato orgoglioso di guardia all’ultimo check point lungo la ferrovia ci aveva lasciati passare, anche se la strada e il binario sono sbarrati da un camion di traverso. «Sì, potete andarci, l’abbiamo ripresa noi Potomkyne », aveva sorriso. Ma la situazione è troppo pericolosa. Giriamo l’auto e torniamo indietro. La strada passa per Mala Shestirnya, un altro paese spettrale: i russi lo avevano occupato per una sola notte, è stato riconquistato mesi fa. Insieme ai soldati ucraini, qualche anima qui c’è. Yaroslav Udalov e Svetlana Litvinyenko, 54 e 45 anni, stanno spostando l’ultimo regalo del meteo dall’orto di casa: è piovuto il blocco di metallo contorto di un colpo di mortaio. «Ero andata via per due mesi — racconta Svetlana — e Yaroslav era rimasto qui a badare agli animali, ma ho sbagliato a tornare. La situazione è di nuovo molto tesa. I colpi ci passano sulla testa tutti i giorni in entrambe le direzioni, in paese siamo rimasti in 15: viviamo tutti nei seminterrati, ma è troppo pericoloso ». Mentre racconta capiamo di cosa parla, e anche di cosa parlava il soldato enorme: colpi pesanti, stavolta vicini. «Sono colpi in partenza », dice Yaroslav. Ma i russi rispondono. Spire di fumo nero si levano dcampi di grano. Voliamo lungo la strada che riporta al check point,un’auto con un soldato sfreccia in direzione opposta, Attraversiamo lingue di fuoco vivo accese dai colpi su entrambi i lati della strada, lungo un argine vediamo il bagliore bianco di una sequenza in partenza.

Ukraine's Defense International Legion Risks Causing Foreign Fighters Wave  | ISPI

Rimbombano esplosioni, ma ecco là in fondoil check point. Il soldato gioviale è al suo posto: «La prossima volta fatevi accompagnare dai soldati», dice intuendo dai nostri sguardi cosa pensavamo di quel suo «andate pure». Oltre il suo check point è il fronte. Avanzate e granate, occupazioni e liberazioni. «Qui stiamo vincendo noi», dicono Yaroslav e Ilya, due soldati di 30 e 45 anni nelle retrovie a Zelenodolsk, la cittadina nata intorno a una centrale a carbone. «Pian piano ci riprendiamo tutto. Ora siamo di nuovo in stallo, ma aspettiamo le nuove armi occidentali...Tornate tra un mese e vedrete». Anche Zelenodolsk vive sotto le bombe. Nonna Nadja Ivanovna Vitkovska, 81 anni, mentre tutt’attorno bombardano ci spiega la ricetta dei cetrioli in vasetto con le erbe: lei ha da fare in cucina, altro che guerra. Igor, Vania e Sacha stanno uscendo ora dall’acqua di una roggia: «Stavamo raccogliendo lamponi e ci siamo fermati a fare il bagno... ci siamo nascosti sotto le canne, sentito che esplosioni?». Stamattina qui sono arrivati Ivan e Ira con i loro 5 bimbi.«Siamo scappati da Vysokopillya», il paese occupato dai russi che ci ha impedito di raggiungere Potomkyne. «Ci siamo andati l’11 marzo pensando fosse più sicuro, e invece il giorno dopo sono arrivati i russi. È stata durissima. No, non come a Bucha: qui erano i separatisti, non i ceceni; ci hanno dato da mangiare per i bambini, ci hanno portato i pannolini. Ma abbiamo vissuto nel seminterrato, tra colpi continui». Hanno cinque bimbi: la più grande, Laila, ha 9 anni; la più piccola è Abigale, un anno. «Ieri sera — racconta Ivan — siamo usciti dal seminterrato per andare a prendere qualcosa da mangiare, le schegge di un colpo di mortaio hanno ferito Ira a un fianco». «Avevano già provato ad andarsene, ma i russi li avevano fermati», racconta nonna Irina. Ora però è cambiato tutto. «Con l’avanzata dei nostri — dice Ivan — hanno allentato la morsa sulla città. Abbiamo deciso di riprovarci: stamattina alle 4 siamo caduti dal letto per un bombardamento fortissimo, ma alle 9 c’era silenzio e abbiamo rischiato. Non ci ha visti nessuno, è chiaro che le cose stano cambiando». Hanno camminato fino a mezzogiorno, fino all’abbraccio dei soldati ucraini. Ora Ira è in ospedale a Kryvy Rih: «L’incubo è finito».

Per inviare a Repubblica la propria opinione, telefonare: 06/49821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

rubrica.lettere@repubblica.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT