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La Repubblica Rassegna Stampa
05.07.2022 Le sfide di Lapid
Commento di Enrico Franceschini

Testata: La Repubblica
Data: 05 luglio 2022
Pagina: 31
Autore: Enrico Franceschini
Titolo: «Le sfide di Lapid»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 05/07/2022, a pag. 31, il commento di Enrico Franceschini dal titolo "Le sfide di Lapid".

A destra: Yair Lapid

ENRICO FRANCESCHINI | Cristofariphoto
 Enrico Franceschini

Sarà anche un primo ministro provvisorio, ma Yair Lapid porta qualche novità di rilievo nella politica di Israele. Per la prima volta dal 2006, quando si dimise Ehud Olmert, a capo del governo c’è un leader apertamente favorevole a dare uno Stato ai palestinesi. Ipotesi che a parole non esclude nemmeno Benjamin Netanyahu, ma nei suoi quindici anni al potere i negoziati di pace con l’Autonomia Palestinese hanno rallentato fino a paralizzarsi, sebbene nel frattempo Israele abbia ampliato ad altri quattro Stati arabi la pace raggiunta con Egitto e Giordania. Come Olmert, inoltre, Lapid è un centrista, che ambisce a rappresentare una terza via tra la destra del Likud di Netanyahu e la sinistra del partito laburista israeliano. Ma mentre pure Olmert veniva dal Likud, Lapid è entrato in politica creando un movimento completamente nuovo, alternativo ai due storici filoni della politica dello Stato ebraico. Come generazione, biografia e convinzioni, Gerusalemme non ha mai avuto un premier come lui.

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Può darsi che rimanga nell’incarico solo fino alle elezioni di ottobre, ma gliinterim in Israele, come del resto in Italia, possono durare più del previsto: quello di questo autunno sarà il quinto voto in tre anni e mezzo e le sue chance non vanno sottovalutate. Arrivarci dal ruolo di premier gli dà qualche vantaggio, se saprà giocare bene le proprie carte. Cinquantotto anni, un passato di giornalista, romanziere, cantautore, attore e pugile dilettante, figlio di un sopravvissuto dell’Olocausto (Tommy Lapid, popolarissimo giornalista, scrittore e politico), il quattordicesimo primo ministro israeliano dal 1948 era già il vero artefice dell’alleanza senza precedenti fra destra, centro e sinistra, incluso per la prima volta un partito arabo, che un anno fa ha spodestato Netanyahu, dando il posto di premier a Naftali Bennett, ex-capo di gabinetto di Netanyahu e capo di un partito di destra, tenendo per sé quello di premier supplente e ministro degli Esteri, in attesa di uno scambio di poltrone accelerato dalla fine anticipata della legislatura. Le sfide con cui Lapid va alle urne sono tre. La prima è il laicismo: l’idea che lo Stato debba essere separato dalla religione e ognuno abbia diritti e doveri simili, inclusa la minoranza ultraortodossa della popolazione, finora premiata da numerosi privilegi. La seconda è uno Stato palestinese: demilitarizzato, senza Gerusalemme Est come capitale, ma indipendente, che Lapid vede come unica possibilità di mantenere la connotazione democratica ed ebraica di Israele. La terza è dare agli israeliani un Paese "normale": agognata chimera di un popolo che ha combattuto in media una guerra ogni decennio. Una sinistra in crisi si coalizzerà dietro Lapid, così come destra e partiti religiosi torneranno ad appoggiare Bibi Netanyahu. Sarà uno scontro tra la speranza di normalità e la paura per la sicurezza nazionale, alla vigilia del 75esimo anniversario della nascita della Stato ebraico.

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