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La Repubblica Rassegna Stampa
30.06.2022 Ergastolo al terrorista Abdeslam
Cronaca di Anais Ginori

Testata: La Repubblica
Data: 30 giugno 2022
Pagina: 18
Autore: Anais Ginori
Titolo: «Stragi di Parigi. Abdeslam finirà la sua vita in cella»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 30/06/2022, a pag.18, con il titolo "Stragi di Parigi. Abdeslam finirà la sua vita in cella", la cronaca di Anais Ginori.

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Anais Ginori

Quanto costa alla Francia ogni anno in cella del terrorista Salah Abdeslam
Salah Abdeslam

La lunga traversata nel dolore cominciata dieci mesi fa nel palazzo di Giustizia dell’Ile de la Cité è finita. La sentenza della Corte d’Assise speciale del maxi-processo per gli attentati del 13 novembre 2015 riconosce colpevoli quasi tutti gli imputati, 19 su 20, con l’ergastolo a Salah Abdeslam, l’unico sopravvissuto del commando di jihadisti che quella notte causò 130 morti e 350 feriti. Il trentaduenne belga-marocchino èstato condannato come co-autore degli attacchi. Abdeslam aveva spiegato di aver rinunciato a far esplodere la sua cintura esplosiva «per umanità » ma i magistrati non gli hanno creduto, preferendo la versione di un meccanismo difettoso. La sentenza per i più cruenti attentati dal dopoguerra farà giurisprudenza: viene riconosciuta per diversi imputati la “participation à association de malfaiteurs terroriste ”, l’equivalente di associazione a delinquere con finalità di terrorismo. Nel caso di Abdeslam è stata applicata la pena più pesante del codice penale: l’ergastolo “reale” che rende impossibile chiedere qualsiasi sconto di pena. La “perpétuité réelle ” è stata introdotta nel 1994, in seguito allo stupro e all’omicidio di una giovane ragazza da parte di un uomo già condannato per reati sessuali ed era stata pronunciata finora solo in quattrooccasioni, per l’omicidio di bambini accompagnato da stupro o tortura. «È una lenta condanna a morte», ha dichiarato una delle avvocate di Abdeslam, Olivia Ronen, che parla di un «tribunale militare» che ha giudicato «nemici» e non «imputati». La corte guidata dal presidente Jean-Louis Periès si era ritirata per deliberare in una caserma tenuta top secret. In totale erano venti gli imputati nel processo: i 14 che hanno partecipato direttamente agli attacchi di sei anni più altri sei processati in contumacia, tra cui Osama Atar, dirigente del gruppo Stato islamico e regista degli attacchi, che si presume sia morto in Siria. Con Abdeslam c’erano i suoi amici di Moleenbek, quartiere di Bruxelles, Mohammed Amri, Hamza Attou e Ali Oulkadi, anche loro condannati. «Ho sbagliato ma non sono un assassino» erano state le ultime parole diAbdeslam prima del verdetto. «È vero, ho commesso errori, ma non sono un assassino, non sono un killer », aveva proseguito l’ex primula rossa, per lunghi mesi uomo più ricercato d’Europa prima della cattura il 16 marzo 2016 a Bruxelles, che ha oscillato tra l’arroganza dei primi giorni, quando si proclamò «combattente dello Stato islamico», a quando invece, sul finire, ha espresso «condoglianze e scuse alle vittime». Sei anni dopo una notte di terrore che ha traumatizzato la Francia e dopo giorni segnati da alcune testimonianze strazianti di quasi 400 sopravvissuti o parenti alla sbarra – su quasi 2.600 parti civili – gli avvocati della difesa avevano allertato sulla tentazione di una «giustizia eccezionale » guidata dall’emozione. Il presidente della Corte d’Assise aveva esordito a settembre: «Iniziamo un processo definito fuori dal normale ma, dobbiamo rispettare la norma e quindi la legge, a cominciare dal diritto alla difesa». Per molte famiglie della vittime le 148 giornate di dibattimento sono state un percorso catartico, la vittoria della democrazia sulla barbarie. In aula hanno sfilato anche tanti dirigenti dello Stato che avevano sottovalutato la minaccia dell’Isis. È stato chiamato a testimoniare François Hollande, presidente all’epoca degli attentati, così come l’ex ministro dell’Interno, i due ex direttori delle agenzie d’intelligence Dgsi e Dgse, l’ex procuratore di Parigi. Nonostante l’approfondita inchiesta, ramificata tra Francia e Belgio, fino a Grecia, Italia, Turchia e Siria, restano molti misteri. Dal perché il coordinatore degli attentati, il belga-marocchino Abdelhamid Abaaoud, non sia stato fermato nei suoi viaggi tra Siria e Europa nonostante varie allerte, a un eventuale undicesimo complice che avrebbe partecipato a un attentato a Parigi rivendicato dall’Isis ma mai avvenuto. Nelle varie ramificazioni, i jihadisti progettavano forse altri attacchi ancora, in particolare all’aeroporto di Amsterdam.

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