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La Repubblica Rassegna Stampa
28.06.2022 Liz Truss: 'Nessuno sconto al criminale Putin'
La intervista Antonello Guerrera

Testata: La Repubblica
Data: 28 giugno 2022
Pagina: 19
Autore: Antonello Guerrera
Titolo: «Truss: 'Pronti a tutto in Europa e a Taiwan. E Putin la pagherà'»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 28/06/2022, a pag.19, con il titolo "Truss: 'Pronti a tutto in Europa e a Taiwan. E Putin la pagherà' " l'intervista di Antonello Guerrera.

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Antonello Guerrera

Ucraina, parla la ministra britannica Liz Truss:
Liz Truss

Qualcuno la chiama la nuova “Lady di ferro”, in onore di Margaret Thatcher. Altri la immaginano presto a Downing Street, sebbene lei sostenga «il primo ministro al 100%». Di certo, Liz Truss, 46 anni, ministra degli Esteri britannica, in questo momento è il falco del governo di Boris Johnson. In quest’intervista, concessa a Repubblica, Die Welt ed El País nel suo ufficio privato al Foreign Office, contraddice il leader britannico. Sostiene che «bisogna continuare ad armare l’Ucraina, così si potrà riconquistare il Donbass, anzi tutto il Paese occupato dalla Russia». E avverte che bisogna prepararsi a ogni eventualità, anche a un potenziale scontro diretto con Mosca, se questa attaccasse i Paesi dell’Est: «Se l’Ucraina non vincerà, a rischioc’è l’Europa».

Ministra, è una settimana decisiva, visti i vertici G7 e Nato. Quanto bisogna rafforzare il fianco orientale dell’Occidente contro la Russia? «È vitale farlo. Come Regno Unito, abbiamo raddoppiato i nostri soldati in Estonia e inviato più armi alla Polonia, senza contare la nostra alleanza militare (con i Paesi baltici e nordici, ndr) Joint Expeditionary Force. Bisogna rassegnarsi al fatto che questo nuovo schieramento militare sarà permanente e che la Nato dovrà intensificare i suoi sforzi: il 2% del Pil alla Difesa deve essere una base di partenza, non un tetto. Infine, bisogna ricalibrarci per una guerra ibrida, dagli hacker all’uso dei flussi migratori come arma di Mosca».

Dobbiamo anche prepararci a un eventuale confronto militare diretto con la Russia in Est Europa? «La cosa importante ora è dare tutto il sostegno possibile all’Ucraina: militare, addestramento e armi per cacciare i russi e mettere Kiev nella condizione migliore per negoziare. Se l’Ucraina non vince la guerra, le conseguenze saranno estremamente severe per il resto d’Europa. In ogni caso, tutte le forze dovranno sempre prepararsi a ogni eventualità».

Cosa intende con “vittoria per Kiev”? «Che le truppe russe abbandonino l’Ucraina. Non possiamo avere una pace sconveniente. Non funzionerebbe. Abbiamo visto cosa è successo con gli accordi di Minsk nel 2014: un fallimento. Mosca si è riorganizzata, con aggressioni peggiori. Non possiamo permettere che ciò si ripeta. La Russia deve abbandonare tutte le aree occupate illegalmente in Ucraina».

Ma questo contraddice il capo del suo governo, Boris Johnson, che ha corretto il tiro dopo le sconfitte ucraine in Donbass: lui sarebbe soddisfatto di tornare ai confini pre 24 febbraio. Lei invece parla di riconquistare tutto il Paese. «Perché ciò vogliono gli ucraini e il presidente Zelensky. Inoltre, serve per proteggere la sicurezza, la libertà e la democrazia europee. Altrimenti, la minaccia si espanderà ai Paesi vicini. In passato, siamo stati troppo connessi alla Russia: economicamente, ma anche abbiamo esportato tecnologia ora usata contro di noi. È arrivato il momento di imparare le lezioni degli ultimi 25 anni. Continuiamo ad armare l’Ucraina: noi comeRegno Unito siamo stati i primi e continuiamo a farlo, vedi i sistemi missilistici Mlrs. La situazione in Donbass può essere capovolta».

Dobbiamo prepararci per una guerra lunga dieci anni o più? «Ci vorrà tempo. Ma maggiori saranno i nostri sforzi oggi per l’Ucraina, e prima Kiev vincerà. Con gli alleati occidentali c’è assoluta convergenza su sostegno all’Ucraina e sanzioni alla Russia, che stanno funzionando: l’economia di Mosca è tornata indietro di 15 anni, c’è stato un default finanziario, il G7 rappresenta il 50% del Pil mondiale. Certo, bisogna fare ancora di più, come cancellare la dipendenza dell’Europa dal gas russo. Ora non dobbiamo mostrare segni di stanchezza. Ma cacciare i russi non basterà: i crimini di guerra commessi dovranno essere puniti, a differenza di quanto accadde con i resti dell’Urss negli anni Novanta».

Dopo le tensioni a Kaliningrad, teme un’escalation di Putin? «No. Mi concentrerei sulle azioni concrete della Russia, non sulla retorica di Putin».

Finlandia e Svezia hanno chiesto l’ingresso nella Nato. Erdogan sinora si è opposto. Lei è stata in Turchia l’altra settimana. Ci sono novità? «I negoziati sono in corso, sono ottimista: i problemi possono essere risolti. Sarebbe fantastico accogliere Finlandia e Svezia nella Nato. Ma in Turchia abbiamo parlato anche di grano».

Ecco, come si risolverà questa potenziale catastrofe alimentare, visti i blocchi della Russia? «Oggi (ieri,ndr) abbiamo annunciato altri fondi per le infrastrutture ferroviarie ucraine. Ma il grosso passa per i porti. Perciò dobbiamo armare sempre più gli ucraini. Intanto, stiamo cercando soluzioni pratiche, anche con i turchi. Tra poco arriverà il nuovo raccolto e i silos sono già pieni: abbiamo solo un mese di tempo».


Ma come si trova una soluzione senza un compromesso con Putin? «Putin non può tenere in ostaggio così il mondo, sperando in uno sconto sulle sanzioni. Non accadrà mai».

Lei ha sottolineato come la guerra in Ucraina abbia conseguenze nell’Indopacifico. Se la Cina attaccasse Taiwan, voi interverreste militarmente con gli Usa? «Noi sosteniamo totalmente l’integrità territoriale di Taiwan. È vitale. Come ci ha insegnato la guerra in Ucraina, dovremo assicurarci che Taiwan possa difendersi da sola».

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