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La Repubblica Rassegna Stampa
15.06.2022 Intesa fra Draghi e Bennett, un aiuto da Israele con il gas
Cronaca di Tommaso Ciriaco

Testata: La Repubblica
Data: 15 giugno 2022
Pagina: 17
Autore: Tommaso Ciriaco
Titolo: «Intesa fra Draghi e Bennett, un aiuto da Israele con il gasdotto della pace»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 15/06/2022, a pag. 17, con il titolo "Intesa fra Draghi e Bennett, un aiuto da Israele con il gasdotto della pace", la cronaca di Tommaso Ciriaco.

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Un segnale per la nuova Europa. Di più: la fotografia della nuova Europa. Ecco come Mario Draghi immagina la missione a Kiev. Quella che dopo dodici ore di viaggio lo porterà domani assieme a Macron e Scholz — e al premier romeno — di fronte a Zelensky. Nel cuore di Kiev. Per offrire all’Ucraina il sogno dell’Unione, certo. Ma soprattutto per mostrare al mondo che il continente esiste e ha un suo nucleo di fondatori pronto a trainarlo. Pronto alla difesa comune, a elaborare una politica estera sempre più condivisa. E pronti — questo è un dato da non sottovalutare — a mostrarsi come una federazione di intenti che aspira a diventare una federazione vera e propria. Alleata degli Stati Uniti, ma comunque dotata di autonomia strategica e politica. Questa la fotografia del viaggio. Un segnale allo Zar, ovviamente. Un invito a non credere di poter dividere l’Unione. E a non ritenere possibile quello che sembrava probabile all’inizio della guerra, vale a dire uno smarcamento progressivo di Berlino dalla linea dura. A questo aspetto Draghi ha lavorato negli ultimi tempi. Sostenuto da Washington, convinto che soltanto con la Germania dalla propria parte l’Europa potrà davvero bilanciare la spinta aggressiva della Russia. Sono riflessioni che fanno da sfondo al secondo giorno del premier in Israele. Quando Draghi saluta il King David, si lascia alle spalle una vista mozzafiato su Gerusalemme e la camera con protezioni antimissile che gli hanno riservato nello storico hotel. L’Italia è alla ricerca di gas, Israele può darle una mano. Ne discute con il primo ministro Naftali Bennett: «Potremo aiutare l’Europa». Ma l’ex banchiere va oltre. Non abbandona del tutto il progetto dell’EastMed — che però ha tempi troppo lunghi — ma pensa soprattutto a garantirsi l’energia che transita dal “gasdotto della pace” tra Israele ed Egitto. L’energia verrebbe liquefatta, trasportata via nave e poi rigassificata. L’imperativo è sempre lo stesso: «Vogliamo ridurre la nostra dipendenza dal gas russo e accelerare la transizione energetica ». Facile a dirsi, più complessa la realizzazione. E, certo, l’instabilità politica, anche in Israele, non favorisce una programmazione a lungo termine.

Israel to build new natural gas pipeline from its offshore rig direct to  Egypt | The Times of Israel

Al mattino, Haaretz racconta delle nuove defezioni nella maggioranza che fanno traballare Bennett. «Ora che Merkel è andata via — è il saluto che gli rivolge l’israeliano — l’Europa ha bisogno di una leadership forte e responsabile. Io ammiro la tua». Se al gas deve comunque associare la parola speranza, al grano il premier è costretto ad accostare il concetto di emergenza: la chiama «catastrofe alimentare». «Dobbiamo operare con la massima urgenza per dei corridoi sicuri per il trasporto del grano. Abbiamo pochissimo tempo, perché tra poche settimane il nuovo raccolto sarà pronto e potrebbe essere impossibile conservarlo». Lo pensano anche gli americani. E si muovono. Joe Biden — al netto dei difficili negoziati per sminare il porto di Odessa — pensa che la soluzione più semplice sia trasportarlo via terra e annuncia di lavorare alla costruzione di silos temporanei al confine con l’Ucraina, per facilitare l’export. Il resto, si spera, dovrebbe venire dall’azione europea. Non è un caso che il premier romeno sarà domani con i tre leader da Zelensky, perché la prospettiva resta quella di costruire anche vie terrestri, investendo in sicurezza e infrastrutture. Il resto resta avvolto nell’indeterminatezza. L’aspettativa di Israele è di vedere l’Europa in pressing su Kiev per convincerla a cedere qualcosa in cambio di pace. Il tono del premier, in questo senso, è lievemente meno severo del solito verso Mosca, un centimetro più proiettato al compromesso: «Ringrazio il governo israeliano per il suo sforzo di mediazione. Noi continueremo a lavorare perché si giunga quanto prima a un cessate il fuoco e a negoziati di pace, nei termini che l’Ucraina riterrà accettabili». Altri due passaggi suggellano la visita in Medio Oriente. Il primo, toccante, è allo Yad Vashem. «Possa il silenzio di questo luogo esserci di aiuto per affrontare la violenza dei nostri tempi», dice il premier. Il secondo a Ramallah, ricevuto dal primo ministro palestinese Mohammad Shtayyeh.

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