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La Repubblica Rassegna Stampa
06.06.2022 Europa: serve una difesa comune
Analisi di Josep Borrell

Testata: La Repubblica
Data: 06 giugno 2022
Pagina: 1
Autore: Josep Borrell
Titolo: «Perché serve una difesa comune»

Riprendiamo da REPUBBLICA di oggi, 06/06/2022, a pag.1, l'analisi di Josep Borrell dal titolo "Perché serve una difesa comune".

Josep Borrell, il migliore per un lavoro complesso come quello di più alta  carica diplomatica europea | Socialists & Democrats
Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e il vicepresidente della Commissione europea

In che modo l'UE sostiene l'Ucraina | Attualità | Parlamento europeo

La guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina ha costretto l’Unione Europea ad affrontare sfide strategiche di lunga data. Il compito più immediato è porre fine alla dipendenza dell’Europa dalle importazioni di energia dalla Russia — e questo processo è già in corso — con un graduale embargo sul petrolio che raggiungerà il 90% entro la fine dell’anno. Più in generale, l’Europa deve anche sviluppare una politica di sicurezza e di difesa efficace, nonché dotarsi delle capacità necessarie per attuarla. Sebbene questa ambizione non sia nuova di per sé, c’è un nuovo impulso. La guerra voluta dalla Russia ha mostrato che serve un cambio di passo verso una maggiore condivisione degli investimenti nella difesa. Ed è stata questa la conclusione più importante della discussione sulla difesa al Consiglio Europeo, questa settimana. Sappiamo da anni — addirittura da decenni — che i governi europei spendono troppo poco per la difesa e in modo troppo frammentato. Il risultato è che non abbiamo le capacità militari per garantire la nostra sicurezza o per essere un partner efficace della Nato. Dobbiamo spendere di più e dobbiamo farlo insieme. Nel corso degli anni, molti politici europei, istituzioni, ministeri della Difesa, think tank hanno pubblicato rapporti e proposte che chiedevano di aumentare e migliorare la spesa per la difesa. Queste sollecitazioni rispecchiavano una chiara e solida posizione condivisa tra gli esperti in materia. Nel 2004, poi, l’Ue ha creato l’Agenzia europea per la Difesa per sostenere gli Stati membri con progetti congiunti di ricerca, sviluppo e approvvigionamento. Ma in seguito alla crisi finanziaria del 2008, molti Paesi hanno tagliato le spese per la difesa e ridotto le quote di bilancio destinate alle collaborazioni sugli investimenti per la sicurezza. Da allora, troppo spesso i governi hanno preso impegni di facciata sulla spesa congiunta mentrecontinuavano a privilegiare gli appalti nazionali (spesso per ragioni politiche, come il sostegno alle industrie e all’occupazione nazionali). Il risultato finale è stato drammatico. Tra il 2009 e il 2018, gli Stati membri hanno tagliato complessivamente la spesa per la difesa di circa 160 miliardi di euro (171 miliardi di dollari). A peggiorare la situazione, nello stesso arco temporale molti altri nel mondo compivano passi da gigante. Negli ultimi 20 anni, la spesa complessiva per la difesa dell’Ue è aumentata solo del 20%, rispetto al 66% degli Stati Uniti, a quasi il 300% della Russia e al 600% della Cina. Ancora più allarmante è il fatto che l’Europa abbia toccato un nuovo minimo nel 2021, quando solo l’8% della spesa per le dotazioni è andato a investimenti comuni, ben lontano dal 35% che gli stessi Stati membri dell’Ue si erano dati come obiettivo. Ma non deve essere per forza così. Abbiamo il potere dicambiare rotta e conosciamo già la strada. Nella Bussola strategica, le istituzioni dell’Ue e tutti i 27 Stati membri hanno fissato una tabella di marcia. Disponiamo di strumenti e quadri di riferimento — a partire dalla Cooperazione strutturata permanente e dal Fondo europeo per la Difesa — per aiutare gli Stati membri a portare avanti ricerca, sviluppo e investimenti in modo più coordinato. Ma altri tasselli devono ancora andare al loro posto. Dobbiamo fornire incentivi finanziari per gli appalti congiunti e arrivare a una programmazione più strategica. Dobbiamo anche rafforzare la base industriale e tecnologica della difesa dell’Ue, sostenendo la ricerca e lo sviluppo e sfruttando il potenziale delle nuove tecnologie. Noi europei tendiamo a prendere decisioni difficili solo quando abbiamo provato tutto il resto e siamo di fronte a una crisi. Chiaramente, ci troviamo in questa condizione. Stiamo assistendo a una brutale guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, che ha esposto le vulnerabilità dell’Europa stessa, fatto emergere debolezze di lunga data e nuove necessità (compresa quella di ripristinare scorte esaurite). Questa crisi si aggiunge poi a molte altre minacce, nel nostro vicinato e oltre. È in atto una sfida agli interessi europei in tutti i settori strategici, compreso quello cibernetico, marittimo e spaziale. In un mondo pericoloso, dobbiamo dotarci di mezzi per proteggerci. Questo richiederà non soltanto una maggiore, ma anche una migliore spesa per la difesa. Per garantire la nostra sicurezza collettiva, dobbiamo investire di più insieme.

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