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La Repubblica Rassegna Stampa
21.05.2022 Il Donbass nella morsa di Mosca
Cronaca di Daniele Raineri

Testata: La Repubblica
Data: 21 maggio 2022
Pagina: 7
Autore: Daniele Raineri
Titolo: «L’inferno del Donbass. A Severodonetsk i civili nella morsa dei russi»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 21/05/2022 a pag.7 con il titolo "L’inferno del Donbass. A Severodonetsk i civili nella morsa dei russi" la cronaca di Daniele Raineri.

Festival Internazionale del Giornalismo
Daniele Raineri

Kharkiv: Russia's retreat from another key Ukrainian city reveals new  evidence of atrocities - CNN

Dopo la capitolazione dell’acciaieria di Mariupol – annunciata ieri dal ministro della Difesa russo Sergej Shoigu, e anche se non fosse totale i pochi ucraini ancora asserragliati all’interno non rilevano più – in questi giorni si materializza un’altra vittoria sul campo per la Russia nel Donbass, quindi nel settore orientale del Paese dove si concentrano i combattimenti. I soldati russi sono avanzati verso Est di quindici chilometri a partire dal piccolo centro abitato di Popasna e questo li porta in vista dell’unica strada che da Bakhmut sale verso Nord e verso la città industriale di Severodonetsk. Si tratta di una zona aperta e senza ripari, fatta di campi, colline e lunghi rettilinei a due corsie dove l’artiglieria russa può sparare contro i veicoli in movimento dalle sue posizioni sparse sulle colline. Era un corridoio di campagna che ancora ad aprile si poteva attraversare senza problemi, anzi godendosi un’impressione di normalità. Ora è il poligono di tiro dell’avanguardia russa. Testimoni raccontano al telefono aRepubblica che pochi civili terrorizzati ancora tentano la fuga verso Sud e la percorrono in auto a velocità massima mentre nell’altro senso arrivano mezzi militari dell’esercito ucraino che vanno a rafforzare le posizioni a Severodonetsk, ma le chance di essere colpiti dai russi sono ogni giorno più alte. In queste giornate quasi estive la visibilità per i droni che fanno da vedette in aria è perfetta. Da mesi si parla di un piano russo per trasformare l’intera regione del Donbass in un calderone, quindi in un territorio accerchiato e pieno di truppe ucraine da isolare e distruggere secondo una dottrina che ricorda le battaglie contro la Wehrmacht tedesca durante la Seconda guerra mondiale. Poi, a causa della pochezza dei russi in questi primi tre mesi di conflitto, questo piano del calderone si è ridimensionato sempre di più e l’accerchiamento si è rimpicciolito. Prima riguardava l’intero Donbass, poi una metà del Donbass, poi soltanto la regione di Lugansk e adesso soltanto la città di Severodonetsk. Ma a Severodonetsk potrebbe funzionare davvero. I russi già controllano l’Est, il Nord e l’Ovest della città e se adesso tagliassero la strada che va verso Sud di fatto isolerebbero la zona. Ora, è difficile prevedere i tempi di questa manovra perché in questo conflitto le avanzate e le ritirate non rispettano le aspettative ragionevoli,ma i russi non sono maistati così vicini a ottenere qualcosa che faceva parte di un loro piano – se non si conta Mariupol. È a questa situazione che si riferisce il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, quando dice che il Donbass adesso «è un autentico inferno ».

Quel che succederebbe dopo l’accerchiamento russo è facile da intuire: bombardamenti con l’artiglieria e con gli aerei senza alcun riguardo per i civili di Severodonetsk fino a quando i soldati ucraini non si arrendono oppure non sono distrutti. In tempi normali Severodonetsk ha circa centomila abitanti, ma ora ne restano meno della metà e dall’inizio di marzo fanno una vita molto complicata. Le cannonaterusse arrivano sulle zone residenziali. Mariupol ha assorbito molta dell’attenzione internazionale, ma le conseguenze del lavoro dell’artiglieria in quella zona del Donbass – che comprende anche la città di Rubizhne, semidistrutta dopo un mese e mezzo di battaglia urbana – sono pesanti. Senza elettricità e senz’acqua corrente, gli abitanti vivono nelle cantine dei palazzi foderate di coperte, caricano i telefoni con i generatori alimentati a diesel – ma non c’è quasi campo perché anche i ripetitori sono stati colpiti – ed escono a cucinare con fuochi di legna che viene raccolta nei parchi, come spiega Kiril, un volontario di 28 anni che lavora in zona, aRepubblica . Fuori davanti ai fuochi stanno gli adulti a chiacchierare, mentre i bambini sono tenuti sempre dentro i rifugi in caso di un colpo vagante. In questa situazione di assedio, gli abitanti di Severodonetsk non sono schierati in modo unanime con il governo di Kiev come succede nell’Ovest. È un’area dove il sentimento filorusso è più forte che altrove, e convive con il sentimento filogovernativo, a volte nello stesso edificio, nella stessa cantina-rifugio o persino nella stessa famiglia. C’è molto malcontento contro Kiev per un fraintendimento comune nelle aree bombardate: i civili chiedono più aiuti, il governo dice che devono evacuare – ed è meglio se lo fanno quando le condizioni ancora lo permettono. Ci sono anche rifugi più ampi che non sono le cantine dei palazzi e ospitano molte più persone, ma è in corso un’ondata di Covid facilitata dalla convivenza forzata e la situazione è pessima. Dentro gli appartamenti vuoti, ai primi piani, abitano a coppie gli uomini delle forze speciali ucraine e aspettano la battaglia «che sappiamo verrà con certezza – dice Andriy, un soldato delle forze speciali – ed è per questo che la città è così fortificata in tutte le direzioni, perché è dal 2014 che ci si prepara a questo momento». Com’è la situazione adesso? «È tre volte peggiore rispetto al mese scorso. Colpi di artiglieria di continuo. Bombardamenti, bombardamenti, bombardamenti».

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