venerdi 12 luglio 2024
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


Clicca qui






La Repubblica Rassegna Stampa
17.04.2022 La Russia prepara l'assalto al Donbass
Commento di Daniele Raineri

Testata: La Repubblica
Data: 17 aprile 2022
Pagina: 5
Autore: Daniele Raineri
Titolo: «Elicotteri e bombe, così Putin prepara l’assalto al Donbass»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 17/04/2022 a pag.5 con il titolo "Elicotteri e bombe, così Putin prepara l’assalto al Donbass" la cronaca di Daniele Raineri.

Festival Internazionale del Giornalismo
Daniele Raineri


La Russia ammassa decine di migliaia di soldati e centinaia di mezzi – inclusi elicotteri d’assalto – nell’est dell’Ucraina, bombarda a ripetizione Kiev e Leopoli che finora erano state risparmiate dall’accanimento mostrato contro altre città, centra con i suoi missili le grandi fabbriche militari, schiaccia a Mariupol per concludere l’assedio. Vuole aprire una seconda fase della guerra, dopo che la prima fase attorno a Kiev si era conclusa in un mese e mezzo con la ritirata dei soldati russi verso Nord e l’affondamento umiliante della nave ammiraglia Moskva nel Mar Nero. Questa volta la battaglia sarà molto più lunga e combattuta e farà tesoro degli errori commessi fin qui. Le forze russe non saranno più sparpagliate per tutto il paese ma si concentreranno nel Donbass, la grande regione orientale che dal 2014 è in parte sotto il controllo dei separatisti filorussi. Lo scopo di questa campagna è sfondare la resistenza ucraina nel Donbass, conquistare l’intera regione e dare così al presidente russo Vladimir Putin la possibilità di dire di avere ottenuto quello che voleva dalla guerra (non sarebbe vero, ma non è questo il punto). A dire il vero il piano russo per questa seconda fase è ancora in ritardo perché molti pezzi non sono ancora al loro posto. Secondo i dati del Pentagono per la battaglia del Donbass sono disponibili tra i sessanta e sessantacinque gruppi di battaglia tattici (il gruppo di battaglia tattico è un po’ l’unità di misura delle forze russe in questa guerra), rispetto ai circa centotrenta dell’inizio dell’invasione. Ma, come detto, sarebbero usati assieme e non sparpagliate in tante manovre. Il terreno aperto della pianura del Donbass è più congeniale ai russi che ai difensori, anche se per il momento è quasi impraticabile a causa delle piogge che trasformano i campi in fango. I soldati e i mezzi usati nell’affondo contro Kiev sono ancora inutilizzabili, perché ridotti troppo male per essere di nuovo mandati in battaglia. I russi questa volta sarebbero favoriti da linee di rifornimento più corte e più protette, anche se gli ucraini fanno del loro meglio per colpirle.

Quattro giorni fa un gruppo di ignoti ha distrutto un ponte ferroviario a Shebekino, in territorio russo ma a tre chilometri dal confine. C’è il sospetto che sia stata un’operazione delle forze speciali ucraine, perché su quella rotta passano i convogli nemici carichi di rifornimenti militari. I russi ammassano una quantità enorme di soldati e mezzi, ma ancora quest’operazione su larga scala non ha raggiunto il punto di ebollizione. L’Institute for the study of war, un think tank americano che segue passo passo il conflitto, scrive che la Russia in questi giorni sta commettendo l’errore della prima fase: consuma i suoi soldati in piccoli attacchi nel Donbass invece che sferrare un’offensiva ben coordinata. Un altro fattore di ritardo è che l’assedio di Mariupol non è ancora una questione chiusa. Una fonte sul posto raggiunta al telefono sostiene che ci potrebbero volere ancora «fino a due settimane», a meno che russi e ucraini non raggiungano prima un accordo per salvare i soldati assediati in cambio di una resa. Se l’assedio si sbloccasse, si libererebbero molte forze russe da mandare altrove – sempre nella stessa regione dell’Est. I soldati ucraini sentono questa pressione crescente nel Donbass e reagiscono in modo simmetrico. I posti di blocco fra Kramatorsk e Sloviansk – due città bersaglio dell’offensiva russa – che fino alla settimana scorsa erano poco più di un fastidio per gli automobilisti adesso stanno diventando opere di difesa. Ci sono carri armati interrati, mine, barriere e l’occupazione sistematica di tutti i punti alti – quindi di vantaggio – attorno. I bombardamenti russi di preparazione in quest’area sono diventati molto più frequenti, in certe ore del giorno diventano un frastuono ininterrotto. Ieri un missile ha colpito una fabbrica alla periferia nord di Kramatorsk dove, secondo i civili sentiti lì attorno, c’era una base dei soldati ucraini. Un altro missile ha centrato una raffineria a Lisychank, più a est. Ieri il Ministero della Difesa russo ha annunciato l’abbattimento di un aereo da trasporto ucraino carico di armi occidentali vicino a Odessa, ma non ci sono riscontri. È vero però che i bombardamenti russi stanno diventando sempre più aggressivi. Colpiscono le fabbriche militari anche a Kiev e a Leopoli, che finora erano state quasi risparmiate dai circa trenta raid aerei al giorno che la Russia compie sull’Ucraina e dai più di mille missili. Il motivo è che la strategia dello sfacelo – distruggere i luoghi strategici dell’Ucraina – paga sempre sul lungo termine. I bombardieri russi vorrebbero puntare anche sul bunker segreto del presidente Zelensky, secondo analisti militari citati da Ansa. Zelensky vive in un posto di comando sotterraneo non meglio identificato vicino al palazzo presidenziale e sarebbe sfuggito già a quattro tentativi russi di ucciderlo. Trovare e colpire il bunker sarebbe un’operazione potente dal punto di vista simbolico per compensare la perdita della nave ammiraglia Moskva, colpita da due missili ucraini.

Per inviare a Repubblica la propria opinione, telefonare: 06/49821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


rubrica.lettere@repubblica.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT