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La Repubblica Rassegna Stampa
01.04.2022 Come fare a sostituire il gas russo?
Cronaca di Luca Pagni

Testata: La Repubblica
Data: 01 aprile 2022
Pagina: 4
Autore: Luca Pagni
Titolo: «Dall’Algeria a Baku. La corsa del governo per non restare a secco»
Riprendiamo da REPUBBLICA di oggi, 01/04/2022, a pag. 4, con il titolo "Dall’Algeria a Baku. La corsa del governo per non restare a secco", il commento di Luca Pagni.

Russia-Ucraina. Rischi e contromisure per il gas in Europa

Ma l’Italia potrebbe far fronte all’emergenza energetica, se davvero Vladimir Putin dovesse decidere, entro la fine di aprile, di chiudere i rubinetti del gas? E potrebbe già dal prossimo inverno sostituire i 28-30 miliardi che ogni anni la Russia, attraverso il suo colosso di stato Gazprom, fa arrivare nel nostro Paese? La dipendenza da Mosca La risposta sta nella strategia che il governo Draghi, di concerto con Bruxelles, ha iniziato a costruire già all’indomani dell’aggressione all’Ucraina da parte del Cremlino. Perché i carri armati russi non hanno solo varcato un confine politico: hanno anche costretto i Paesi europei a fare i conti, una volta per tutte, con la dipendenza da Mosca per il fabbisogno di combustibili fossili: dalla Russia arrivano il 20 per cento del petrolio, il 40 per cento del gas e il 55 del carbone. Gas, 15 miliardi entro l’inverno Un percorso su cui, nell’ultimo mese, si è avviata anche l’Italia. Per esempio, la nuove norme per dimezzare i tempi dei permessi per la realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici ne sono un esempio.

L'Ue condanna la Russia ma compra il suo gas - La Nuova Bussola Quotidiana

Ma questo vale per il futuro. Prima bisogna passare il prossimo inverno: nel 2021, Gazprom ha fatto arrivare dai suoi giacimenti siberiani 28,1 miliardi di metri cubi, pari al 37,8% del consumi totali. Tra i Paesi più industrializzati della Ue, solo la Germania può vantare una quota superiore. Le primo mosse del governo potrebbero garantire dai 15 ai 20 miliardi già entro la fine dell’anno. Una cifra importante, frutto di una strategia che si muoverà su più continenti e più Paesi fornitori. Una serie di accordi politici sono stati stretti con le missioni diplomatiche delle quali si è incaricato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, accompagnato dall’ad di Eni Claudio Descalzi. Algeria e Libia Da una di queste trasferte è arrivata la garanzia per 9 miliardi di metri cubi di maggiori forniture dall’Algeria, attraverso il gasdotto che dalla Tunisia arriva a Mazara del Vallo. È vero che questo farebbe del Paese nord africano il primo per importazioni in Italia: già l’anno scorso il gruppo di Stato Sonatrach ha fatto arrivare in Italia 21 miliardi di metri cubi di gas (28,4% del nostro fabbisogno). Ma l’Algeria è considerato un Paese con una lunga storia di collaborazione con Eni. Mentre, altri 2 miliardi saranno assicurati dalla Libia. Tap e rigassificatori Con lo stesso obiettivo, Di Maio sarà oggi a Baku: l’Azerbaijan ha garantito l’anno scorso 7,2 miliardi di metri cubi di gas che, dopo aver attraversato Turchia, Grecia e Albania, approdano in Salento grazie al gasdotto Tap. Agli azeri verrà chiesto di far arrivare in Italia fino a 2 miliardi di metri cubi in più, mentre per il raddoppio della fornitura ci vorranno almeno tre anni di lavori. Ma se il gas non arriva via tubo, può sempre arrivare via nave. In questo caso si chiama Gnl (gas naturale liquefatto) perché alla partenza ne viene ridotto di volume fino a 130 volte e poi riportato allo stato precedente grazie ai rigassificatori. L’Italia ne ha in numero sufficiente per consentire più forniture? Al momento, ne sono attivi tre: La Spezia, Livorno e Rovigo. Quest’ultimo riceve il gas dal Qatar, che assieme a Exxon-Mobil ha costruito l’infrastruttura: al nostro governo ha garantito che potrebbe aumentare le spedizioni per 2-3 miliardi all’anno. Gnl dagli Stati Uniti Ma nuovi rigassificatori servirebbero per “lavorare” il Gnl che il presidente Joe Biden ha promesso che spedirà in Europa per la fine dell’anno, almeno 15 miliardi di metri cubi in più. Una parte sbarcherà in Italia: per questo motivo il governo ha dato incarico al gruppo Snam (che gestisce la rete dei gasdotti) di acquistare due rigassificatori galleggianti da ancorare davanti alle coste, di cui uno è già stato individuato: possono trattare fino a 5 miliardi all’anno. Stoccaggi comuni e Eastmed Fin qui quello che l’Italia può fare da sola. Per il resto si aprirà l’ombrello della Ue. Nel vertice della settimana scorsa a Bruxelles sono state messe le basi della nuova politica energetica, in particolare per fronteggiare l’emergenza gas. Ci saranno acquisti comuni (partendo proprio dall’accordo con gli Usa) nonché la realizzazione di stoccaggi comuni dove immagazzinare il gas da utilizzare in caso di emergenza. Non a caso, ieri è trapelata la notizia che il governo tedesco potrebbe nazionalizzare gli asset di Gazrpom in Germania, dove controlla i più grandi impianti di stoccaggio del Paese. Mentre sul lungo periodo, l’Europa accarezza il sogno di rilanciare il progetto Eastmed, gasdotto che porti in Grecia e da qui nel resto d’Europa il gas del giacimento Leviathan, il giant scoperto una decina d’anni fa tra Cipro e Israele.

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