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La Repubblica Rassegna Stampa
30.03.2022 Ucraina: verso un compromesso? Intanto il potere di Putin trema
Cronaca e intervista di Rosalba Castelletti

Testata: La Repubblica
Data: 30 marzo 2022
Pagina: 6
Autore: Rosalba Castelletti
Titolo: «E la tv russa ammette le difficoltà sul campo: 'Ci vorranno anni per prendere Kiev' - Stanovaja: 'Lo zar perderà consenso con il compromesso'»

Riprendiamo da REPUBBLICA di oggi, 30/03/2022, a pag.6-7, cronaca e intervista di Rosalba Castelletti dai titoli "E la tv russa ammette le difficoltà sul campo: 'Ci vorranno anni per prendere Kiev' ", "Stanovaja: 'Lo zar perderà consenso con il compromesso' ".

Ecco gli articoli:

"E la tv russa ammette le difficoltà sul campo: 'Ci vorranno anni per prendere Kiev' "

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Rosalba Castelletti

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Joe Biden, Vladimir Putin

Quando il viceministro della Difesa russo, Aleksandr Fomin, ha fatto visita ai reduci dell’ “operazione militare speciale” in Ucraina ricoverati nell’ospedale militare centrale Vishnevskij di Mosca, l’unico soldato in grado di alzarsi in piedi aveva un braccio amputato. Gli altri otto commilitoni premiati con l’Ordine del Coraggio per aver combattuto sul fronte erano allineati su sedie a rotelle: avevano perso le gambe, del tutto o in parte. Smarriti, sguardi stralunati, smorfie taciturne, erano l’esempio di una nuova generazione di “ragazzi di zinco”, mutilati dai combattimenti in Ucraina anche nell’anima come i veterani dell’Afghanistan intervistati da Svetlana Aleksievich. Il filmato della cerimonia avvenuta il 26 marzo è andato clamorosamente in onda su Pervyj Kanal (Primo canale), la tv russa più seguita, aprendo un inedito squarcio sulla realtà delle conseguenze del conflitto in Ucraina. Un’eccezione nel blindatissimo panorama mediatico russo dove l’offensiva può essere chiamata solo “operazione militare speciale”, nel rispetto di una nuova legge che punisce ogni sinonimo con il carcere, e dove non si parla di morti o feriti, ma solo di “città liberate” e di civili “riconoscenti”. In 35 giorni di combattimenti, il ministero della Difesa russa ha divulgato solo due volte il bilancio delle vittime in Ucraina. L’ultimo è stato diffuso il 25 marzo scorso: 1.351 morti e 3.845 morti. Molto sotto rispetto alle stime di Kiev e dell’Occidente. Ma, man mano che le ostilità si prolungano, si moltiplicano i tributi a caduti e feriti. Impossibile da contenere, la realtà oramai si fa strada anche sugli schermi privati di milioni di abitazioni. Come quei vuoti nelle maniche e nei pantaloni dei pigiama a righe da ospedale. E cambia anche la narrativa. Durante la puntata dello scorso giovedì del popolare talk show 60 Minut (60 minuti) condotto dai coniugi Olga Skabeeva ed Evgenij Popov su Rossija 1 , la seconda tv più vista nella Federazione, gli stessi esperti che alla vigilia dell’operazione prevedevano che la Russia avrebbe conquistato l’Ucraina “nel giro di 11 minuti” hanno iniziato a disquisire di decenni. Il primo a lasciarsi andare in amare riflessioni è stato il politologo Vitalij Tretjakov: «La situazione è grave... Dobbiamo ammettere che non c’è stata una svolta psicologica nella nostra operazione dove la parte opposta ha perso la volontà di resistere... La resistenza ucraina non si ferma né si indebolisce ». Parole che hanno visibilmente scioccato Skabeeva che ha cominciato a pungolare Tretjakov mettendo in discussione il suo sostegno nei confronti dell’esercito russo. Gli altri opinionisti non le sono venuti in soccorso. «È ovvio che serviranno almeno 15-20 anni per il processo di denazificazione dell’Ucraina », ha commentato l’esperto militare Igor Korotchenko. Mentre il deputato ed ex generale Vladimir Shamalov è stato persino più pessimista stimando che bisognerà “rieducare” almeno due generazioni di ucraini prima che tollerino il predominio russo: «Possiamo prevedere che resteremo nel Paese per 30 o 40 anni». Anche Skabeeva alla fine sembrerebbe essersi arresa all’evidenza. Due giorni fa in molti si sono stupiti quando le hanno sentito dire: «L’ucraina è il più grande Stato europeo, è impossibile catturalo in un mese». Due verità in una sola frase. Non solo il verbo “catturare” invece degli eufemismi “denazificare” o “smilitarizzare”. Ma anche l’ammissione: un mese non basta. Persino il ministro della Difesa Serghej Shojgu, redivivo dopo due settimane d’insolita assenza mediatica, ieri ha ammesso che la Russia sta riconsiderando i suoi obiettivi. «In generale — ha detto — i principali obiettivi della prima fase dell’operazione sono stati completati. Il potenziale militare delle forze armate ucraine è stato notevolmente ridotto, il che consente di concentrare l’attenzione e gli sforzi principali sul raggiungimento dell’obiettivo principale: la liberazione del Donbass ». Parole che riecheggiavano quelle di qualche giorno fa del capo della direzione operativa dello Stato maggiore delle forze armate russe, Serghej Rudskoj. Resta solo da capire se gli obiettivi militari siano stati davvero ridimensionati o se Mosca stia solo cercando di prendere tempo. Intanto la tv statale sta preparando il terreno. Come ha ammesso Skabeeva, per completare quest’operazione non è bastato un mese.

"Stanovaja: 'Lo zar perderà consenso con il compromesso' "

Vi spiego perché il ritiro dei russi è falso e Putin rischia il consenso se  fa un compromesso in Ucraina» - Open
Tatjana Stanovaja

Tatjana Stanovaja invita alla cautela. «È troppo presto per parlare di riavvicinamento tra Russia e Ucraina», sostiene la direttrice del centro di studi politici “R.Politik”. E se è vero che c’è molto dissenso intorno all’operazione militare, «l’élite — dice — ha paura e sta zitta».

Stanovaja, non crede in una svolta positiva in questo nuovo round di negoziati? O nell’apparente ritiro delle forze armate russe? «Non vedo motivi plausibili per cui Mosca possa riconsiderare le sue richieste iniziali. Il fatto è che non si aspettava questa resistenza della società, dell’esercito e dell’élite in Ucraina e ora si ritrova truppe sparse per tutto il territorio. Archiviata l’idea di riuscire a occupare tutto il Paese in poco tempo, deve concentrarsi su un obiettivo alla volta. E ora la priorità è il Donbass. Sta solo guadagnando tempo per raggruppare l’esercito e focalizzarsi sull’Est Ucraina. E giustifica questi movimenti col pretesto dei negoziati.

Proprio perché “l’operazione militare” non sta andando secondo i piani, Mosca non potrebbe vedere un’exit strategy in un accordo? «Mosca non siglerà nessuna pace finché l’Ucraina non acconsentirà a tutte le richieste. E la bozza proposta di Kiev ne accoglie solo circa la metà. Non può essere la base per un compromesso».

Ma Vladimir Putin non rischia di perdere consensi man mano che si prolungano i combattimenti? «Putin perderà il sostegno sociale se perderà la guerra, non se continuerà a combattere. Oggi, dopo le prime indiscrezioni sui negoziati, i social network sono stati inondati di post che paragonavano l’eventuale sigla della proposta ucraina agli Accordi di Khasavyurt firmati dopo la prima guerra cecena. Furono il più grande fallimento dell’era Eltsin. Putin ha creato delle aspettative descrivendo l’operazione come una “lotta al nazismo”. Non può permettersi un “Khasavyurt 2”. Per la parte più radicale e patriottica della società, sarebbe un tradimento».

L’andamento dell’operazione come sta influenzando gli equilibri all’interno della cerchia dei “siloviki”, delle forze di sicurezza? «All’interno delle élite e della leadership c’è del risentimento nei confronti dello Stato maggiore: l’operazione non è stata veloce come previsto e sta causando perdite. Possiamo immaginare lotte intestine tra i “siloviki”: l’Fsb contro la Difesa, la Difesa contro l’Fsb. Ma non penso che Putin sia pronto ad ammettere che la sua strategia e i suoi obiettivi iniziali fossero sbagliati. Non è pronto a punire i veri responsabili delle operazioni perché, ai suoi occhi, minerebbe i pilastri del suo stesso regime. Né può farsi nemici nell’esercito o nei servizi, deve trattare con loro perché ha bisogno di loro. Almeno per ora».

E nei confronti di Putin c’è del risentimento? «Una significativa parte dell’elite è rimasta scioccata dall’offensiva. Non era stata informata e non era preparata. Ma il dissenso non si è tramutato in azione. La resistenza resta silenziosa. Anche se molti non sono d’accordo con Putin, tendono a giustificarlo e ad accusare l’Occidente di non aver compreso le preoccupazioni russe. Al momento non vedo un movimento anti-Putin nell’élite. Scontento? Sì. Paura? Molta. Dissenso? Sì. Ma nessuno è pronto ad agire. E quindi resta zitto».

In quale cerchia il dissenso potrebbe trasformarsi in azione? «I fedelissimi di Putin non si ribelleranno contro di lui. Ma nella periferia dell’élite, persone come Deripaska, Fridman, Dvorkovich si sono già espressi contro la guerra. Il problema è che non hanno nessun potere su Putin. Perché appaia un movimento contro la guerra, il regime deve apparire vulnerabile. E non siamo ancora a questo».

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