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La Repubblica Rassegna Stampa
26.03.2022 Yuval Noah Harari: 'Ecco come fermare Putin'
Lo intervista Brunella Torresin

Testata: La Repubblica
Data: 26 marzo 2022
Pagina: 16
Autore: Brunella Torresin
Titolo: «Yuval Noah Harari: 'L’energia pulita fermerà Putin'»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 26/03/2022, a pag.16, con il titolo "Yuval Noah Harari: 'L’energia pulita fermerà Putin' " l'intervista di Brunella Torresin a Yuval Noah Harari.

Yuval Noah Harari | Facebook
Yuval Noah Harari

Vincere una guerra d’invasione che ha innescato la corsa al riarmo dell’Occidente e, quando sarà finita, difendere la pace: dall’una e l’altra sfida, spiega Yuval Noah Harari, dipendono non solo il futuro dell’Europa ma la possibilità di governare il cambiamento climatico, il rischio nucleare, la rivoluzione biotecnologica fuori controllo. Ospite nei giorni scorsi della Fiera Internazionale del libro per ragazzi di Bologna, lo storico israeliano, autore del bestseller Sapiens e intellettuale tra i più autorevoli della contemporaneità, ha presentato il suo nuovo progetto editoriale, Gli inarrestabili . È rivolto al pubblico dei giovanissimi, ma fin dal titolo del primo volume della serie, Come ci siamo presi il mondo , in uscita a ottobre per Bompiani, introduce interrogativi che ci riguardano tutti, non più rinviabili. Perché il compito degli storici, sostiene Harari, non è soltanto ricostruire il passato, è fornire al presente strumenti per esserne liberato.

L'accordo sul gas tra Stati Uniti e Unione Europea - Il Post

Professor Harari, mai come adesso i valori del pensiero laico e scientifico che illuminano questo suo ultimo libro, come i precedenti, sono sotto attacco. Venti giorni fa lei scrisse che Vladimir Putin aveva già perso la guerra, avendo fallito le previsioni sulla resistenza degli ucraini. A trenta giorni dall’inizio, questa guerra non si ferma. «Quando ho scritto che Putin aveva perso la guerra, non intendevo sul piano militare contingente. Ho scritto molto chiaramente che avrebbe anche potuto conquistare l’Ucraina. Ma dobbiamo capire in cosa consista questo conflitto armato. Putin nega la legittimità della nazione ucraina: sono russi, dice, governati da un’élite ebraica nazista, ci accoglieranno lanciando fiori sui carri armati. È una sua radicata fantasia, e ha fallito. Zelensky rimane coraggiosamente a Kiev, la popolazione lancia molotov e non fiori, l’esercito combatte come un leone. Non c’è alcuna possibilità che gli ucraini si lascino assorbire dalla Russia. E oggi nel mondo tutti ne sono consapevoli».
Nelle “21 lezioni per il XXI secolo”, affrontando il tema dei conflitti armati, mette in guardia contro la sottovalutazione della stupidità umana: «una delle forze più decisive della storia».

Il comportamento di Vladimir Putin in Ucraina, oltreché criminale, è anche stupido? «Sì. Sta infliggendo enormi sofferenze a un numero enorme di persone, compreso il suo stesso popolo. Perché? La Russia è un paese ricco di risorse naturali, ma in media i suoi abitanti sono poveri e i servizi pubblici scadenti. Il regime di Putin usa la ricchezza del suo paese per finanziare la sua macchina da guerra, non il benessere del suo popolo. È una cosa stupida. Chiediamoci come la Cina sia riuscita a ottenere quasi quarant’anni di crescita economica. La risposta è che dall’invasione del Vietnam, 1979, e fino a oggi, la Cina è stata molto attenta a non farsi coinvolgere in alcuna guerra esterna. La Russia di Putin è passata da un conflitto all’altro. Un’ultima dimostrazione della stupidità della guerra è fornita dall’economia: oggi la ricchezza non proviene dalla conquista di nuove terre, bensì dalla conoscenza. E non puoi conquistare la conoscenza con la guerra».

In un’intervista rilasciata a Repubblica il presidente ucraino Zelensky chiede ai paesi della Nato più armi, in particolare armi di contraerea per difendere la popolazione dai bombardamenti. E chiede che il suo paese diventi a pieno titolo un membro della comunità europea. Lei vede elementi di rischio in queste richieste? «Un intervento diretto delle forze della Nato è molto rischioso, la Russia è in possesso di armi nucleari. Ma la Nato ha la possibilità di fornire all’Ucraina armi per difendersi: difendersi dall’invasione, non attaccare la Russia. Dobbiamo ragionare su due livelli: come aiutare l’Ucraina a vincere la guerra e come aiutarla a difendere la pace. Vincere la guerra significa fornire armi, in primo luogo, ma anche aiuti umanitari. Non solo i governi, ogni cittadino può compiere piccoli gesti concreti: donare cibo, medicine, il vecchio cappotto che non usa più, accogliere i rifugiati. Può sostenere le sanzioni economiche. In seconda battuta, dobbiamo chiederci come vincere la pace. In questo l’Europa è fondamentale: quando la guerra si fermerà, serviranno investimenti per ricostruire l’Ucraina e aiutarla a trasformarsi in una florida democrazia, una nazione economicamente e politicamente stabile. Questa è la miglior difesa per l’Europa e la più efficace sfida al regime di Putin: se l’Ucraina si trasforma in una florida democrazia, i russi si chiederanno perché la Russia non possa fare altrettanto. L’Europa può garantire fin d’ora che farà la sua parte». Ha nominato le sanzioni economiche. In Italia si è sviluppato un dibattito sulla loro applicazione al mondo della cultura, dell’arte, del «Quando la cultura e l’arte sono usate per scopi politici, come veicolo di propaganda, ha senso sanzionarle. Diversamente no. Non siamo in guerra con la cultura russa né con il popolo russo. Se c’è un momento in cui leggere Guerra e pace di Tolstoj o Dostoevskij è questo. Dobbiamo essere molto chiari nel nostro messaggio al popolo russo: non odiamo voi e non odiamo la vostra cultura».

I paesi dell’Unione Europea hanno fin d’ora aumentato, talvolta raddoppiato, il budget per le spese militari. Il rischio non è di indebolire le politiche di pace e rafforzare i tre veri nemici dell’umanità: crisi climatica, minaccia nucleare e rivoluzione biotecnologica? «Non solo i governi europei, tutti i governi hanno aumentato il budget per gli armamenti. I rischi che l’umanità deve fronteggiare sono globali, e abbiamo bisogno di accordi globali, non limitati all’Occidente ma estesi anche alla Cina, all’India… La guerra minaccia direttamente i tentativi fatti finora, non solo perché le risorse sono investite altrove, ma perché vanifica la possibilità di un accordo globale. Questo è un altro motivo per fermarla il prima possibile e non permettere a Putin di vincerla». È significativo, se la notizia sarà confermata, che Anatolij Chubais si sia dimesso dalla carica di inviato speciale per il clima del presidente Putin. «Se sarà confermato, è un atto molto coraggioso e ragionevole. Ma c’è un altro aspetto importante. Io spero che così come durante la seconda guerra mondiale Usa, Regno Unito e Canada si unirono nel Progetto Manhattan per costruire la bomba atomica, oggi la reazione europea alla guerra si traduca anche in un Green Manhattan Project. L’economia russa dipende completamente da petrolio e gas. E in larga parte l’Europa dipende da gas e petrolio. Nel lungo termine un modo per indebolire la macchina da guerra di Putin è creare alternative energetiche ai combustibili fossili. Non è solo un mezzo di contrasto al cambiamento climatico, è un mezzo di difesa dell’Europa. Va fatto in fretta».

Citando il titolo del suo nuovo progetto, il problema è che siamo “inarrestabili”? «Niente sembra in grado di fermare l’uomo. Minacciato dagli animali, ha imparato a costruire armi; gli oceani separavano le terre emerse, e ha imparato a costruire imbarcazioni. Si è diffuso sull’intero pianeta, fino a dominarlo. L’altro aspetto, più sinistro, è che l’uomo non è capace di fermarsi. Costruiamo astronavi, sviluppiamo l’intelligenza artificiale e tecnologie potenti, ma non siamo mai appagati di ciò che abbiamo e abbiamo fatto. Soprattutto non troviamo pace in noi stessi. Quindi è un titolo che suona trionfalistico da un lato e in qualche modo preoccupante dall’altro: nella nostra inarrestabile avanzata noi umani distruggiamo interi sistemi ecologici, e anche la nostra pace interiore. Ma il mondo non deve essere per forza così com’è, né doveva per forza diventare quel che è diventato: possiamo cambiarlo».

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