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La Repubblica Rassegna Stampa
14.03.2022 La giornalista russa Anna Nemzer: 'Putin assassino'
Analisi di Alberto Flores d’Arcais

Testata: La Repubblica
Data: 14 marzo 2022
Pagina: 9
Autore: Alberto Flores d’Arcais
Titolo: «Nemzer: 'Dovevamo capire che Putin è un assassino. Adesso però ribelliamoci'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 14/03/2022, a pag.9, con il titolo "Nemzer: 'Dovevamo capire che Putin è un assassino. Adesso però ribelliamoci' " il commento di Alberto Flores d’Arcais.

Alberto Flores D'Arcais – Scuola Superiore di Giornalismo
Alberto Flores D'Arcais

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Anna Nemzer

Quando il 24 febbraio il Cremlino ha lanciato i suoi carri armati contro l’Ucraina, Anna Nemzer era come al solito al lavoro a Mosca per condurre la sua trasmissione Politica in diretta . Giornalista di punta della Dozhd Tv (una delle poche voci libere della Russia di Putin), documentarista (i suoi reportage dalla Cecenia e dal Karabach le hanno portato successo e minacce), scrittrice (il romanzo Prisoner racconta le paure umane, i tradimenti, le bugie e i destini durante la guerra), il 3 marzo si trovava all’estero per un servizio televisivo. Lontana da casa, dai suoi amici, dai suoi familiari, aveva assistito impotente al video con cui i suoi colleghi della “Tv Pioggia” gridando “No alla guerra” annunciavano in diretta la chiusura dell’emittente. Imposta dal procuratore generale per aver raccontato al pubblico russo la verità sull’invasione dell’Ucraina. «Dovevo stare fuori una settimana, quel giorno ho capito che sarei stata in esilio a lungo. Quando ho visto il video avrei voluto essere con loro. Sono rimasta in contatto tutti i giorni, una lunga settimana senza dormire o riposare. Era iniziato con il blocco del sito web, perché la Duma stava preparando una legge sulle notizie false, che stabilisce che non possiamo usare la parola “guerra”, che l’invasione, la guerra, va chiamata “operazione speciale”». Parole che ad Anna ricordano drammi del passato come la guerra in Cecenia («Anche quella “operazione speciale” o “anti terroristica”») e si rende conto insieme agli altri «che non saremmo più stati in grado di coprire nulla, tranne i rapporti ufficiali; ci hanno minacciato di gettarci in carcere per 15 anni, avevamo sempre saputo che il nostro lavoro era un po’ pericoloso, ma in un giorno questo pericolo è diventato più grande e più vicino». Anche molti dei suoi colleghi lasciano la Russia «e ho capito che non sarei tornata a casa».

Rinuncia al volo di ritorno: «La scelta era tra il carcere o andarsene, io me ne sono andata perché non sono un eroe, non sono come Alexei Navalny, che ammiro e che rispetto; ho una figlia, ho deciso così e lo stesso hanno fatto molti amici e colleghi». Per chi ha lasciato la Russia ora è tutto difficile. «Siamo illegali, non abbiamo visti internazionali, abbiamo paura e siamo russi, quello che oggi è il male puro. Non ho più un Paese, la nostra opposizione è in parte demolita e in parte ha lasciato la Russia. Ricevo molte notizie, il mio Facebook funziona ancora perché a Mosca molti usano la Vpn, per ora riesco a comunicare anche con WhatsApp. Sappiamo delle proteste, sappiamo delle migliaia in carcere, i miei amici non riescono neanche ad andare a protestare, appena escono dalle loro case vengono fermati dalla polizia. Qualsiasi critica con la nuova “legge” è tradimento, una parola sbagliata e finisci in carcere per anni». I russi hanno paura, i soldati di leva muoiono in Ucraina. «Non sappiamo quanti sono, so che le madri ricevono la notifica tramite WhatsApp. È orribile ed è solo un dettaglio di questo incubo. Credo che Putin abbia già iniziato a perdere questa guerra, credo e spero sia l’inizio della sua fine. Il giorno in cui ha iniziato a bombardare l’Ucraina ha demolito la Russia come Paese, per farci perdonare ci vorranno anni. Dopo l’annessione della Crimea voi occidentali siete stati ciechi, lo capisco perché la Russia era un partner economico. Ma siamo stati ciechi anche noi, non abbiamo capito chi fosse realmente Putin. Ora lo sappiamo, è un pazzo maniaco, un assassino».

Anna non sa se le sanzioni aiuteranno i russi a liberarsi di Putin. «Nessuno lo sa. So che all’Ikea c’è stata una grande folla quando si è saputo che l’avrebbero chiusa, in tanti si domandano perché chiude McDonald’s, ma non riesco a misurare quello che la gente pensa. Molti sono contro la guerra e stanno soffrendo, non parlo solo di soldi. Chi si schiera contro Putin ha due possibilità, lasciare il Paese o andare in prigione. Oppure stare zitti, una scelta molto spiacevole. In Russia abbiamo sempre saputo che era inutile fare affidamento sui Paesi occidentali, su qualcuno pronto ad aiutarci. Abbiamo sempre saputo che è nostra responsabilità fare la differenza. Ci abbiamo provato e abbiamo fallito, il nostro lavoro non è stato sufficiente. Dobbiamo ripartire da questo, dalla tirannia non ci salverà qualcuno dall’esterno. Noi in esilio e chi è ancora in Russia insieme dovremo inventarci qualcosa, non possiamo stare seduti e non fare niente. Rimanere in silenzio è impossibile».

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