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La Repubblica Rassegna Stampa
12.03.2022 Attacco a Ovest, Mosca porta la guerra al confine della Nato
Cronaca di Corrado Zunino

Testata: La Repubblica
Data: 12 marzo 2022
Pagina: 2
Autore: Corrado Zunino
Titolo: «Attacco a Ovest, Mosca porta la guerra al confine della Nato»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 12/03/2022, a pag. 2, con il titolo "Attacco a Ovest, Mosca porta la guerra al confine della Nato", l'analisi di Corrado Zunino.

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Corrado Zunino

Guerra Ucraina-Russia, migliaia di profughi fuggiti nei Paesi vicini -  Adnkronos.com
Civili ucraini in fuga

Con l’alba che sta per sorgere, i missili di Putin toccano la metà dell’Ucraina ancora fuori dalla guerra, a sinistra di Kiev e di Odessa. Distruggono due aeroporti militari. E adesso si teme che i russi l’abbiano deciso per far scendere a occidente del Fiume Dnpr l’esercito degli alleati della Bielorussia. Un nuovo fronte, aperto appunto da nord, per un’avanzata non prevista e che non lascerebbe più territori dell’Ucraina liberi dal conflitto. L’ultimo incubo si materializza alle 5,45 di ieri mattina, sedicesimo giorno di invasione. Fiamme rosse riscaldano la pista di atterraggio di Lutks, è ancora buio. Siamo centocinquanta chilometri a nord di Leopoli e, soprattutto, solo cento chilometri dalla Polonia. Il confine dell’Unione europea e della Nato. Il governo polacco l’aveva detto subito: Putin porterà l’aggressione alle nostre porte. Tre missili, probabilmente sparati dalla Bielorussia, e quel che c’era a terra dell’aviazione ucraina viene disfatto. Muoiono due soldati, sei i feriti. Stessa sorte, in quei minuti, a sud di Leopoli: il piccolo aeroporto militare di Ivano-Frankivsk viene reso inservibile da missili a lungo raggio. Qui, la base alleata più vicina è la Trasnistria, énclave filorussa non riconosciuta dall’Onu che si è già prestata a bombardare Odessa. È solo un’ipotesi, per ora, ma il problema è che Ivano-Frankivsk è a sua volta a soli cento chilometri dai varchi settentrionali della Romania. Ancora Ue, ancora Nato. L’esercito russo in questa prima mattina di bombe colpisce Dnipr, farà crescere la pressione sull’affamata Mariupol, allargherà a cerchio la lunga colonna che controlla Kiev. Quindi colpisce Kharkhiv, Poltava e tra le 10 e le 11,30 fa suonare l’allarme aereo in città centro-occidentali fin qui non toccate dalle bombe: Starokostyntaniv, Khmelnitsky, Ternopil. Quattro volte si sente la sirena su Leopoli. La Russia, sono le prime spiegazioni, vuole tenere sotto tensione tutta l’Ucraina, spezzare i percorsi delle armi che dalla Polonia vanno al fronte ucraino. A Lutsk c’era un deposito di munizioni e due a protezione del gas. Già. Ma c’è qualcosa di più forte in questi attacchi a ovest. Alexandr Lukashenko, il dittatore di Minsk, ha appena parlato faccia a faccia con il presidente russo e adesso dice: «L’Ucraina si stava preparando ad attaccare non solo il Donbass, ma anche la Bielorussia». Questo sarebbe il motivo dell’invasione russa del 24 febbraio: la protezione della Bielorussia. Siamo ben oltre la propaganda, siamo alla ricerca di un nuovo casus belli per allargare un conflitto difficile, difficile anche per Putin. Eccola fabbricata, allora, la nuova scusa. Al confine nord, all’ora di pranzo, si vedono volare razzi che colpiscono, sorprendentemente, la terra bielorussa. Il comando dell’aviazione ucraina parla di due aerei russi che hanno bombardato i villaggi di Kopane, Bukhlychi e Verkhnii Terebezhov, insediamenti fuori dalle mappe. I video a testimoniare esistono.

Le forze invase scrivono: «Queste sono chiare provocazioni per attribuire le responsabilità dell’attacco alla contraerea nazionale e avere, così, un falso motivo per invadere l’Ucraina da nord». I servizi segreti di Kiev diffondono anche un’orario per l’arrivo dell’esercito bielorusso: le 21 di ieri. Il primo allarme, però, passa senza invasione bis. La diplomazia, si comprende, non esiste: questa guerra è tutta giocata sul terreno, sulle alleanze, sulla propaganda, sulle scuse e sulle sanzioni. L’esercito ucraino è preoccupato perché non sembra aver coperto il lato nord. L’ingresso della Bielorussia non cambierebbe drasticamente gli equilibri militari, ma consentirebbe a Putin di dimostrare che non è solo in questa avventura sempre più carneficina. I due bombardamenti prima dell’alba degli aeroporti militari al suo nord e al suo sud hanno intimorito Leopoli, che resta il motore economico dell’Ucraina e la sua base di rifornimento per i soldati al fronte e le popolazioni stremate a oriente. In città si vedono subito più militari e poliziotti e nei supermercati si scoprono i primi vuoti sugli scaffali. L’arrivo della guerra nelle regioni occidentali preoccupa anche perché qui sono concentrati i due milioni di profughi interni stimati dall’Alto commissariato per i rifugiati. Un bradisisma bellico a ovest farebbe crescere velocemente la fuga di ucraini in Europa, arrivata a quota due milioni e mezzo. Putin lo sa e alza ancora un po’ il cannone.

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