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La Repubblica Rassegna Stampa
11.03.2022 Ecco perché l’Ue deve accogliere l'Ucraina
Commento di Timothy Garton Ash

Testata: La Repubblica
Data: 11 marzo 2022
Pagina: 20
Autore: Timothy Garton Ash
Titolo: «Ecco perché l’Ue deve accogliere Kiev»

Riportiamo da REPUBBLICA di oggi, 11/03/2022, a pag. 20, l'articolo di Timothy Garton Ash dal titolo "Ecco perché l’Ue deve accogliere Kiev".

Professor Timothy Garton Ash | St Antony's College
Timothy Garton Ash

Ucraina. L'Europa è debole perché non ha un'anima - Tempi

Per 77 anni a partire dal 1945 una serie di personaggi europei sono stati paragonati ad Adolf Hitler. Per 77 anni si è trattato di un’iperbole insostenibile. Persino i crimini della guerra genocida nell’ex Jugoslavia, seppur paragonabili come caratteristiche a quelli dei nazisti, non li hanno eguagliati come dimensioni e conseguenze. Adesso, applicato a Vladimir Putin, il paragone sembra per la prima volta appropriato – non ancora all’Hitler dell’Olocusto, ma all’Hitler che nel 1939 invadeva la Polonia. A qualsiasi ora vediamo sullo schermo dei nostri cellulari sotto forma di video in diretta scenari da seconda guerra mondiale. Le macerie di città bombardate. Bambini uccisi e rimasti orfani. I profughi in fuga. Tutto questo giustificato da una grande menzogna che ribalta la storia. Vladimir Putin definisce ‘denazificazione’ l’attacco al presidente ebreo dell’Ucraina , il cui nonno combatté nell’Armata rossa contro Hitler. E un missile cade sul luogo dei massacri nazisti di Babyn Yar del 1941. Nel frattempo gli ucraini ci raccontano alla radio in un inglese fluente come affrontano la morte per difendere la loro patria, la libertà e l’Europa. Sì, l’Europa, continuano a ripetere questa parola. Con la sua magnifica resistenza l’Ucraina ha già trasformato la sua immagine nel mondo. La gente non dimenticherà mai i civili fronteggiare i carri armati russi – il ‘tank man’ di piazza Tienanmen moltiplicato per mille. I difensori dell’Isola dei serpenti che mandano “affanculo” gli invasori russi. L’umanità dei volontari ucraini che telefonano alle madri dei soldati russi catturati per informarle che i loro cari sono ancora vivi : «Natasha, tuo figlio sta bene». «Ci sono cose per cui vale la pena di morire» ha detto un avvocato impegnato nella difesa territoriale di Kiev partecipando a un webinar organizzato a Oxford. In questa frase sento l’eco di Václav Havel negli anni Ottanta, ma la persona che l’ha pronunciata potrebbe davvero essere uccisa domani. L’Ucraina ha già reso un grosso servizio a gran parte degli europei che sono al sicuro in seno alla Nato: ci ha fatto aprire gli occhi, finalmente, sui pericoli del mondo in cui viviamo. La trasformazione della politica tedesca in particolare, e la ferma determinazione del cancelliere Olaf Scholz e del presidente Emmanuel Macron a costruire un’Europa che possieda tutte e tre le dimensioni del potere, militare nonché economico e culturale – anche questo lo dobbiamo alla determinazione degli ucraini a resistere alla guerra di ricolonizzazione di Putin.

Accordo di associazione tra l'Ucraina e l'Unione europea - Wikipedia

Questo è quanto l’Ucraina ha fatto per l’Europa. Cosa farà l’Europa per l’Ucraina? «Dimostrateci che siete davvero europei», sfida i leader Ue il presidente ucraino Volodomyr Zelensky. Il parlamento europeo ha risposto con una risoluzione che chiede alle istituzioni dell’Unione di «adoperarsi per concedere all’Ucraina lo status di Paese candidato all’adesione all’Ue» come richiesto dal presidente ucraino in tutti i colloqui con i leader Ue dall’inizio della guerra, ma «sulla base del merito». Merito? Sinceramente, può esserci merito maggiore di essere disposti a rischiare la vita per difendere i valori fondamentali della dignità umana, della libertà, della democrazia e i diritti umani sanciti dall’articolo 2 del trattato dell’Unione europea? Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha risposto «esamineremo la richiesta avanzata dall’Ucraina». Beh, grazie per la solidarietà, Charles – potrebbe dire il presidente Zelensky – peccato che io potrei beccarmi una pallottola russa mentre tu sei lì che esamini. Il contrasto tra il linguaggio di queste due Europe, l’Europa della burocrazia in tempo di pace e l’Europa della lotta per l’esistenza in tempo di guerra , è stridente. L’unica risposta adeguata da parte della principale comunità politica d’Europa alla richiesta esplicita del presidente ucraino sotto assedio è che i leader europei dichiarino che l’Ucraina – in lotta com’è per difendere i valori europei – venga immediatamente accettata come candidato per l’adesione all’Ue. Esistono motivazioni sia a breve che a lungo termine per intraprendere questo passo straordinario in tempi straordinari. In primo luogo è un’azione che i Paesi europei possono compiere senza entrare essi stessi in guerra con Putin. Il fatto che Zelensky continui a sollevare la questione ne dimostra l’importanza. Prego per un miracolo sul Dnepr, un vera vittoria ucraina, analoga al “miracolo sulla Vistola” nella guerra tra polacchi e sovietici del 1920. È opportuno fare tutto ciò che è ancora possibile per aiutare gli ucraini nella loro lotta, ma a meno di un colpo di stato al Cremlino o che Putin si senta obbligato a cambiare rotta, e entrambe le cose paiono improbabili, la dura realtà è che forse nessuna delle due parti è in grado di vincere questa guerra. Gli ucraini non permetteranno mai che la Russia si impadronisca del loro Paese. Combatteranno come ribelli con i fucili ma anche con innumerevoli azioni di resistenza civile, in strada, nei campi , sulle alture. Ma non sono in grado di sconfiggere militarmente la travolgente forza bruta della Russia di Putin. Quindi, prima o poi, arriverà il momento moralmente ripugnante ma necessario in cui qualcuno dovrà sedersi a un tavolo assieme ai rappresentanti di un criminale di guerra a negoziare la pace. Se il presidente Zelensky è pronto a concedere lo status neutrale del suo Paese, come ha già accennato, anche se solo per un determinato periodo, deve portare a casa un risultato di grande importanza storica per dimostrare alla sua gente che il sacrificio affrontato non è stato vano. Potrebbe essere questo. Solo gli ucraini hanno il diritto di fare questa dolorosa proposta – ma l’offerta deve venire dai leader europei. Si dice spesso che l’Ue è nata come progetto di pace. Allora contribuiamo di nuovo alla pace. Il percorso per aderire all’Ue sarà lungo anni e irto di ostacoli. Basta chiedere ai Paesi candidati del Balcani occidentali. Ma il processo di adesione protratto e decisamente impegnativo fornirebbe un contesto in cui gli ucraini potrebbero proseguire il loro operato in tempo di pace al fine di costruire una democrazia europea prospera e forte – in cui i milioni di profughi ora in fuga all’Ovest desiderebbero far ritorno. Altrimenti Putin costruirà una nuova cortina di ferro e l’Ucraina sarà là dietro. Non da ultimo, e nel lungo periodo, porterebbe il Cremlino a deporre le illusioni putiniane di ricostruire l’impero russo. Occupando l’Ucraina la Russia sarebbe ancora un impero. Liberata dal fardello di opprimere gli altri la Russia può intraprendere a sua volta il lungo cammino per essere un grande Stato nazione europeo, legato da un rapporto speciale all’Ue e alla Nato, non una satrapia cinese. A meno che la Ue non compia questa coraggiosa mossa, il messaggio da parte delle capitali dell’Europa occidentale agli europei assediati a Kiev e Kharkiv è in realtà, «grazie perché la vostra eroica lotta ci sta aiutando a creare un’Europa più unita e più forte, ma in questa Europa non c’è posto per voi». Di fronte a questa sfida esistenziale l’Europa può fare di meglio. Traduzione di Emilia Benghi

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