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La Repubblica Rassegna Stampa
07.03.2022 Sergio Cofferati: 'La pace si difende anche inviando le armi'
Lo intervista Giovanna Casadio

Testata: La Repubblica
Data: 07 marzo 2022
Pagina: 15
Autore: Giovanna Casadio
Titolo: «Cofferati: 'La pace si difende anche inviando le armi'»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 07/03/2022, con il titolo "Cofferati: 'La pace si difende anche inviando le armi' ", l'intervista di Giovanna Casadio a Sergio Cofferati.


Giovanna Casadio

Chi è Sergio Cofferati, l'uomo che fa tremare il Pd
Sergio Cofferati

«Prendere parte è necessario. Non può esserci equidistanza e neutralità, perché in campo in questa guerra si fronteggiano l’aggressore Putin e gli aggrediti, il popolo ucraino. E la pace si difende anche inviando armi agli ucraini». Sergio Cofferati, l’ex segretario della Cgil che di piazze se ne intende (a difesa dello statuto dei lavoratori chiamò milioni di manifestanti al Circo Massimo), ex sindaco di Bologna, ex eurodeputato del Pd, non ha dubbi. «La pace è un valore supremo. Quando viene messa in discussione, va conquistata».

Cofferati, pace “senza se e senza ma” e senza invio delle armi agli ucraini, come hanno gridato i pacifisti sabato in piazza a Roma? «La pace quando viene messa in discussione, va conquistata. Bisogna fermare l’invasore. In Ucraina c‘è una invasione violenta, distruttiva di una popolazione inerme. Perciò bisogna utilizzare tutti gli strumenti che la situazione sollecita: azione diplomatica, sanzioni di carattere economico e finanziario contro l’invasore. Al tempo stesso aiutare gli aggrediti con misure di soccorso e rafforzando la loro capacità di difendersi, quindi anche con l’aiuto militare, l’invio di armi».

L’Italia ripudia la guerra. «Un conto è ripudiare la guerra, perché non la promuovi, non la solleciti e non la giustifichi, ma qui la guerra c’è: la sta facendo Putin. Dobbiamo aiutare gli aggrediti in ogni modo, con gli strumenti di carattere politico e militare. Ed è una storia che conosciamo. Come mai non guardiamo al nostro passato? Ci saremmo mai liberati dai nazisti e dai fascisti senza l’uso delle armi? Chi ci aiutò in quegli anni non lo fece forse anche con gli strumenti militari? Io voglio la pace. Credo nel valore assoluto della pace e della democrazia, ma quando è attaccata va difesa in ogni modo. Se non si distingue tra aggressori e aggrediti, si rischia di compiere scelte errate e ideologicamente contorte».

Il sindacato si è spaccato proprio su questo nella manifestazione di piazza San Giovanni: da un lato la Cisl di Sbarra contro l’equidistanza, dall’altro la Cgil di Landini. «Sì. Però credo che sia la politica in primo luogo che deve farsi carico di questo tema. I partiti che sostengono il governo Draghi non sono né coesi, né efficaci».

In che senso? «Ci sono problemi datati, ma non risolti. Ad esempio, la funzione della Ue, perché le azioni di contrasto sul piano economico e finanziario per fermare l’aggressore Putin sono arrivate in ritardo e non sono state egualmente condivise? Una volta risolta, mi auguro prestissimo, questa crisi si dovrà promuovere una riflessione sui Trattati. Indispensabile è una difesa comune europea e che le istituzioni sui grandi temi possano decidere a maggioranza, non all’unanimità».

Il segretario del Pd, Enrico Letta non c’era alla manifestazione pacifista di sabato (anche se una delegazione dem era presente), ma ieri era a quella organizzata dagli ucraini. I pacifisti sono divisi? «La terribile situazione dell’invasione dell’Ucraina produce divisioni di tutti i tipi. Mi pare del tutto naturale che Enrico prenda una decisione e faccia una scelta. L’importante è che l’azione dentro le istituzioni italiane e europee sia coerente ed efficace. Verrà poi il tempo di una riflessione. Bisognerà tornare sul tema della pace per definire quali comportamenti sono efficaci. Una tragedia come quella che oggi stiamo vivendo nessuno poteva immaginarla».

Come si difende la pace? «In molti modi, Anche inviando armi alla resistenza ucraina».

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