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Il popolo palestinese non esiste (a cura di Giorgio Pavoncello)


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La Repubblica Rassegna Stampa
08.11.2021 Israele, il governo agli Usa: 'No al consolato per gli affari palestinesi a Gerusalemme'
Commento di Sharon Nizza

Testata: La Repubblica
Data: 08 novembre 2021
Pagina: 1
Autore: Sharon Nizza
Titolo: «Israele, il governo agli Usa: 'No al consolato per gli affari palestinesi a Gerusalemme'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA online di oggi, 08/11/2021, l'analisi di Sharon Nizza dal titolo "Israele, il governo agli Usa: 'No al consolato per gli affari palestinesi a Gerusalemme' ".
 
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Sharon Nizza

Bennett incontrerà Biden la prossima settimana
Naftali Bennett, Joe Biden

Non si placano le polemiche intorno alla possibile riapertura del consolato americano per gli affari palestinesi a Gerusalemme. Ieri, rispondendo alle domande dei cronisti in una conferenza stampa dopo il passaggio della legge di bilancio, il premier Naftali Bennett ha ribadito l'opposizione del governo israeliano alla mossa annunciata già in campagna elettorale dal presidente Joe Biden. "Non c'è posto per un consolato americano destinato ai palestinesi a Gerusalemme. Lo abbiamo comunicato a Washington", ha detto Bennett, "abbiamo espresso la nostra posizione coerentemente, con calma e senza drammi e spero sia capita. Gerusalemme è la capitale di un solo Stato, Israele". Posizione confermata anche dal ministro degli Esteri, il centrista Yair Lapid (destinato a succedere alla presidenza del Consiglio nell'agosto 2023 secondo l'accordo di rotazione in vigore): "Se gli americani vogliono aprire un consolato a Ramallah, per noi non è un problema. Ma la sovranità a Gerusalemme è solo d'Israele".

La reazione palestinese Le affermazioni dei capi dell'esecutivo israeliano sono state duramente attaccate dall'Autorità nazionale palestinese (Anp). "La leadership palestinese accetterà la riapertura del consolato americano solamente a Gerusalemme Est, la capitale dello Stato di Palestina", ha dichiarato Nabil Abu Rudeineh, vicepremier e portavoce della presidenza dell'Anp. "L'amministrazione americana ha riaffermato il suo impegno a ripristinare il consolato a Gerusalemme Est e ci aspettiamo che questa decisione venga implementata presto", ha aggiunto. Tuttavia, il 28 ottobre, il sottosegretario di Stato Usa Brian McKeon, durante un'audizione al Senato, aveva specificato che gli Stati Uniti "necessitano del consenso del governo ospitante per aprire qualsiasi sede diplomatica", lasciando intendere che il parere dell'esecutivo Bennett-Lapid continuerà ad avere un certo peso.

La svolta di Trump nel 2019 Il consolato generale americano a Gerusalemme è stato chiuso come entità diplomatica separata nel 2019, inglobato nella nuova ambasciata statunitense nella città santa e rinominato "Unità per gli affari palestinesi", in seguito alla decisione dell'allora presidente Donald Trump di spostare la sede diplomatica da Tel Aviv a Gerusalemme nel 2017. La sede consolare in questione si trova in un palazzo storico in un quartiere di Gerusalemme ovest, ovvero quella parte della città riconosciuta dalla comunità internazionale come territorio israeliano, a differenza della parte orientale della città - una divisione che Israele rigetta, considerando l'intera città sua "capitale unica e indivisibile" dopo averla catturata dai giordani in seguito alla guerra dei Sei giorni del 1967.

L'ipotesi Abu Dis Pertanto, non è ancora chiaro se il nuovo consolato generale - se verrà aperto - tornerebbe in quella sede o piuttosto traslocherebbe in uno dei quartieri orientali della città. Tra le varie proposte discusse sottobanco vi è anche la possibilità che la nuova sede riapra ad Abu Dis, cittadina adiacente a Gerusalemme, esclusa da Israele dai propri confini municipali attraverso il muro di separazione. Anche questa opzione è rigettata dalla leadership palestinese, nonostante sia proprio ad Abu Dis che nel 2000 i palestinesi avevano iniziato la costruzione di un nuovo parlamento, lavori poi sospesi con lo scoppio della Seconda Intifada.

La promessa di Biden e Blinken Joe Biden, già durante la campagna elettorale, aveva invocato la riapertura della sede consolare. Promessa ribadita anche dal segretario di Stato Antony Blinken il mese scorso durante la visita di Lapid a Washington. In conferenza stampa con il titolare degli Esteri israeliano, aveva risposto ai giornalisti che l'amministrazione "andrà avanti con il processo di apertura di un consolato come parte del consolidamento delle nostre relazioni con i palestinesi". Relazioni che durante l'amministrazione Trump avevano registrato i minimi storici e che la nuova leadership americana vorrebbe rivitalizzare, senza però farne una priorità della propria politica estera. Sempre durante la missione statunitense di Lapid era emerso che, in conversazioni a porte chiuse, questi aveva avvertito l'amministrazione Biden del potenziale esplosivo della riapertura del consolato per la tenuta della fragile coalizione di governo - che da giugno vede alleati otto partiti agli antipodi con una maggioranza risicata. Per risollevare l'argomento, gli americani si erano impegnati ad attendere il superamento dello scoglio critico dell'approvazione della legge di bilancio, arrivato venerdì.

Aspettando il nuovo ambasciatore È opinione comune che una decisione in merito non verrà presa prima dell'insediamento del nuovo ambasciatore Usa a Gerusalemme. La sede è tuttora vacante da gennaio, nonostante la nomina presidenziale a giugno di Thomas Nides, già sottosegretario di Stato durante il primo mandato Obama. La nomina di Nides è stata ratificata dal Senato due giorni fa. Con ogni probabilità questo sarà il primo serio banco di prova con cui vagliare la sinergia nelle relazioni israelo-americane nell'epoca post Netanyahu-Trump.

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