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La Repubblica Rassegna Stampa
02.11.2021 Ddl Zan giù, Ivan Scalfarotto: 'Responsabilità anche a sinistra'
Lo intervista Giovanna Casadio

Testata: La Repubblica
Data: 02 novembre 2021
Pagina: 13
Autore: Giovanna Casadio
Titolo: «Scalfarotto: 'Sullo stop al ddl Zan anche Prodi la pensa come noi nessuna trattativa per colpa del Pd'»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 02/11/2021, con il titolo "Scalfarotto: 'Sullo stop al ddl Zan anche Prodi la pensa come noi nessuna trattativa per colpa del Pd' ", l'intervista di Giovanna Casadio a Ivan Scalfarotto.


Giovanna Casadio

Ivan Scalfarotto - Wired Trends 2020
Ivan Scalfarotto

«Sul ddl Zan c’è stato un suicidio organizzato o una assoluta incompetenza del Pd. Anche Romano Prodi la pensa così». Ivan Scalfarotto, sottosegretario renziano, una storia personale e politica di battaglie per la comunità Lgbt, è colpito doppiamente dall’affossamento della legge contro l’omotransfobia: come tutti, per la cancellazione di una legge di civiltà, ma anche perché fu sua la proposta che, nella passata legislatura, arrivò a un passo dall’approvazione. Niente da fare allora come oggi. Non ci sta a finire sul banco degli imputati.

Scalfarotto, lei contrattacca: non sono stati i renziani a provocare l’affossamento del ddl Zan, ma lo stesso Pd? «O è stato un suicidio organizzato o una negligenza grave da parte dei Dem sul ddl Zan. Voglio ricordare che in estate si votò la sospensiva della legge contro l’omotransfobia in Senato, una sorta di prova generale di quanto è accaduto poi mercoledì scorso con la “tagliola”. Il voto era palese. Non andammo sotto per un solo voto. Quindi si conosceva il rischio. Letta alla fine ha detto: modifichiamo il testo per avere più ampio consenso. Ma la trattativa non c’è mai stata. Anche Prodi la pensa così».

Il Professore non vuole che siano strumentalizzate le sue parole. «Nessuna strumentalizzazione, Prodi segnala che il Parlamento ha rinunciato a fare il suo lavoro. La responsabilità era di chi gestiva quel provvedimento cioè la sinistra».

È uno scambio di accuse: il Pd rompe con Italia Viva, Renzi accusa Letta? «Il Pd tra la fatica di trovare un punto di caduta e il grido “muoia Sansone con tutti i filistei” ha preferito questa seconda strada. Siamo rimasti con niente».

Lei mette le mani sul fuoco sulla lealtà dei senatori renziani? Non ci sono stati franchi tiratori nelle vostre file? «Quando il voto è segreto, non si può mettere la mano sul fuoco su nessuno. Ma sono mancati 19 voti sul ddl Zan e i senatori renziani in aula erano 12: comunque i conti di chi ci accusa non tornano. Il voto segreto è una roulette russa. Quando si prevede un voto a rischio, si evita. Perché il risultato è la débacle».

Il Pd ha il riconoscimento delle associazioni Lgbt. «In un colpo solo il Pd è riuscito a farsi testimonial delle associazioni Lgbt (che sono rimaste con nulla in mano) e, al tempo stesso, ad accontentare la Cei, che quella legge non voleva».

Alla Camera Italia Viva aveva votato il ddl Zan, perché avete cominciato con i “distinguo” al Senato? «Perché ci siamo accorti già in commissione Giustizia che se il nostro senatore Cucca aveva il raffreddore, si andava sotto. Si cambia strategia quando cambiano le condizioni».

Non è stato piuttosto un tentativo di accordo con le destre per il Quirinale? Voi renziani guardate ormai a destra? «Non è vero. Noi siamo nel centrosinistra. Però bisogna trovare soluzioni, non la bella morte».

Le destre tuttavia non volevano la legge, avevano cominciato con un inesorabile ostruzionismo al Senato, non crede? «È vero. Ma devi fare i conti con i rapporti di forza che ci sono in Parlamento. Zan ha fatto il militante, non il legislatore».

Ora si mobilitano le piazze. E la politica? «Bisogna ricominciare. Tra sei mesi al Senato si presenti una legge: la formula c’è. Italia Viva potrebbe proporre il mio testo, che fu firmato anche da Zan. Certo, ci vuole un miracolo per farla passare in questa legislatura: il tempo rimasto è poco».

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