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La Repubblica Rassegna Stampa
26.10.2021 Eitan torna in Italia. La nonna: 'Tragedia nazionale'
Intervista di Sharon Nizza

Testata: La Repubblica
Data: 26 ottobre 2021
Pagina: 18
Autore: Sharon Nizza
Titolo: «La nonna non si arrende: 'È una tragedia nazionale'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 26/10/2021, a pag. 18, l'analisi di Sharon Nizza dal titolo "La nonna non si arrende: 'È una tragedia nazionale' ".
 
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Sharon Nizza

Israeli court orders boy orphaned in cable car crash go back to family in  Italy | The Times of Israel
Eitan con i genitori e il fratello

«È una tragedia di dimensioni incommensurabili. Un giorno di lutto nazionale». Esther Cohen, nonna Etty, è disperata nell'apprendere che il tribunale israeliano ha stabilito che è l'Italia il luogo della residenza abituale di suo nipote e che lì dovrà fare rientro. «Non posso credere che anche lo Stato d'Israele abbia deciso di prendermi l'unico superstite che mi è rimasto, dopo che ho perso tre generazioni della mia famiglia», si sfoga tra le lacrime alla televisione israeliana. Ma ribadisce che non intende demordere: «Lotterò fino alla mia ultima goccia di sangue perché Eitan rimanga qui: il suo posto è in Israele». Avevano perso la fiducia nella giustizia italiana quando, racconta Etty, «solo due giorni dopo la tragedia, una giudice ha deciso di affidare ad Aya Eitan, che allora giaceva in rianimazione in ospedale a Torino, mentre Shmulik era appena uscito dalla camera mortuaria e noi eravamo in Israele a seppellire i corpi». Ora sembra incrinarsi anche quella nella corte israeliana, che accusa di essere condizionata da «pressioni politiche». «Capisco oggi che ciò che importa al tribunale sono i rapporti tra Italia e Israele, ma io vi supplico: guardate al bambino». Segue una valanga di pesanti accuse sulle procedure legali avvenute «non secondo la norma» in Italia che, secondo Et "Lotterò fino alla fine per ribaltare il verdetto Chiedete al piccolo dove vuole stare" ty, sono al vaglio del Tribunale dei Minori di Milano che sta esaminando il ricorso dei nonni materni contro la decisione di affidare Eitan alla zia paterna. È emerso un documento secondo il quale «Aya conosceva il nome della giudice, attraverso una sua amica, e ha sistemato tutto per poter tenere Eitan». La nonna sostiene poi che in Italia Eitan non abbia ricevuto cure mediche e psicologiche adeguate al di fuori dell'ospedale e quindi con la sua decisione di rimandarlo in Italia «Israele preclude al bambino adeguate cure mediche».

«Perché nessuno chiede a Eitan dove vuole stare?» si interroga ripetutamente. Non si tratta di una lotta tra famiglie, ribadisce, «per noi non c'è problema che il bambino cresca con entrambe le famiglie, ma questo deve avvenire in Israele: Eitan è nato qui, a casa mia, il centro della sua vita è Israele, perché sradicarlo? È qui che i suoi genitori avrebbero voluto che crescesse». Argomentazioni di cui la giudice non ha tenuto conto, stabilendo che il «luogo di residenza abituale» del bambino — uno dei requisiti chiave secondo la Convenzione dell'Afa — è l'Italia. Ora ci sarà il ricorso. Ma nonna Etty parla alla pancia del Paese: «Mi rivolgo al popolo di Israele: preoccupatevi di salvare questo bambino israeliano.

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