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Studioso islamico Usa: parole di odio contro Israele (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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La Repubblica Rassegna Stampa
20.10.2021 Dalla Norvegia all'Inghilterra: la mappa del terrorismo islamico
Commento di Lorenzo Vidino

Testata: La Repubblica
Data: 20 ottobre 2021
Pagina: 32
Autore: Lorenzo Vidino
Titolo: «Il ritorno dei lupi solitari»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 20/10/2021, a pag.32, con il titolo "Il ritorno dei lupi solitari" l'analisi di Lorenzo Vidino.

Scheda Autore
Lorenzo Vidino

Islamic State Khorasan Province: Latest News & Videos, Photos about Islamic  State Khorasan Province | The Economic Times - Page 1

I due attacchi della settimana scorsa — la morte di cinque passanti in una tranquilla cittadina norvegese uccisi in un atto che la polizia indica avere «matrice terroristica» e l’uccisione del parlamentare inglese David Amess perpetrata da un islamista di origine somala — hanno riportato la minaccia del terrorismo jihadista in Europa al centro del dibattito. Non vi sono evidenze che facciano pensare all’inizio di una nuova ondata di attacchi, ma a due episodi isolati perpetrati da soggetti non collegati ad alcun gruppo. È però sintomatico dell’eterogeneità della scena jihadista europea che entrambi gli attentatori rifuggano dall’immagine stereotipata del jihadista come soggetto discriminato e marginalizzato: danese convertito all’islam il primo, figlio di un parlamentare somalo con casa in uno dei quartieri più ricchi di Londra il secondo. Il rapporto tra integrazione e radicalizzazione jihadista è fonte di un dibattito ormai ventennale in tutta Europa. Ma negli ultimi anni nei Paesi del Centro-Nord Europa — quelli più toccati dal fenomeno — si è sviluppato un approccio nuovo che guarda ben oltre l’aspetto securitario e vede l’islamismo, anche nelle sue manifestazioni non violente, come una minaccia alla coesione sociale e all’integrazione. È quanto da due anni a questa parte afferma il presidente Macron, che vede il «comunitarismo» e il «separatismo» di matrice islamista come le principali minacce all’unità della République. In sostanza, i francesi — e questa visione è praticamente univoca nell’intero panorama politico del Paese, le differenze sono solo sul come affrontare il problema — ritengono che gruppi come la Fratellanza Musulmana e i network salafiti abbiano creato un’infrastruttura che diffonde capillarmente un’ideologia altamente intollerante (misogina, antisemitica, omofoba) e che esorta i musulmani europei non solo a non integrarsi ma anche a vedere le società europee come antagoniste. La deriva jihadista di qualche soggetto è una naturale conseguenza di questa predicazione ma non è nemmeno la più importante — quello che si teme di più è lo sgretolarsi del tessuto sociale e la mancanza di integrazione di fette di popolazione che in, alcuni centri urbani, toccano fino al 30%. Quello che colpisce di questa visione pan-europea è la trasversalità politica. Si celebra a Vienna la prossima settimana, per discutere il problema, un summit dei ministri per gli Affari sociali di sei Paesi europei: c’è il governo di centrodestra austriaco, quello centrista di Macron e quello socialdemocratico danese, che vede nel ministro di origine etiope Mattias Tesfaye il perno della lotta all’islamismo. Sotto di lui, infatti, la Danimarca ha approvato una legge che vieta finanziamenti esteri a moschee (come ha fatto l’Austria) e un pacchetto di misure per "contrastare società religiose e culturali parallele" ponendo per esempio dei limiti alla percentuale (30%) di immigrati che possono vivere nello stesso quartiere. Come in Francia e in altri Paesi, un mix di carota e bastone. Norme dure per limitare l’influenza dei network islamisti: chiusure di moschee e organizzazioni problematiche, più attenzione a dove finiscono i fondi pubblici ed espulsione di predicatori d’odio. Ma anche un ambizioso piano per favorire l’integrazione sia economica che culturale attraverso misure di ampio respiro. In Italia questo discorso non trova molto interesse — non a caso manca una presenza italiana al summit di Vienna. Di sicuro, fortunatamente, non abbiamo gli stessi problemi dei Paesi partecipanti. Ma anche da noi esistono periferie disagiate ed attori islamisti che operano per diffondervi la loro pericolosa ideologia. Sarebbe però opportuno studiare le esperienze dei nostri vicini e monitorare gli sviluppi da noi, iniziando un discorso scevro sia di populismo che di buonismo, su quali possono essere le potenziali problematiche future della sempre più eterogenea società italiana.

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