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La Repubblica Rassegna Stampa
09.10.2021 Caso Eitan, la nonna: 'Resti in Israele'
Cronaca di Sharon Nizza

Testata: La Repubblica
Data: 09 ottobre 2021
Pagina: 22
Autore: Sharon Nizza
Titolo: «La nonna di Eitan accusa l’Italia: 'Ha ucciso i miei cari, lui resti qui'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 09/10/2021, a pag. 22, l'analisi di Sharon Nizza dal titolo "La nonna di Eitan accusa l’Italia: 'Ha ucciso i miei cari, lui resti qui' ".
 
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Sharon Nizza

Eitan, la nonna materna: “Vuole restare qui
Esther (Etty) Cohen

Otto ore di udienza a porte chiuse, nessuna dichiarazione. Ieri è ripartito il processo presso il tribunale della famiglia di Tel Aviv sul caso di Eitan, unico superstite della tragedia del Mottarone, condotto in Israele dal nonno materno Shmuel Peleg l’11 settembre all’insaputa della zia paterna e tutrice legale Aya Biran. A rompere il silenzio stampa al termine della seduta, descritta come estremamente tesa, è stata la nonna materna Esther (Etty) Cohen, ex moglie di Peleg. I legali cercano di trattenerla quando passa di fronte ai giornalisti, ma Etty si lascia andare a uno sfogo drammatico: «La giudice non mi ha permesso di presenziare in aula, mi ha equiparata al console italiano che non è stato fatto entrare. Ma io sono la nonna! Ho perso cinque membri della famiglia! Eravamo quattro generazioni, tre se ne sono andate. L’Italia ha ucciso mio padre, mia figlia e mio nipote, non possono prendere Eitan, è l’unico che mi rimane ». Ieri il dibattimento si è concentrato sui testi convocati dai Biran, che hanno intentato la causa richiedendo l’applicazione della Convenzione dell’Aja sui minori condotti illecitamente all’estero. Nell’aula erano presenti solo Shmuel e Aya — che è stata raggiunta in Israele dal marito Or Nirko e dalle figlie nei giorni scorsi — oltre a uno stuolo di avvocati e l’interprete, che ha tradotto diversi collegamenti video, tra cui il parere di un’esperta di diritto internazionale italiana che ha servito in passato come giudice. Sono stati sentiti anche amici residenti in Italia di Tal e Amit — i genitori di Eitan rimasti uccisi nella tragedia — per confutare la tesi della famiglia Peleg secondo cui la coppia fosse intenzionata a tornare in Israele entro un anno. È infatti questo uno dei punti cardine della strategia legale della famiglia materna, che contesta la definizione dell’Italia come "residenza abituale" di Eitan — uno dei criteri su cui si basa la Convenzione dell’Aja per stabilire il rientro del minore. Nel tardo pomeriggio, Etty arriva improvvisamente in tribunale, molto agitata. Fuori dall’aula ha un alterco con Avi Himi, legale dei Biran. «Sento che ora stanno distruggendo l’immagine di mia figlia, che non può reagire», e lo ripete più tardi ai cronisti forse riferendosi a elementi delle testimonianze ascoltate in aula poco prima. L’udienza riprenderà questa sera al termine dello shabbat e proseguirà domani. Secondo fonti legali, la giudice Iris Ilotovich-Segal ha intenzione di chiudere la fase dibattimentale domenica «anche facendo le ore piccole». La sentenza è prevista nel giro di un paio di settimane. Se la giudice delibererà a favore dell’applicazione della Convenzione e del conseguente rientro di Eitan in Italia — che potrebbe protrarsi in caso di appello — significa che sarà la giustizia italiana a stabilire il futuro del bambino e nello specifico a quale ramo della famiglia verrà affidato in via definitiva. Il 22 ottobre a Milano verrà discusso il ricorso presentato dalla famiglia Peleg contro l’affidamento ad Aya. Nel frattempo, Eitan continua a trascorrere le sue giornate i n Israele alternato tra le due famiglie, un’intesa che rischia di non reggere alla tensione tra le parti.

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