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La Repubblica Rassegna Stampa
01.10.2021 Bahrain: inaugurata l'ambasciata di Israele
Cronaca di Sharon Nizza

Testata: La Repubblica
Data: 01 ottobre 2021
Pagina: 1
Autore: Sharon Nizza
Titolo: «Il ministro degli Esteri israeliano Lapid in Bahrain per inaugurare l'ambasciata»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA online di oggi, 01/10/2021, l'analisi di Sharon Nizza, dal titolo "Il ministro degli Esteri israeliano Lapid in Bahrain per inaugurare l'ambasciata".

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Sharon Nizza

Lapid officially inaugurates Israeli embassy in Bahrain | The Times of  Israel
Il Ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid (a sinistra) inaugura l'ambasciata in Bahrain

Gerusalemme - Dopo gli Emirati Arabi Uniti e il Marocco, oggi è il Bahrein a ospitare per la prima volta una visita ufficiale di un membro di governo israeliano, a un anno dalla firma degli Accordi di Abramo che hanno segnato la normalizzazione delle relazioni tra questi Paesi Arabi e lo Stato ebraico. Il ministro degli Esteri Yair Lapid è atterrato oggi a Manama per una fitta agenda di incontri nel corso di un’unica giornata. Lapid è stato ricevuto dall’omologo Abdullatif bin Rashid Al Zayani e ha incontrato il reggente del Regno del Bahrein, Hamad bin Isa Al Khalifa, nonché il principe ereditario e primo ministro Salman bin Hamad Al Khalifa. “Israele e Bahrein hanno tanti aspetti in comune: una storia antica e la capacità di adattarsi alla modernità con tecnologie all’avanguardia. Entrambi abbiamo fatto fiorire la vita nel cuore del deserto”, ha detto Lapid nel suo discorso davanti al monarca, che ha ringraziato per la sua “leadership e visione senza le quali non saremmo qui oggi”.

Il piccolo e strategico arcipelago che si affaccia sul Golfo persico, ha aderito nell’agosto 2020 agli Accordi di Abramo, poco dopo l’annuncio fatto dall’allora presidente americano Donald Trump sull’avvio delle relazioni diplomatiche tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti. In agenda per Lapid anche l’inaugurazione dell’Ambasciata israeliana in Bahrein – operativa già da novembre – e un incontro con la comunità ebraica locale con radici centenarie nell’isola: oggi conta solo una quarantina di esponenti, ma dall’avvio relazioni con Israele sta vivendo un significativo revival. In parallelo, si è svolta all’aeroporto israeliano Ben Gurion una cerimonia ufficiale per l’inaugurazione della linea aerea diretta tra Manama e Tel Aviv, con il primo volo commerciale della Gulf Air atterrato oggi, che si aggiunge alle nuove rotte che nell’ultimo anno hanno creato nuovi collegamenti da Tel Aviv a Abu Dhabi, Dubai, Casablanca, Marrakesh e Rabat. L’arrivo del ministro israeliano ha suscitato alcune proteste a Manama: dei manifestanti hanno dato alle fiamme dei copertoni e respinto la nuova alleanza sotto lo slogan “il Bahrein respinge i sionisti”, diventato anche un hashtag su Twitter. “Sono voci marginali che non riflettono l’opinione pubblica”, dice a Repubblica la giornalista Ahdeya Ahmed al-Sayed, già presidente dell’ordine dei giornalisti del Bahrein. “Il dibattito sui social media rispecchia invece la positività con cui è stata accolta la normalizzazione. È un percorso, ma è evidente da quanto abbiamo potuto vedere nell’ultimo anno che c’è sempre più consapevolezza che non si possa più ignorare la presenza di Israele, un Paese forte di questa regione e un legittimo membro delle Nazioni Unite”.

Lapid ha siglato diversi accordi di cooperazione nei settori finanziario, turistico, agricolo. “Abbiamo opportunità in comune, così come minacce congiunte, non lontano da qui”, ha aggiunto il capo della diplomazia israeliana durante l’incontro con il Re Hamad bin Isa Al Khalifa - con un chiaro riferimento al dirimpettaio iraniano dall’altra parte del Golfo. Per Israele – e per l’area intera – il Bahrein ha una rilevanza strategica di primo piano per tutti gli attori in campo. Con una maggioranza della popolazione musulmana sciita, ma la casa reggente sunnita, è visto da Teheran come un Paese ribelle appartenente alla sua orbita, la “quattordicesima provincia”, come spesso vi si riferiscono i Pasdaran iraniani. “Il Bahrein è un altro snodo della battaglia tra estremisti e moderati”, dice a Repubblica Dore Gold, già ambasciatore israeliano all’Onu, presidente del think tank Jerusalem Center for Public Affairs, che di recente ha ospitato in Israele il centro studi Derasat del Bahrein con cui ha avviato una cooperazione accademica. Le mire dell’Iran su Manama sono chiare, spiega Gold, solo nel 2018 è stata sventata una cellula affiliata a Hezbollah che tentava di consolidarsi nel Paese. D’altro canto, dal 1995, Manama ospita il quartier generale della Quinta Flotta della marina militare Usa, che ha competenze strategiche che spaziano dall’Oceano indiano al Corno d’Africa, passando per l’intera arena mediorientale. Uno dei risultati più significativi degli Accordi di Abramo è stata l’inclusione d’Israele nell’area di competenza del CentCom, il comando centrale dell’esercito statunitense che opera dall’Egitto all’Afghanistan e di cui Manama costituisce una base di primo piano, soprattutto nella difesa delle rotte marittime che negli ultimi mesi sono state protagoniste di numerosi sabotaggi, uno dei fronti della guerra delle ombre tra Israele e Iran. “Il ritiro degli Usa dall’Afghanistan e il progressivo abbandono del Medioriente avranno conseguenze critiche per l’area”, continua Gold. “Ci sono voci negli Stati Uniti che chiedono il ritiro anche dal Bahrein e se questo dovesse accadere, sarebbe un regalo per le mire espansionistiche dell’Iran”.

Anche rispetto all’opposizione al rientro degli Stati Uniti nell’accordo sul nucleare iraniano Jcpoa Israele e Bahrein sono in sintonia, così come gli altri Paesi del Golfo. “Il Gcc (Consiglio di cooperazione del Golfo, ndr) ha espresso agli Usa la propria preoccupazione per il fatto che allo stato attuale il Jcpoa non faccia riferimento al programma balistico iraniano o altre condotte maligne nella regione”, ha detto al Jerusalem Post il sottosegretario agli Esteri del Bahrein, Abdullah bin Ahmed Al Khalifa, durante la sua missione in Israele ad agosto. “L’Iran ha superato tutte le linee rosse”, ha detto lunedì il premier israeliano Naftali Bennett nella sua prima apparizione di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. “Le parole non fermano le centrifughe. Israele non permetterà all’Iran di acquisire l’arma nucleare”. Fino a dove si spinge l’alleanza di Israele con i nuovi partner regionali è una domanda che rimane ancora aperta.

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