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La Repubblica Rassegna Stampa
19.09.2021 Iran nucleare: così è stato eliminato il capo del progetto
Cronaca di Anna Lombardi

Testata: La Repubblica
Data: 19 settembre 2021
Pagina: 15
Autore: Anna Lombardi
Titolo: «'Un robot killer in Iran, così Israele ha ucciso il super scienziato'»

Riprendiamo da REPUBBLICA di oggi, 19/09/2021, a pag.15 con il titolo 'Un robot killer in Iran, così Israele ha ucciso il super scienziato', la cronaca di Anna Lombardi.

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Anna Lombardi

Who's Mohsen Fakhrizadeh, nuclear scientist assassinated in Iran?
Mohsen Fakhrizadeh

Una mitragliatrice telecomandata capace di sparare 600 colpi al minuto, montata su un camioncino e azionata da remoto: Mohsen Fakhrizadeh, il fisico considerato la mente del programma nucleare iraniano, fu ucciso così il pomeriggio del 27 novembre 2020 nei pressi della sua casa di campagna di Absard, villaggio a est di Teheran dove usava trascorrere il fine settimana come buona parte dell’élite iraniana. Con un’arma-robot, raffinata e precisa – capace di risparmiare la moglie che viaggiava con lui – azionata quasi certamente da uomini del Mossad grazie a un collegamento satellitare. Lo dice una mega inchiesta pubblicata ieri dal New York Times e basata sì sulle dichiarazioni rilasciate ai media dalla donna superstite e dal figlio, ma anche su colloqui con agenti americani e israeliani. Certo, nessuno dei due governi ha mai confermato pubblicamente l’uso di un’arma guidata da intelligenza artificiale per portare a termine l’agguato. E il camioncino su cui era caricata la micidiale arma è stato fatto esplodere subito dopo nel tentativo di cancellare ogni prova. Ma l’esplosione ha distrutto solo in parte la mitragliatrice prodotta in Belgio – unica pecca del piano – e, sopravvissuta al rogo, ha permesso di puntare il dito su agenti israeliani. Una squadra che di sicuro, al momento dell’attacco, era già lontana migliaia di chilometri. Il grilletto premuto, sì: ma dallo schermo di un computer oltreconfine.

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L’intelligence iraniana, in realtà, aveva avvertito più volte Fakhrizadeh: a Gerusalemme lo volevano morto da almeno 14 anni, certi che fosse proprio lui a guidare gli sforzi iraniani per realizzare l’atomica. Ma lo scienziato «voleva una vita normale» come dicono le fonti del quotidiano. E, dopo essere stato per anni al centro di minacce e complotti «non vi prestava più molta attenzione». Insistendo per guidare la sua auto da solo, invece di girare circondato da guardie del corpo su un veicolo blindato. Era scortato, è vero: ma da uomini che viaggiavano su un’auto al seguito. Eppure a partire dal 2007 già cinque suoi collaboratori erano stati uccisi (e un altro ferito), con l’intento evidente di bloccare ad ogni costo il programma segreto di costruire una testata nucleare, sfidando il problema tecnico di realizzarne una abbastanza piccola da stare in cima ai missili a lungo raggio dell’Iran. E nel 2011 era stato ucciso anche il generale Hassan Tehrani Moghaddam, insieme a 16 uomini della sua squadra, responsabile del programma di sviluppo missilistico.

In realtà dopo la morte di Fakhrizadeh si sono sovrapposte testimonianze confuse e contraddittorie di soccorritori e vicini: tanto che, quando i giornali locali hanno iniziato a parlare di robot, molti sui social hanno deriso la storia, ritenendola una sorta di diversivo per coprire la brutta figura dei servizi segreti incapaci di proteggere il suo scienziato più utile e illustre. E invece, scrive ancora il New York Times , «l’arma robot esisteva davvero». E «l’uccisione pianificata a Washington durante una serie di incontri a inizio 2020 tra il direttore del Mossad, Yossi Cohen, e alti funzionari americani: compreso l’allora presidente Donald Trump, il segretario di Stato Mike Pompeo e l’allora capo della Cia Gina Haspel». Un piano poi affrettato, dopo la sconfitta elettorale del repubblicano: «Per uccidere un alto funzionario iraniano, atto potenziale di guerra, serviva l’assenso degli Stati Uniti» scrive ancora il giornale. «Ciò significava agire prima che Biden entrasse alla Casa Bianca. Nella speranza di far così anche fallire ogni possibilità di resuscitare l’accordo nucleare».

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