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La Repubblica Rassegna Stampa
28.07.2021 Caso Pegasus, parla Ariela Ben Abraham
Intervista di Sharon Nizza

Testata: La Repubblica
Data: 28 luglio 2021
Pagina: 12
Autore: Sharon Nizza
Titolo: «Gli israeliani della Nso: 'Stiamo collaborando con l’inchiesta Pegasus'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 28/07/2021, a pag. 12, l'intervista di Sharon Nizza dal titolo "Gli israeliani della Nso: 'Stiamo collaborando con l’inchiesta Pegasus' ".

Immagine correlata
Sharon Nizza

Army chief censor in talks to join controversial Israeli cyber attack firm  NSO group - Business - Haaretz.com
Ariela Ben Abraham

«Siamo pronti a collaborare con le autorità», dice a Repubblica Ariela Ben Abraham, che dirige la comunicazione globale per la Nso, l’azienda israeliana nell’occhio del ciclone per l’inchiesta “Progetto Pegasus”. Lo scandalo prende il nome dal loro prodotto di bandiera, lo spyware che avrebbe consentito a diversi regimi di monitorare oppositori e giornalisti, ed è scoppiato mentre a Tel Aviv si svolgeva la settimana internazionale del cyber. «Forse non a caso», dice Ben Abraham.

In che senso? «Ci chiediamo chi ci sia dietro questa operazione: 90 giornalisti da tutto il mondo che peraltro ora sostengono che l’elenco famoso non è direttamente correlato con Nso».

Sostengono che si tratti di un database di obiettivi nel mirino dei vostri clienti. «Nso non ha un database di 50mila obiettivi, non è possibile con i numeri su cui lavoriamo che limitano il cliente a 100 licenze annue».

Nei controlli effettuati finora su 65 numeri è risultato che almeno su 37 era attivo Pegasus. «Sono partiti con 50mila numeri, ora siamo arrivati a 37. Ma non ci è stata fornita nessuna prova finora».

Pegasus - Futuro Europa

Avete intrapreso vie legali? «Stiamo considerando di agire contro chi ha diffuso queste menzogne. Grazie a Pegasus le vite di decine di migliaia di persone sono state salvate, sono stati evitati attentati terroristici. Durante il Covid è stata sventata una rete di cento pedofili».

Questo è l’obiettivo principale del software, ma… «Non il principale. L’unico». …voi stessi avete ammesso di aver interrotto cinque contratti per abusi da parte dei clienti. «Anche di una forchetta e un coltello si può fare uso improprio».

Però vendete il coltello anche a chi sapete potrebbe abusarne. «Attualmente Pegasus ha 45 clienti, solo Stati, la maggior parte europei. A oltre 55 Stati abbiamo rifiutato di vendere. Siamo la prima compagnia cyber ad aver aderito alle linee guida dell’Onu per il business e i diritti umani. Il contratto è molto specifico sugli scopi per cui può essere utilizzato il software e viene rivisto periodicamente. Se riceviamo delle denunce, facciamo debite verifiche con le quali il cliente è tenuto a collaborare. Non conosco un’altra azienda del settore con tali standard. Se qualcuno abusa della nostra tecnologia, non abbiamo problemi a terminare il rapporto: l’abbiamo fatto in passato e lo faremo in futuro, anche al costo di perdere milioni di dollari».

Avete cessato il rapporto con l’Arabia Saudita dopo che il vostro nome è stato legato all’omicidio Khashoggi? «Non riveliamo dettagli sui nostri clienti, presenti o passati. Respingiamo qualsiasi connessione con quel delitto atroce. Abbiamo fatto più controlli e lo spyware non si trovava né sul suo cellulare né su quello della sua fidanzata o di altre persone connesse a lui, diversamente da quanto riportato».

Una delle critiche che vi vengono mosse è che il processo di verifica non sia indipendente e trasparente. «Il fatto che abbiamo interrotto il rapporto con cinque clienti credo che dica molto».

Che ripercussioni sta avendo lo scandalo sulla società? «Un attacco del genere, così coordinato, ha chiaramente un impatto. Ma noi siamo forti e fieri di lavorare per Nso e farlo da Israele. I nostri impiegati (800, ndr ) sono corteggiati ovunque».

La stampa indica come vero tallone di Achille il processo di regolamentazione per ottenere la licenza a esportare, concessa dal ministero della Difesa: poca trasparenza, interessi politici e relazioni molto strette con i piani alti, come nel suo caso che è stata capo censore dell’Idf, le Forze di difesa israeliane. «Siamo totalmente conformi con la regolamentazione israeliana e anche con quella europea. Credo che quella israeliana sia ancora più severa che in Ue o Usa. Nso è diventata un nome generico, un archetipo, e il target di una campagna mirata. Non siamo di certo l’unica società del settore».

Il presidente francese Macron ha chiamato il premier Bennett per chiedere chiarimenti e dovrebbe partire una commissione. «Siamo contenti di collaborare con qualsiasi inchiesta. Non abbiamo dubbi che dietro questa campagna ci siano soggetti motivati da interessi. Ci sono molte possibilità. Prima o poi lo verremo a sapere».

Intende il movimento Bds per il boicottaggio di Israele, o il Qatar, come ha detto il vostro Ceo? «Soggetti che hanno interessi e molte risorse a disposizione».

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