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La Repubblica Rassegna Stampa
12.07.2021 Israele, diritti: sì della Corte Suprema alla maternità surrogata anche per gli uomini
Commento di Sharon Nizza

Testata: La Repubblica
Data: 12 luglio 2021
Pagina: 1
Autore: Sharon Nizza
Titolo: «Israele, la Corte suprema dà il via libera alla maternità surrogata anche per gli uomini»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA online di oggi, 12/07/2021, l'articolo di Sharon Nizza dal titolo "Israele, la Corte suprema dà il via libera alla maternità surrogata anche per gli uomini".

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Sharon Nizza

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Gerusalemme. Tra sei mesi, la possibilità di accedere alla maternità surrogata in Israele verrà estesa anche alle coppie omosessuali e ai padri single. E' quanto ha stabilito oggi la Corte Suprema israeliana al termine di una battaglia giudiziaria condotta dalla comunità Lgbt negli ultimi dieci anni. La legge attuale consente solo alle coppie eterosessuali e, dal 2018, anche alle madri single con problemi di fertilità, di usufruire della maternità surrogata. In seguito all'iter giudiziario avviato da una coppia gay, la Corte aveva stabilito nel febbraio 2020 che la legge in questione era incostituzionale dando al Parlamento un anno di tempo per modificarla perché non discriminasse le coppie dello stesso sesso. Scaduto il termine, il precedente governo aveva chiesto un'ulteriore estensione, accordata fino al 6 luglio scorso. In quella data, il ministro della Salute Nitzan Horowitz, leader del partito di sinistra Meretz e il primo capo di partito apertamente gay, aveva presentato la risposta del nuovo governo: "Le probabilità che questa Knesset possa cambiare la legislazione in questione rasentano lo zero".

In sostanza, una non risposta, che ha portato la Presidente della Corte Esther Hayut ad affermare che "la mancanza di praticabilità della vita politica non può giustificare la continua grave violazione dei diritti fondamentali" e alla sentenza di oggi, che stabilisce tra l'altro che lo Stato è tenuto a risarcire 7 mila e 500 euro di spese legali ai querelanti. Horowitz ha convocato una conferenza stampa con Itai e Yoav Pinkas Arad, la coppia che ha dato il via alla battaglia legale presentando il primo ricorso nel 2010. "Oggi è un giorno storico per la comunità Lgbt e per tutta la società israeliana", ha detto il ministro. Anche Yair Lapid, ministro degli Esteri e premier alternato nel nuovo governo, ha accolto con favore la sentenza: "Essere genitori è un diritto umano fondamentale e questa decisione è giusta, moralmente e socialmente". Nei prossimi sei mesi, sarà di competenza del ministero della Salute stabilire la nuova prassi dell'iter che includa anche le coppie dello stesso sesso o uomini single. Itai e Yoav, come migliaia di altri israeliani omosessuali (tra cui l'ex ministro degli Interni del Likud, Amir Ohana), nel corso dei lunghi anni di battaglia legale hanno portato alla luce tre bambini con la maternità surrogata esercitata all'estero.

Infatti la legge israeliana consente il riconoscimento all'anagrafe dei figli nati in alcuni Paesi dove la pratica è legale - in primis negli Stati Uniti - ma comporta costi ingenti che precludono a molti la possibilità di accedere a questo percorso. Ariè Deri, il leader del partito religioso Shas - oggi all'opposizione - si è espresso contro la sentenza: "Una decisione che colpisce duramente l'identità ebraica dello Stato". "Il risultato è molto importante e ci rende felici, ma idealmente avremmo preferito che il metodo fosse diverso", dice a Repubblica Oded Schwartzberg, leader dell'associazione Lgbt affiliata al Likud. "Abbiamo lavorato per anni perché questa legge venisse annullata o modificata. Crediamo che a stabilire i valori e le leggi debba essere la Knesset e non la Corte".

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