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La Repubblica Rassegna Stampa
27.06.2021 Le diversità rigenerano la democrazia
Editoriale di Maurizio Molinari

Testata: La Repubblica
Data: 27 giugno 2021
Pagina: 1
Autore: Maurizio Molinari
Titolo: «Le diversità rigenerano la democrazia»

 Riprendiamo da La Repubblica di oggi, 27/06/2021, a pag.1 l'editoriale di Maurizio Molinari dal titolo "Le diversità rigenerano la democrazia"

Maurizio Molinari – Domosofia Festival delle idee e dei saperi
Maurizio Molinari, direttore di Repubblica

 La battaglia sui diritti Lgbt in Ungheria e la contemporanea disputa sul ddl Zan fra Italia e Vaticano portano l'Unione Europea a confrontarsi con la sfida che già distingue Stati Uniti e Israele: i sistemi democratici hanno bisogno di valorizzare le proprie diversità per rigenerarsi e rafforzarsi. Negli Stati Uniti l'elezione alla presidenza di Joe Biden è stata il frutto di una coalizione elettorale guidata da una schiacciante maggioranza di donne, minoranze e giovani che si riflette nella composizione della sua amministrazione: fra i primi cento incarichi per importanza 57 sono donne e39non-bianchi.È il risultato di un cammino che ha visto l'America nel 2008 eleggere in Barack Obama il primo presidente afroamericano, nel 2011 approvarecon la Corte Suprema le unioni civili peri gay, nel 2017 unirsi dietro il movimento #Metoo in difesa dei diritti delle donne e nella campagna elettorale del 2020 reagire all'uccisione di George Floyd a Minneapolis con una grande mobilitazione antirazzista. Le diversità rigenerano la democrazia Cio significa che l'humus di diversità espressa dall'amministrazione Biden viene da lontano ed è questa idea diffusa del diritto alla identità differente che ha portato alla sconfitta dei repubblicani di Donald Trump, la cui maggiore debolezza - come osserva il columnist del Washington Post EJ Dionne - è stata di essere soprattutto un partito di uomini bianchi. Quando Karin Jean-Pierre si presenta dunque ai giornalisti nella Brady's Room della Casa Bianca come la prima portavoce presidenziale al tempo stesso donna, gay e afroamericana incarna un'idea di democrazia delle diversità che punta a includere ogni tassello della società nazionale. Trovando nel mosaico identitario una formidabile ricetta capace di rivaleggiare - e sconfiggere nelle urne - il populismo che invece si nutre di scontento sociale e protesta contro le istituzioni rappresentative. Nulla da sorprendersi dunque se Biden e Kamala Harris - la prima donna nera divenuta vicepresidente - accelerano in questa direzione: dichiarando "Juneteenth" festa nazionale il 19 giugno per ricordare come nel 1865 vide la liberazione degli ultimi schiavi dopo la Guerra Civile come anche promettendo di raddoppiare il numero delle donne afroamericane fra i giudici di appello. Il nuovo governo di Israele, da poco insediato, va nella stessa direzione perché include ebrei ortodossi e musulmani fondamentalisti, politici israelo-etiopi e israelo-moldavi, un ministro apertamente gay e più in generale componenti con le origini in Asia, Africa, Europa e America. Per non parlare delle 9 donne su 27 ministri un premier ultranazionalista, un ministro degli Esteri centrista, i leader della sinistra storica e il primo partito arabo-israeliano in una coalizione di governo. Come riassume Alan Dershowitz, giurista liberal di Harvard, "sfido chiunque a trovare una democrazia parlamentare con una coalizione di governo più diversa". Anche Israele ha fatto emergere le proprie diversità unendosi contro un leader nazionale conservatore - Benjamin Netanyahu è stato al governo per 12 anni consecutivi -e le sim il itudini con gli Stati Uniti non finiscono qui perché nello Stato ebraico solo il 44 per cento degli abitanti è bianco mentre negli Usa il 48 per cento delle nuove nascite avviene in famiglie ispaniche. Ovvero, si tratta di due nazioni costruite da immigrati che vedono le rispettive democrazie rigenerarsi esaltando le diversità - politiche, etniche e di genere - delle rispettive collettività. Gli Stati europei hanno popolazioni etnicamente più compatte e dunque arrivano con un certo ritardo alla sfida della ridefinizione dell'identità nazionale dovuta all'impatto demografico delle minoranze. Da qui la novità del fattore Lgbt che invece sembra far breccia con più efficacia con il risultato di portare anche il Vecchio Continente davanti alla sfida politica delle diversità. A ben vedere per l'Ue la data di inizio di questa battaglia è 112017 con la decisione della Corte europea dei Diritti Umani di definire "discriminatoria" la legge russa del 2013 contro la raffigurazione pubblica di comportamenti e valori Lgbt, definendola "discriminatoria" e sfidando il Cremlino nell'aggiungere che "incoraggia l'omofobia". La legge ungherese ora difesa a spada tratta dal primo ministro ungherese Viktor Orbàn ha caratteristiche simili e lo scontro che ha innescato in seno all'ultimo Consiglio europeo indica proprio nei diritti Lgbt il test della diversità per gli Stati dell'Unione, con le democrazie occidentali determinate nel considerarli diritti civili a differenza di alcuni Paesi dell'Est, guidati da Ungheria e Polonia. Quando il ministro della Giustizia magiaro, Judit Varga, si spinge fino ad accusare il premier olandese Mark Rutte di "essere uscito dal cerchio delle persone civilizzate" a causa della sua difesa dei diritti Lgbt, emerge con chiarezza un approccio illiberale alle diversità - non solo di genere - con cui l'Europa deve fare i conti. Da qui la domanda se lite, dopo aver assistito in gran parte passivamente alle profonde trasformazioni americane innescate dall'elezione di Obama e dalla mobilitazione per il #Metoo, non stia trovando sul terreno dei diritti Lgbt la propria strada verso un approccio più inclusivo al diritto alle diversità. Ed è un interrogativo che si rafforza davanti alle evidenti divisioni che il ddl Zan innesca nel nostro Parlamento, nella Chiesa italiana e in Vaticano. Rinnovando cosi l'idea che una democrazia si consolida in maniera direttamente proporzionale al numero dei diritti che riesce a identificare, codificare, proteggere e far coesistere fra i propri cittadini. Aumentandone di conseguenza espressione e rappresentanza a dispetto di ogni distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Come recita l'articolo 3 della Costituzione repubblicana.

Sull'articolo 3 della Costituzione italiana

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