lunedi` 15 agosto 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Hillel Neuer smaschera l'antisemitismo dell'Unrwa (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






La Repubblica Rassegna Stampa
16.06.2021 Rafael Grossi (Aiea): 'L'Iran mente sul nucleare'
Lo intervista Vincenzo Nigro

Testata: La Repubblica
Data: 16 giugno 2021
Pagina: 16
Autore: Vincenzo Nigro
Titolo: «Grossi: 'Nei siti segreti l’Iran fa attività nucleare senza dare informazioni'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 16/06/2021, a pag. 16, con il titolo "Grossi: 'Nei siti segreti l’Iran fa attività nucleare senza dare informazioni' " l'intervista di Vincenzo Nigro.

Risultati immagini per vincenzo nigro repubblica
Vincenzo Nigro

Rafael Mariano Grossi | IAEA
Rafael Grossi

Rafael Grossi, il diplomatico argentino che è direttore generale della Aiea, è stato a Roma per due giorni. L’agenzia per l’energia atomica dell’Onu è al centro del negoziato politico più delicato di questi mesi: il tentativo di Iran da una parte e "5+1" dall’altra di far rivivere l’accordo sul nucleare iraniano "Jcpoa". L’intesa fu firmata nel 2015, ma Donald Trump la abbandonò unilateralmente nel 2018, attivando nuove sanzioni economiche contro l’Iran. A sua volta, Teheran ha iniziato a violare i limiti "tecnici" dell’accordo, arrivando per esempio ad arricchire l’uranio ad un livello del 60%, vicino a quello necessario per utilizzo militare.

Signor direttore generale, a che punto sono le trattative per far rivivere il "Joint Common Plan of Action"? «L’Aiea non partecipa direttamente al negoziato, ma è stata chiamata a verificarlo e dovrebbe continuare a fare attività ispettive in Iran. Tutti sanno che a questo punto bisognerà aspettare il nuovo governo iraniano: le discussioni da settimane affrontano questioni tecniche anche molto complesse e delicate, ma quella che serve è la volontà politica delle parti. Una cosa è sicura: non si può fallire una seconda volta, la prima volta è accaduto, ma non può esserci un secondo insuccesso».

Lei nelle ultime settimane ha rilasciato dichiarazioni preoccupate sull’atteggiamento iraniano. Perché? «Gli ispettori della Aiea hanno scoperto alcuni siti iraniani in cui era stata fatta attività nucleare senza che fossero stati dichiarati, come da accordi, alla nostra agenzia. Gli iraniani non ci hanno ancora fornito informazioni sufficienti».

E questo come influisce sul negoziato per il Jcpoa? «Influisce perché è crollato un elemento indispensabile, quello della fiducia. Se non possiamo fidarci, non possiamo lavorare. Dobbiamo lavorare in un clima di fiducia, e per averla c’è bisogno di informazioni dettagliate, di chiarimenti, di piena trasparenza. Per il momento questi elementi non ci sono».

Di recente sul tema le ha scritto il presidente Salehi, che è il capo della agenzia atomica iraniana, garantendo trasparenza. «Ma ancora non ci sono state offerte le risposte necessarie. L’Iran è un paese che ha un programma nucleare complesso e ambizioso, che sta arricchendo l’uranio a un livello molto vicino a quello per un uso militare. Quando dico queste cose descrivo semplicemente lo stato delle cose. Sono preoccupato della situazione in cui siamo, lo dico in maniera trasparente da tempo all’Iran. Fra l’altro in questa fase di distacco dal Jcpoa, l’Iran ha arricchito uranio al 5%, poi al 20%, poi al 60%. Sono livelli vicini a quello per uso militare, e il Jcpoa accettava un livello del solo 3,67%, quello necessario all’uso civile».

Questo sarà un ostacolo alla riattivazione dell’accordo con gli Usa? «Questo è uno dei problemi tecnici da risolvere. Come pure l’uso delle nuove centrifughe che erano proibite dal Jcpoa: cosa si farà di quelle macchine? Bisognerà capire se verranno sigillate o distrutte. Siamo in una condizione differente rispetto a quella uscita dalla firma del Jcpoa. Io son o stato criticato per aver detto che il nuovo accordo sarà per forze di cose in qualche modo diverso dal Jcpoa originario. Ma le cose stanno proprio così. E fra l’altro c’è anche una realtà politica diversa rispetto al momento della firma. Si ricomincia da una base un po’ più fragile: gli iraniani hanno perso fiducia nei partner internazionali. E adesso ci sarà un nuovo governo in Iran. Nel 2015 quattro o cinque dei paesi firmatari erano tutti sulla stessa lunghezza d’onda dal punto di vista politico: adesso ci sono protagonisti che hanno idee diverse. Diciamo che c’è un cambiamento psico-politico rilevante».

Lei conosce bene la posizione negoziale iraniana, crede che alla fine una soluzione si troverà? «Noi faremo di tutto: se la volontà politica ci sarà noi ci saremo. Ma abbiamo l’obbligo di dire che le cose sono cambiate. Per anni la logica iraniana è stata sempre la stessa: garantire la continuità del loro programma nucleare, e in questo si vede una grande coerenza politico-tecnica che significa difendere la fattibilità del programma nucleare. C’è un altro problema: per arrivare all’accordo bisognerà sincronizzare due processi paralleli. Il percorso che dovrà vedere l’Iran rientrare progressivamente nei limiti tecnici del suo programma nucleare. E parallelamente quello degli Stati Uniti, che dovranno ridurre progressivamente le sanzioni. Ma sono due processi diversi. Trovare una forma per mandarli avanti in parallelo sarà molto importante».

Per inviare a Repubblica la propria opinione, telefonare: 06/49821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

rubrica.lettere@repubblica.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT