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La Repubblica Rassegna Stampa
06.06.2021 Iran, le elezioni farsa: decidono comunque gli ayatollah
Commento di Gabriella Colarusso

Testata: La Repubblica
Data: 06 giugno 2021
Pagina: 16
Autore: Gabriella Colarusso
Titolo: «Raisi senza avversari sfida con poche sorprese per guidare l’Iran»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 06/06/2021, a pag.16, con il titolo "Raisi senza avversari sfida con poche sorprese per guidare l’Iran", il commento di Gabriella Colarusso.

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Gabriella Colarusso

Ebrahim Raisi: The cleric who could end Iranian hopes for change | Middle  East | Al Jazeera
Ebrahim Raisi

«Ho provato la povertà, non ne ho solo sentito parlare» dice Ebrahim Raisi col suo turbante nero e il tono dimesso in una campagna elettorale che sembra la riedizione di quella del 2017, quando si presentò contro il riformista Hassan Rouhani come il candidato "degli ultimi" e dei "devoti", ma perse. Questa volta potrebbe essere diverso: tra dodici giorni gli iraniani saranno chiamati a scegliere il loro presidente ed Ebrahim Raisi è il candidato "forte", il favorito di una competizione che diversi osservatori non considerano né libera né aperta. A fine maggio il consiglio dei Guardiani, che è controllato dalla Guida Suprema Ali Khamenei, ha selezionato i candidati escludendo tutti i moderati e i riformisti più noti. I sette ammessi si sono confrontati ieri nel primo dibattito televisivo, cinque sono conservatori e ultraconservatori: il vice speaker del Parlamento, Amir Hossein Ghazizadeh Hashemi e il parlamentare Alireza Zakani, l’ex comandante dell’esercito dei Guardiani della rivoluzione, Mohsen Rezaei e l’ex negoziatore nucleare Saeed Jalili. Gli altri due sono un tecnocrate, l’ex banchiere centrale Abdolasser Hemmati e l’ex viceministro del governo riformista di Mohammad Khatami, Mehralizadeh. Tutti protagonisti alla stessa maniera, sulla carta, ma in realtà gli occhi erano puntati sul superfavorito: colui che, salvo sorprese, vincerà. Chi è Ebrahim Raisi? Per capirlo bisogna guardare a nord est, a Mashhad, la città santa sciita dov’è nato il 14 dicembre del 1960 e dov’è nata anche la Guida Suprema, Ali Khamenei, l’uomo che in Iran ha l’ultima parola su tutta una serie di questioni chiave, dalla politica nucleare alla gestione delle forze armate. Raisi, che è un religioso ultraconservatore ma non ha il rango di ayatollah, è molto vicino a Khamenei: è stato suo allievo e ha sposato Jamileh Alam al Hoda, la figlia dell’ayatollah ultraconservatore Alam al Hoda, vecchio amico e consigliere di Khamenei e suo rappresentate nella provincia di Mashhad, la Khorasan Razavi. Cresciuto in una famiglia modesta, Raisi si distinse per la fede rivoluzionaria già nei primi anni della Repubblica islamica di Khomeini, e ha fatto una veloce carriera nella magistratura: a 20 anni procuratore generale a Karaj, poi a Hamedan e poi vice procuratore generale a Teheran, la capitale. Nel 1988, alla fine della guerra con l’Iraq, fece parte di quello che viene ricordato come il "comitato della morte", le quattro persone che decisero l’esecuzione di migliaia di prigionieri politici, tra i 2000 e i 3000. Nel 2016 Khamenei volle Raisi a capo della più ricca e influente fondazione religiosa dell’Iran, la Astan Quds Razavi — che di fatto è una holding da cui dipendendo decine di società — e nel 2019 lo nominò capo della magistratura, un ruolo che ricopre ancora oggi e che ha usato per lanciare una dura battaglia contro la corruzione. Da tempo si dice che sia anche tra i principali candidati alla successione a Khamenei: la presidenza potrebbe facilitare il passaggio, come fu per lo stesso Leader supremo. Ma potrebbe anche danneggiarlo, in un Paese che attraversa una grave crisi economica, in cui i poteri del presidente sono limitati e con i negoziati sul ritorno all’accordo nucleare con gli Usa, che potrebbe ridare ossigeno al mercato, ancora incerti. Di sicuro per ora c’è solo che Raisi ha vinto lo scontro di potere con quello che avrebbe potuto essere lo sfidante più insidioso, Ali Larijani, a lungo speaker del Parlamento e consigliere di Khamenei. A sorpresa, a fine maggio, il Consiglio l’ha escluso dalla corsa, una decisione che è stata interpretata da molti come la volontà del sistema, e della stessa Guida, di spinare la strada all’uomo di Mashhad. Qualcuno spera che il banchiere Hemmati possa movimentare una campagna che appare scontata. «Sei il capo della magistratura e qui c’è un conflitto di interessi. Mi dai un salvacondotto per quello che dico contro di te?», incalzava ieri nel dibattito in tv. Ma i riformisti sono divisi e incerti se appoggiarlo, e il sentimento di sfiducia dei cittadini potrebbe portare molti a non votare. I sondaggi parlano di un’affluenza tra il 30 e il 40%, molto bassa: è questo il vero e più temibile avversario di Raisi.

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