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La Repubblica Rassegna Stampa
13.05.2021 Dai missili ai pogrom, cronaca di un giorno di fuoco
Di Sharon Nizza

Testata: La Repubblica
Data: 13 maggio 2021
Pagina: 14
Autore: Sharon Nizza
Titolo: «Razzi, bombe e scontri. Da Tel Aviv a Gaza la guerra dei due fronti»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 13/05/2021, a pag. 14, l'articolo di Sharon Nizza dal titolo "Razzi, bombe e scontri. Da Tel Aviv a Gaza la guerra dei due fronti".

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Sharon Nizza

Striscia di Gaza, pioggia di razzi di Hamas su Israele: due morti - la  Repubblica

Nelle ore drammatiche in cui il confronto tra Israele e Hamas degenera senza ancora assumere formalmente il titolo di guerra, la battaglia per lo Stato ebraico si divide su due fronti: la Striscia di Gaza, da dove continua ad arrivare una pioggia di missili, mentre non si placano i pesanti bombardamenti israeliani. Ma c’è anche il fronte domestico, con rivolte violente a Lod, Gerusalemme, Ramla, Acri, Haifa, le città a popolazione mista da dove arrivano immagini che rievocano l’inizio della Seconda Intifada dell’ottobre 2020. Le scene degli scontri nella Moschea di Al Aqsa, virali sui social, fanno scendere per le strade folle di giovani arabi arrabbiati. A Lod, 80,000 anime, ebrei e musulmani che convivono a fasi alterne, sembra si concentrino tutte le tensioni che il Paese sta vivendo nelle ultime settimane. Scene di vera e propria guerriglia urbana hanno portato il premier Netanyahu a dichiarare lo stato di emergenza. Dalle 20:00 di ieri è in vigore un coprifuoco notturno, proprio mentre ha inizio Eid al Fitr, la festività che chiude il mese del Ramadan. La polizia si prepara a usare il pugno duro. Trenta auto, una sinagoga e due scuole di studi ebraici sono stati dati alle fiamme, presi d’assalto dalla folla che lancia sassi e molotov e issa una bandiera palestinese al posto di quella israeliana in un parco pubblico. Ebrei barricati in casa lamentano l’assenza della polizia fino a che parte lo sparo che fa una vittima tra gli assalitori. Il giovane ebreo che ha sparato è agli arresti, e la sua comunità protesta perché invece «tra gli arabi non è stato arrestato nessuno». La polizia in serata comincia a effettuare i primi fermi anche tra gli arabi. Come previsto, diversi giovani sfidano il coprifuoco, e nuovi scontri sono inevitabili. Anche Akko brucia e in un tentativo di linciaggio rimane ferito gravemente un ebreo. Pogrom, li ha definiti il presidente Rivlin, chiedendo una chiara condanna da parte della leadership araba. Nel clima avvelenato che si respira, un gesto importante arriva da Mansour Abbas, leader del partito islamista Ra’am, che, in arabo, invita i manifestanti a fermare le violenze. Mantiene così il suo potere negoziale nelle trattative per la formazione di un governo che Yair Lapid cerca di mandare avanti mentre il Paese dà segnali di andare verso una campagna più lunga e fatale di quanto ci si aspettasse. In un messaggio diretto ai palestinesi tramite i social media, il ministro della Difesa Benny Gantz minaccia che «se Hamas non cessa le violenze, Gaza subirà un colpo più duro di quanto inflitto nel 2014». Nella seconda giornata dall’inizio dell’escalation, l’aviazione israeliana riduce in macerie altri palazzi interi nella Striscia di Gaza, da cui vengono fatti evacuare per tempo gli inquilini. Secondo quanto riferito dal portavoce dell’esercito, gli obiettivi ospitano quartier generali dell’intelligence di Hamas, che continua nella pratica di stabilire le proprie infrastrutture nel cuore della popolazione civile. Il ministero della Salute di Gaza riporta 65 vittime, tra cui 16 bambini. Israele rivendica ieri l’uccisione di quattro operativi tra i vertici di Hamas, appartenenti alla cerchia di Mohammad Deif, il comandante delle Ezzedin al-Qassam. Tra questi anche Bassem Issa, il comandante della divisione di Gaza City e Jomaa Tahla, capo dell’unità cyber. A oggi, più di mille missili hanno colpito Israele, raggiungendo anche la periferia di Tel Aviv e provocando 6 morti, con un bambino di 5 anni in fin di vita. Le sirene non cessano di suonare per tutto il giorno, anche mentre siamo a Lod, a pochi chilometri dall’aeroporto Ben Gurion. Qui, la notte di martedì, durante uno degli attacchi più pesanti, un missile aveva fatto due nuove vittime: padre e figlia sedicenne, arabi israeliani. Come dice Umm Yousef, con cui ci troviamo a cercare riparo mentre suona nuovamente la sirena, «i missili non distinguono tra ebrei e musulmani. Hamas dovrebbe tenerlo a mente».

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