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La Repubblica Rassegna Stampa
11.03.2021 Intervista a Mahmoud Ahmadinejad, l'ex dittatore iraniano che voleva 'cancellare Israele dalle mappe'
Di Gabriella Colarusso

Testata: La Repubblica
Data: 11 marzo 2021
Pagina: 17
Autore: Gabriella Colarusso
Titolo: «Ahmadinejad: 'Sul nucleare un accordo sbilanciato. Spetta agli Usa risolvere'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 11/03/2021, a pag.17, con il titolo "Ahmadinejad: 'Sul nucleare un accordo sbilanciato. Spetta agli Usa risolvere' ", l'intervista di Gabriella Colarusso a Mahmoud Ahmadinejad.

Le domande di Gabriella Colarusso permettono di capire chi è Mahmoud Ahmadinejad. Le risposte dell'ex dittatore, che da presidente invitava a "cancellare Israele dalle mappe geografiche", sono invece evasive, in modo da non urtare eccessivamente l'opinione pubblica in Occidente.

Ecco l'intervista:

Risultati immagini per gabriella colarusso repubblica
Gabriella Colarusso

Mahmoud Ahmadinejad (@Ahmadinejad1956) | Twitter
Mahmoud Ahmadinejad

Per otto anni, Mahmoud Ahmadinejad è stato il volto duro dell’Iran, il presidente dei discorsi incendiari contro il «nemico americano». Conservatore, ex sindaco di Teheran, fu eletto per la prima volta nel 2005. Fu riconfermato nel 2009 nel mezzo delle più grandi poteste di piazza della storia recente iraniana. Da allora ha mantenuto una certa popolarità soprattutto tra le fasce meno abbienti, seppur inviso tanto ai riformisti quanto all’establishment conservatore. Nel 2017 la sua candidatura fu bloccata. A giugno ci saranno nuove elezioni presidenziali: un sondaggio recente di Iranwire gli attribuisce il 37% dei consensi contro il 25% del presidente uscente, Rouhani. Si candiderà? «Parlerò a tempo debito », glissa raggiunto a Teheran via Skype. Dai toni accesi contro gli Stati Uniti è passato a messaggi più concilianti.

È cambiata la sua posizione verso l’America? «Ho scritto lettere a tutti i presidenti americani, dal signor Bush a Joe Biden, per dir loro di governare il comportamento della struttura di governo che opera dietro le quinte negli Stati Uniti e tiene in mano la politica estera Usa da 70 anni».

Chi farebbe parte di questa struttura? «Non c’è bisogno di fare nomi. Sull’accordo nucleare il dialogo Usa-Iran è in una fase di stallo. L’America chiede a Teheran di rispettare gli obblighi. L’Iran vuole che vengano rimosse le sanzioni».

Ritiene possibili e necessari nuovi negoziati? «Nell’accordo nucleare è stabilito che in caso di dispute dovrebbe esserci un tavolo comune tra l’Iran e gli altri sei Paesi (il gruppo P5+1, ndr), loro avrebbero sei voti e l’Iran un solo voto. È chiaro che così il problema non si risolve. L’altro tema è l’equilibrio tra diritti e obblighi. Gli obblighi dell’Iran sono il 100% e i diritti lo 0%, i principi legali della legge internazionale non sono stati rispettati. Ogni problema va risolto con il dialogo, ma in un contesto di giustizia per entrambe le parti. E poi: questo accordo pure così incompleto e sbilanciato è stato abbandonato da Trump. Ora chi deve risolvere la situazione?».

Nell’ultimo anno, gli accordi di Abramo hanno aperto la strada a una nuova cooperazione tra Israele e i Paesi arabi. Non è venuto il momento anche per l’Iran di dialogare con Israele? «Gli accordi di Abramo non risolvono il problema della Palestina, una nazione il cui territorio è stato occupato, in cui la maggioranza della popolazione è rifugiata, in cui i palestinesi sono stati privati dei loro diritti».

Lei disse che Israele doveva essere “cancellato dalla mappa”. È ancora questo il suo pensiero? «Credo che l’occupazione e la violazione dei diritti delle persone debbano essere cancellate nel mondo».

È passato poco più di un anno dall’uccisione del generale Soleimani, figura molto rispettata in Iran. Che conseguenze ha avuto la sua morte per l’Iran? «Il terrorismo è condannato da tutte le leggi internazionali: non credo che il terrore possa risolvere alcun problema».

A giugno ci saranno le presidenziali. Gli unici due candidati finora sono esponenti dei Pasdaran. Un presidente militare è quello di cui l’Iran ha bisogno? «Non è ancora il momento delle elezioni, se necessario al momento opportuno solleverò alcuni temi».

Nel 2009, nelle manifestazioni contro la sua rielezione la repressione fu brutale, almeno 60 morti. Ha rimorsi? «Non commento i numeri ma anche se una singola persona viene uccisa è grave. Le elezioni del 2009 furono una grande prova di democrazia, ma un piccolo gruppo di uomini della sicurezza creò violenze per distruggere la vitt oria della nazione. Successe anche nel 2017 e nel 2019».

Nel 2019 sono state uccise nelle proteste più di 300 persone, dice Amnesty. Lei non ha condannato. «Gli iraniani conoscono la mia posizione, anche una sola vittima è troppo».

È molto attivo su Twitter, che fu censurato proprio durante la sua presidenza. Usa un vpn (virtual private network, ndr ) per connettersi? «In Iran alcuni individui censurano i social media e poi vendono i vpn per aumentare i costi di accesso, è una cosa che non condivido».

Lei quale usa? «Perché è importante? Ce ne sono migliaia, ne uso uno».

I social devono continuare a essere censurati in Iran? «Non sono d’accordo con l’esercitare limiti sulla vita delle persone».

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