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La Repubblica Rassegna Stampa
04.04.2012 L'ex nazista contro Israele
su Repubblica la poesia di Günter Grass pro Iran. Risposta di Ugo Volli, cronaca di Andrea Tarquini, commento di Adriano Prosperi

Testata: La Repubblica
Data: 04 aprile 2012
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli - Andrea Tarquini - Günter Grass - Adriano Prosperi
Titolo: «Una poesia contro Israele l´ultima provocazione di Grass: Le sue atomiche una minaccia - Quello che deve essere detto - Se la storia viene capovolta in un brusìo di responsabilità»

Riportiamo da REPUBBLICA di oggi, 04/04/2012, a pag. 22, l'articolo di Andrea Tarquini dal titolo " Una poesia contro Israele, l´ultima provocazione di Grass: Le sue atomiche una minaccia ", a pag. 23, la poesia di Günter Grass dal titolo " Quello che deve essere detto ", a pag. 1-23, l'articolo di Adriano Prosperi dal titolo "Se la storia viene capovolta in un brusìo di responsabilità".

A destra Günter Grass

La poesia di Günter Grass viene pubblicata oggi solo su Repubblica e, in contemporanea su El Paìs, Politiken (Danimarca) e Sueddeutsche Zeitung
La poesia  non è altro che un attacco a Israele e una difesa dell'Iran.
Non che i toni di Grass stupiscano più di tanto, viste le sue origini.
Grass, come altri intellettuali diventati famosi nel dopoguerra, credette e aderì al nazismo. Ma la sua colpa principale è quella di aver tenuto nascosto questa parte della sua vita ed essere diventato un maitre à penser della sinistra antifascista e antinazista, com'è successo anche in Italia ai tanti Dario Fo & soci che hanno combattuto nella repubblica di Salò diventando anche loro a Liberazione avvenuta maestri di democrazia. Con la pretesa di insegnarla agli altri.
Tarquini presenta la poesia con un articolo nel quale si legge, fra l'altro : "
non Gerusalemme e Washington, bensì l´Agenzia internazionale per l´energia atomica (Aiea) che fu guidata dal grande politico egiziano Mohammed el Baradei, denuncia per prima il programma atomico iraniano.". L'AIEA guidata da el Baradei fu connivente col nucleare iraniano. E' solo con il cambiamento della presidenza che l'Agenzia atomica Onu ha iniziato a denunciare la realtà del nucleare iraniano. El Baradei più che grande politico fu un grande amico dell'Iran degli ayatollah.
Non condividiamo la censura operata dal giornale Die Zeit alla poesia di Grass. Riteniamo, infatti, che il mondo debba leggere, debba sapere e rendersi conto dell'antisemitismo e dell'odio per Israele che animano alcuni intellettuali europei.
Ma, come scrive anche Adriano Prosperi nel commento che riportiamo nella pagina, la poesia di Grass è solo "
un´impossibile equiparazione tra Israele e Iran, un´incredibile rimozione della minaccia che il regime di Teheran rappresenta per Gerusalemme". Non è Israele a minacciare l'Iran, ma il contrario. Finora l'Occidente non ha fatto quasi nulla per neutralizzare la minaccia, ha preferito comportarsi come chi nutre il coccodrillo nella speranza che lo mangi per ultimo. Ma dopo Israele il prossimo bersaglio dell'Iran è l'Occidente intero.

Poesia di Ugo Volli dedicata a Günter Grass

Un vecchio nazista
arruolato da ragazzo nelle SS
ha passato la vita
a mascherarsi da progressista.

Arrivato in vecchiaia,
smascherato il suo passato,
non vuol lasciare incompiuta
la sua antica missione.

Dopo aver difeso Auschwitz
con le armi - da nazista
oggi difende Ahmadinejad
con le parole - da progressista.

Niente è cambiato,
né lui - né l'antisemitismo.

La vecchia lotta prosegue:
Sieg Hail, Günter Grass
progressista ex nazista
o nazista ex progressista.

Ci sarà una Norimberga anche per te.
E per quelli come te.

Ugo Volli

Ecco i pezzi:Andrea Tarquini - " Una poesia contro Israele, l´ultima provocazione di Grass: Le sue atomiche una minaccia "

BERLINO - Rieccolo in campo, torna come sempre, da intellettuale impegnato di tutto il lungo dopoguerra, a lanciare le provocazioni più scomode possibili. Decenni fa in campagna elettorale per Brandt cancelliere della pace, questa volta sul tema caldo mondiale del momento, i piani atomici iraniani: secondo lui il vero pericolo per la pace è Israele e non l´Iran, il deterrente nucleare israeliano e non l´arsenale che Ahmadinejad sta costruendo. Di chi parliamo? Di Guenter Grass. Il Nobel per la letteratura, il massimo scrittore tedesco vivente, con la poesia che pubblichiamo vuole aprire un dibattito che si annuncia confronto lacerante, a livello globale.
"Quel che deve essere detto", s´intitola la lirica. In uno stile politico-didattico che ricorda il Brecht più impegnato e aggressivo, Grass lancia un attacco durissimo contro la politica dello Stato d´Israele, e contro la Repubblica federale. Perché, in nome della responsabilità per il passato chiamato Olocausto e del nuovo ruolo di potenza-leader di Berlino, la Germania di Angela Merkel ha fornito a prezzi stracciati sei sottomarini ultramoderni alla Hel ha´Halama le Israel, la Marina israeliana. Sottomarini che possono sparare missili da crociera.
Un´arma made in Germany per l´ultima difesa, deterrente da minacciare di usare per non usarlo, come fu con le atomiche tra Usa e Urss nella guerra fredda. In tecnica e strategia militari moderne, spieghiamolo al lettore, i missili lanciati da sottomarini servono a una risposta nucleare a un attacco nucleare subìto, non a un primo colpo. Il primo colpo atomico lo spari con i missili terrestri, come quelli che Teheran acquista in Corea del Nord. E non Gerusalemme e Washington, bensì l´Agenzia internazionale per l´energia atomica (Aiea) che fu guidata dal grande politico egiziano Mohammed el Baradei, denuncia per prima il programma atomico iraniano.
Grass non è d´accordo, non ci sta. Nel poema parla del deterrente israeliano come "minaccia alla pace". Una minaccia, si potrebbe sottintendere, va eliminata. Parla degli U-Boot tedeschi per Gerusalemme scrivendo di "crimine prevedibile, e nessuna delle nostre scuse cancellerebbe la nostra complicità". E denuncia "l´ipocrisia dell´Occidente". Tirades non nuove: da sempre Grass è un grande polemista, non solo un grande letterato. Anni fa, in "im Krebsgang", raccontando del piroscafo Wulhelm Gustloff carico di civili e silurato dai russi nel Baltico, dipinse i tedeschi in qualche modo come vittima della Seconda guerra mondiale. Più tardi, dopo un lunghissimo silenzio, in "Sbucciando la cipolla", confessò di aver prestato servizio nelle SS da giovane, credendoci. Passato e presente si confondono nell´eterno dramma tedesco. Ma questa volta è anche diverso. Die Zeit, l´illustre settimanale di Amburgo, ha rifiutato di pubblicare la poesia. La pubblicherà invece oggi (insieme a Repubblica, El Paìs, e a Politiken in Danimarca) la liberal Sueddeutsche Zeitung. «Grass è il più noto e massimo scrittore tedesco vivente, un Nobel, è sempre stato nel dibattito politico non si censura, si pubblica, in una certa misura i media sono anche bacheche, e Grass è uno dei tedeschi più famosi nel mondo», mi dice Heribert Prantl, direttore nella direzione collegiale della Sueddeutsche.
«Non si può censurare Grass, anche se si ritengono fuorvianti alcune sue opinioni», continua Prantl. «Forse riceverà applausi da una parte, interviene con una poesia nel dibattito, posso solo accettare l´intervento come contributo lirico al dibattito». Non si censurano i grandi intellettuali, insomma, neanche quando possono violare gravi tabù della Memoria o travisano la realtà odierna. La discussione è lanciata.

Günter Grass - " Quello che deve essere detto "


Günter Grass

Perché taccio, passo sotto silenzio troppo a lungo
quanto è palese e si è praticato
in giochi di guerra alla fine dei quali, da sopravvissuti,
noi siamo tutt´al più le note a margine.

E´ l´affermato diritto al decisivo attacco preventivo
che potrebbe cancellare il popolo iraniano
soggiogato da un fanfarone e spinto al giubilo organizzato,
perché nella sfera di sua competenza si presume
la costruzione di un´atomica.

E allora perché mi proibisco
di chiamare per nome l´altro paese,
in cui da anni - anche se coperto da segreto -
si dispone di un crescente potenziale nucleare,
però fuori controllo, perché inaccessibile
a qualsiasi ispezione?

Il silenzio di tutti su questo stato di cose,
a cui si è assoggettato il mio silenzio,
lo sento come opprimente menzogna
e inibizione che prospetta punizioni
appena non se ne tenga conto;
il verdetto «antisemitismo» è d´uso corrente.
Ora però, poiché dal mio paese,
di volta in volta toccato da crimini esclusivi
che non hanno paragone e costretto a giustificarsi,
di nuovo e per puri scopi commerciali, anche se
con lingua svelta la si dichiara «riparazione»,
dovrebbe essere consegnato a Israele
un altro sommergibile, la cui specialità
consiste nel poter dirigere annientanti testate là dove
l´esistenza di un´unica bomba atomica non è provata
ma vuol essere di forza probatoria come spauracchio,
dico quello che deve essere detto.

Perché ho taciuto finora?
Perché pensavo che la mia origine,
gravata da una macchia incancellabile,
impedisse di aspettarsi questo dato di fatto
come verità dichiarata dallo Stato d´Israele
al quale sono e voglio restare legato
Perché dico solo adesso,
da vecchio e con l´ultimo inchiostro:
La potenza nucleare di Israele minaccia
la così fragile pace mondiale?
Perché deve essere detto
quello che già domani potrebbe essere troppo tardi;
anche perché noi - come tedeschi con sufficienti colpe a carico -
potremmo diventare fornitori di un crimine
prevedibile, e nessuna delle solite scuse
cancellerebbe la nostra complicità.

E lo ammetto: non taccio più
perché dell´ipocrisia dell´Occidente
ne ho fin sopra i capelli; perché è auspicabile
che molti vogliano affrancarsi dal silenzio,
esortino alla rinuncia il promotore
del pericolo riconoscibile e
altrettanto insistano perché
un controllo libero e permanente
del potenziale atomico israeliano
e delle installazioni nucleari iraniane
sia consentito dai governi di entrambi i paesi
tramite un´istanza internazionale.

Solo così per tutti, israeliani e palestinesi,
e più ancora, per tutti gli uomini che vivono
ostilmente fianco a fianco in quella
regione occupata dalla follia ci sarà una via d´uscita,
e in fin dei conti anche per noi.

Adriano Prosperi - " Se la storia viene capovolta in un brusìo di responsabilità"


Adriano Prosperi

Il silenzio che circonderebbe l´intenzione di Israele di sferrare un attacco preventivo che "potrebbe cancellare il popolo iraniano". Ma il risultato della sua poesia è solo quello di creare un brusio confuso, un´impossibile equiparazione tra Israele e Iran, un´incredibile rimozione della minaccia che il regime di Teheran rappresenta per Gerusalemme. Günter Grass è stato a lungo un noto e importante scrittore europeo, cultore ammirato della concezione della letteratura come strumento di esercizio di una responsabilità civile verso la società e verso la storia. Oggi quello scrittore ritorna a battere sul suo tamburo di latta: dice che deve farlo specialmente perché scrittore tedesco, erede di una storia di tragedie nibelungiche. Non lo ha fatto quando doveva, ma non per questo tacerà adesso né lo frenerà il senso di colpa verso il popolo ebraico, né l´accusa di antisemitismo che sarebbe - sostiene - pronta a colpire chi non tace. E così capovolge la storia: accusa Israele (e non Teheran) di minacciare la fragile pace mondiale. E incolpa la Germania risorta dalla guerra di esserne complice per la fornitura di armi, frutto di ipocrita riparazione e di voglia di fare buoni affari. Ipocrisia non solo tedesca: di tutto l´Occidente. Punta il dito sulle testate israeliane e non sulla bomba di Teheran che per lui è "presunta", (Grass dimentica che è l´Aiea a sospettare che Ahmadinejad stia lavorando ad un ordigno nucleare). La proposta? Si chieda con voce collettiva all´Iran di rinunciare a quello che è un pericolo ipotetico, non provato, la costruzione di una bomba che per ora non c´è e che sarebbe comunque unica e sola: e si chieda a Israele di mettere sotto controllo internazionale le parecchie "testate annientanti" di cui segretamente disporrebbe. Insomma, Israele è l´aggressore, l´Iran il popolo minacciato.
È un rovesciamento della realtà che è tutto fuorché nuovo: il pericolo ebraico che l´altro ieri fu strombazzato dalla propaganda nazista e poi da quella fascista oggi è diventato il collante propagandistico che tiene insieme le masse del mondo islamico e vi consolida regimi tirannici. Responsabilità tutta europea, quella dell´avere infettato il mondo arabo col virus dell´antisemitismo, per secoli del tutto assente in quella cultura e in quella parte del mondo.
Di fatto, lo Stato di Israele si è trovato fin dalla sua nascita esposto al costante pericolo e alla continua minaccia di essere spazzato via dal mondo che lo circonda. Il rifiuto arabo e islamico dell´esistenza dello Stato d´Israele ha fatto gravare su di esso una condizione di guerra costante dagli effetti disastrosi, spingendolo anche a scelte sbagliate. Solo una pacificazione israelo-palestinese potrebbe avviare una nuova stagione in Medio Oriente. In questo contesto la scena pubblica è dominata da minacce di guerra e contro-minacce di azioni muscolose.
Le bombe, appunto: quelle vere di cui poco si sa e quelle che si possono immaginare dietro un confronto diplomatico e politico che dura da tempo. Da quando l´agenzia internazionale Aiea ha messo nero su bianco i sospetti di un ordigno nucleare in preparazione in Iran si è avviato uno scontro a più voci sulla questione: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha minacciato di agire contro la Repubblica Islamica anche senza il permesso degli Stati Uniti. Obama lo ha corretto garantendo ancora protezione ma facendo sentire tutto il suo peso. Ma nessuno ha riconosciuto allo Stato d´Israele il diritto di schiacciare con una preventiva aggressione il popolo iraniano. Quello che si è avviato è il meccanismo della grande politica internazionale dove più delle bombe vere dominano quelle immaginate. Ma resta il pericolo che, mentre «si parla fin troppo di guerra» - come ha detto Obama nell´incontro recente con Netanyahu - qualcuno decida di usare davvero il "grosso bastone". In tutto questo il silenzio dell´Europa è assordante. l´Europa a misura tedesca di oggi è un nano politico, una spettatrice silenziosa. Ma non sarà una poesia a farla uscire dall´angolo: certo, non questa poesia.

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