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I musulmani sono infelici nei paesi in cui vivono, in uno solo sono felici, quale? (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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La Verità Rassegna Stampa
23.01.2022 Lo Stato islamico torna a espandersi in Iraq
Commento di Stefano Piazza

Testata: La Verità
Data: 23 gennaio 2022
Pagina: 19
Autore: Stefano Piazza
Titolo: «IIn Iraq l'Isis sta dilagando ancora e aspetta l'arrivo dei militari italiani»
Riprendiamo dalla VERITA' di oggi 23/01/2022, a pag. 19, l'analisi di Stefano Piazza dal titolo "In Iraq l'Isis sta dilagando ancora e aspetta l'arrivo dei militari italiani".

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Stefano Piazza

Cos'è l'ISIS e com'è organizzato, spiegato bene

Arrivano brutte notizie per il contingente italiano che si prepara ad assumere il comando della «Nato Mission Iraq» prevista per primavera. L'Italia aumenterà le proprie forze dispiegate in Iraq - al momento stimate in circa 1.100 militari, 270 mezzi terrestri e 12 aerei che si trovano tra la base di Erbil (Kurdistan iracheno) e quella di Baghdad - e dovrà fare i conti con una regione letteralmente in fiamme. Lo Stato islamico durante il 2021 ha condotto solo in Iraq più di 230 attacchi a seguito dei quali sono morte 356 persone (480 feriti), oltre 33 sequestri di persona, e in questo inizio 2022 ha di nuovo alzato paurosamente il livello dello scontro in tutto il Siraq con assalti a strutture governative e stragi di civili e militari. È la strategia del califfo dell'Isis Amir Mohammed Abdul Rahman al-Mawli al-Salbi, meglio noto col nome di battaglia di Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshl, che dopo un periodo di difficoltà e una serie di lotte interne per farsi accettare ha impresso la sua impronta militare fatta di poca dottrina religiosa, contrariamente al suo predecessore Abu Bakr al-Baghdadi che era prima di tutto un imam e poi un terrorista. Il nuovo califfo - conosciuto per essere colui che ordinò e partecipò direttamente alle infamie compiute contro il popolo degli Yazidi (oggetto di un genocidio iniziato il 3 agosto 2014 nel Sinjar, regione nel Dopo le lotte interne seguite alla morte di Al Baghdadi, Al Salbi è riuscito a confermarsi nuovo leader dei tagliagole: è l'uomo della strage del popolo yazida nord dell'Iraq, dove verranno massacrati più di 5.000 uomini perché «miscredenti», oltre al rapimento di 6.700 donne, poi vendute come schiave sessuali e bambini) - si ispira alla gesta del terrorista giordano Abu Mus'ab al-Zarqawi, cofondatore dell'Isis proveniente dalle fila di Al-Qaeda, che dagli anni Novanta fino alla morte (2006) è ritenuto responsabile di almeno 800 attacchi terroristici in Iraq. Si continua a combattere attorno alla prigione di di Ghwayran ad Al-Hasaka (nord-est della Siria), controllata dalle milizie curde del Fronte democratico siriano, alleate degli Stati Uniti, che è stata assaltata nella notte di giovedì scorso dagli uomini dell'Isis che prima di penetrare all'interno hanno fatto esplodere una potentissima autobomba guidata da un kamikaze. Dal carcere, dove fino all'attacco erano detenuti almeno 12.000 miliziani delle bandiere nere, sono fuggiti centinaia di detenuti e tra loro ci sarebbero figure di spicco dell'organizzazione, mentre i cadaveri abbandonati per le strade della città sarebbero un centinaio. Interessante, a proposito dell'assalto, notare come nel settembre del 2019, in uno dei sui ultimi messaggi audio, Abu Bakr al-Baghdadi invitò i seguaci a «colpire le prigioni di umiliazione gestite da crociati e sciiti».

Attacchi mordi e fuggi, l'Isis è vivo. Anche grazie al Covid | il manifesto

Una vera e propria profezia. Si combatte ancora tra le case e le strade della città di Hasaka, a dar man forte alle milizie curde sono impegnati aerei, droni ed elicotteri americani, però c'è anche l'altro fronte aperto dall'Isis, questa volta in Iraq, dove nella notte tra 20 e 21 gennaio 11 soldati sono morti nell'assalto armato condotto da un commando da jihadisti a una base militare nella regione di Diyala, nell'est del paese. A chi si meraviglia di quanto sta accadendo in una regione dove tra qualche settimana l'Italia assumerà il comando di una missione dalla quale gli Usa si sono chiamati praticamente fuori (così come stanno facendo in tutta l'area mediorientale, messa da parte per concentrarsi sull'IndoPacifico in funzione anticinese), occorre ricordare tutti gli errori commessi dalla caduta del villaggio siriano di Baghouz, ultimo bastione Isis, avvenuta i122 marzo del 2019. Quella mattina Sarah Sanders, portavoce all'epoca della Casa Bianca, dichiarò: «La Siria é stata liberata dallo Stato islamico». Tutto vero, solo che degli oltre 10.000 irriducibili tra i quali migliaia di foreign fighters, tra i quali anche molti europei, nessuno o quasi per molto tempo si preoccupò. Altro gravissimo errore fu lasciare soli i curdi (sempre usati e poi traditi dall'Occidente) nella gestione delle fatiscenti carceri e dei campi come quello di Al-Hol nel governatorato di al-Hasakah (nordest della Siria) che si trova a soli 220 km da Mossul (Iraq). Qui uomini e donne dell'Isis attaccano anche il personale della croce rossa internazionale: qualche giorno fa un medico è stato ferito a coltellate. Peggior destino ha avuto un infermiere della mezzaluna rossa, ucciso con le stesse modalità. È un fatto che ha ulteriormente esacerbato le tensioni nelle oltre 20.000 famiglie (più di 58.000 persone), molte delle quali sono imparentate con miliziani dell'Isis uccisi in battaglia o fatti prigionieri che sono presenti nella struttura dove le condizioni igienico-sanitarie sono a dir poco spaventose. A nessuno è mai interessato di loro e chi desidera davvero che uomini e donne partiti per fare la loro «guerra santa» e i loro bambini nati nell'allora «Califfato» tornino ad esempio in Francia, Belgio, Inghilterra, solo per citarne alcuni? Cosi nel disinteresse, dopo le molte rivolte e le evasioni, la corruzione ha consentito la liberazione di figure di spicco dell'Isis ed è con loro che Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi ha messo a punto la nuova strategia che mira a riprendersi il Siraq. Ed è sempre con loro che dovranno fare i conti, molto presto, i militari italiani.

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