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La Verità Rassegna Stampa
14.11.2021 Sale l'allarme terrorismo per l'Italia
Commento di Stefano Piazza

Testata: La Verità
Data: 14 novembre 2021
Pagina: 18
Autore: Stefano Piazza
Titolo: «Sale l'allarme terrorismo per l'Italia pronta a prendere il comando in Iraq»
Riprendiamo dalla VERITA' di oggi 14/11/2021, a pag. 18, l'analisi di Stefano Piazza dal titolo "Sale l'allarme terrorismo per l'Italia pronta a prendere il comando in Iraq".

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Stefano Piazza

SVENTATO ATTACCO ISIS IN ITALIA, ECCO COSA E' SUCCESSO - INFODIFESA

Lo scorso 11 novembre intorno alle 23.30 i canali ufficiali dello Stato islamico hanno diffuso la loro rivista Al Naba (La Notizia) dove sono state descritte le attività settimanali del gruppo terrorista che in questi mesi si sta sempre di più concentrando sull'Africa, Continente dove l'Isis sta letteralmente dilagando; e sull'Afghanistan ormai in balia della sua branca locale Isis Khorasan che colpisce ogni giorno la popolazione civile: un fatto che dimostra come i Talebani ormai non controllino più il Paese. Per tornare alla rivista dell'Isis, ieri intorno alle 10.30 le agenzie stampa e i principali giornali italiani hanno battuto la seguente notizia: «La rivista dell'Isis Al Naba torna a minacciare l'Italia e il ministro degli Esteri, pubblicando una foto di Luigi Di Maio in occasione del vertice della coalizione anti Daesh del giugno scorso a Roma insieme al segretario di Stato Usa, Antony Blinken. Nell'articolo dal titolo "Perché il Califfato li spaventa?" anche un accenno alla conquista di Roma», aggiungendo, «Già nel luglio scorso il titolare della Farnesina aveva ricevuto minacce sulla stessa rivista». Ma davvero lo Stato islamico ha minacciato l'Italia e il suo ministro degli Esteri? Secondo l'analista strategico Franco Iacch: «Il 312° numero di AI Naba non contiene nessuna "foto segnaletica" e la copertina dell'editoriale di Al Naba è una foto ufficiale scattata il 28 giugno scorso a Roma durante il meeting della Coalizione globale contro lo Stato islamico. La foto, contrariamente a quanto riportato da alcuni media, non è stata modificata digitalmente. L'unico intervento visibile è sul volto della donna al centro della foto, digitalmente oscurato secondo le direttive per i media emanate dallo Stato islamico. L'editoriale, intitolato "Perché il califfato li spaventa?", non riporta il nome del ministro Luigi Di Maio. Si tratta di un classico testo di indottrinamento pseudo religioso di narrativa apocalittica (qui si colloca l'unico riferimento su Roma). Ogni figura istituzionale è un potenziale bersaglio, ma lo Stato islamico utilizza la foto del ministro Di Maio perché riconducibile al contenuto pubblicato nell'editoriale del 294° numero di Al Naba. La narrativa Isis, utilizzando la foto di Luigi Di Maio e Antony Blinken, spiega che i crociati hanno paura (nel testo la frase "Il Califfato li spaventa" è ripetuta tre volte). Termini visivi o storici (pensiamo alle crociate, ad esempio) immediatamente riconoscibili, una delle tecniche della propaganda. Al Naba li ha inseriti perché sono stati i due politici ad aver parlato della minaccia rappresentata dallo Stato islamico, non per designarli come bersagli. Quella foto non indica dei bersagli. O meglio, non più di quanta non lo fossero già in virtù del ruolo ricoperto. Lo Stato islamico ha ingegnerizzato le dichiarazioni del ministro Di Maio, trasformandole in propaganda». Non è la prima volta che quando Luigi Di Maio è in difficoltà come in questi giorni - vedi la vicenda degli affidi di Bibbiano (qualcuno ricorda cosa diceva sul Pd all'epoca?), oppure sulle truffe milionarie messe in atto nell'ambito del reddito di cittadinanza - si materializzino inesistenti minacce così da fargli ricevere attestati di solidarietà. Insomma, si è trattato anche stavolta della classica operazione di diplomazia messa in atto da una manina che vuole che si guardi altrove. Meglio sarebbe occuparsi delle minacce vere e dei rischi che l'Italia correrà a partire da maggio 2022 quando guiderà la Nato mission Iraq andando ad aumentare le attuali risorse dispiegate in Iraq, attualmente stimate in circa 1.100 militari, 270 mezzi terrestri e 12 aerei, schierati tra la base di Erbil (Kurdistan iracheno) e quella di Baghdad. Secondo quanto dichiarato dal segretario generale dell'Alleanza, Jens Stoltenberg, la Nato si è detta «estremamente grata dell'impegno assunto dall'Italia» illustrando le finalità della missione che in primo luogo, vedrà il contingente dispiegato sul territorio incaricato di addestrare le forze locali e fornire loro supporto nella lotta all'Isis, gruppo che grazie a una nuova organizzazione sul terreno fatta di piccole cellule, minaccia sempre di più il fragilissimo Iraq e parti della Siria dove quasi ogni giorno vengono attaccati l'esercito regolare e le forze di polizia. L'Italia dovrà fare i conti con il disimpegno Usa annunciato lo scorso 26 luglio quando lasceranno l'Iraq dove arrivarono nel lontano 2003. A tal proposito Joe Biden ha dichiarato: «Entro fine anno non saremo più in missione di combattimento ma saremo disponibili a continuare l'addestramento e a garantire assistenza e aiuto per combattere l'Isis». Parole che fanno rabbrividire se si pensa al ritiro dall'Afghanistan. L'Iraq dove opereranno i nostri soldati è scosso dalle proteste e dagli attentati come quello di qualche giorno fa contro il primo ministro iracheno Mustafa al Kadhimi, che è uscito illeso da un attacco sferrato con uno sciame di droni esplosivi lanciati contro la sua casa, situata nella green zone di Baghdad. Altro che minacce inventate.

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