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La Verità Rassegna Stampa
13.10.2021 Iran: intervista a Raz Zimmt
A cura di Stefano Piazza

Testata: La Verità
Data: 13 ottobre 2021
Pagina: 1
Autore: Stefano Piazza
Titolo: «Intervista a Raz Zimmt»
Riprendiamo dalla VERITA' l'intervista di Stefano Piazza a Raz Zimmt.

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Stefano Piazza

Lo scorso 21 settembre 2021 la Repubblica islamica dell’Iran e l'Aiea (Agenzia internazionale per l'energia atomica) hanno raggiunto un accordo che consente la manutenzione delle apparecchiature di sorveglianza dell'agenzia, alle quali Teheran aveva limitato l'accesso dall'inizio dell’anno. Ma c’è davvero da fidarsi che l’Iran si atterrà a quanto sottoscritto? Ne abbiamo parlato con dottor Raz Zimmt ricercatore presso l'Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale (INSS), specializzato in Iran. Lavora anche come ricercatore presso l'Alliance Center for Iranian Studies dell'Università di Tel-Aviv e presso il Doron Halpern Middle East Network Analysis Desk (MENAD) del Moshe Dayan Center for Middle Eastern and African Studies. Inoltre, è l'editore di "Spotlight on Iran" pubblicato dal Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center. I suoi principali interessi di ricerca sono la politica, le relazioni estere, la società e i social media della Repubblica Islamica dell'Iran. Il problema non è se l'Iran si attiene a ciò che è stato firmato o meno, penso che questo accordo raggiunto tra l'Iran e l'AIEA sia in realtà un accordo molto tattico. È sicuramente importante perché, limitando le ispezioni dell'AIEA all'interno degli impianti nucleari iraniani, rende difficile monitorare i continui sforzi di far avanzare il suo programma nucleare. Detto questo, dobbiamo ricordare che il problema principale di oggi non è solo la limitazione imposta dall'Iran alle ispezioni dell'AIEA, ma le continue attività per far avanzare i suoi programmi nucleari dopo la decisione intrapresa nell'estate del 2019 di ridurre il suo impegno nel JCPOA, in seguito alla scelta del presidente Trump di ritirarsi dal JCPOA. Il problema principale, quindi, non sono solo i continui sforzi dell'Iran di limitare le ispezioni, ma soprattutto ciò che l'Iran ha fatto riguardo all'arricchimento dell'uranio e all'avanzamento del suo programma nucleare in un modo da accumulare abbastanza materiale fissile, che sarà sufficiente per produrre armi nucleari. Questo è il problema principale, non solo l'accordo tattico con l'AIEA riguardo alle ispezioni.

L'intervista all'esperto Raz Zimmt
Raz Zimmt

Quanto è grande la minaccia che l’Iran si doti di ordigni nucleari e che quindi possa minacciare lo Stato di Israele e magari l’Arabia Saudita e anche gli Emirati Arabi Uniti? Prima di tutto, dobbiamo ricordare che, in questa fase, non abbiamo prove che l'Iran abbia deciso di rinnovare la cosiddetta parte di armamento del suo programma nucleare. Come probabilmente sapete, ci sono due diverse parti del programma nucleare iraniano: una è l'acquisizione o l'accumulo di materiale fissile sufficiente ad arricchire l'uranio, quindi avere abbastanza materiale fissile per la creazione di armi nucleari, l'altra, bloccata dall'Iran tra il 2003 e il 2004, è chiamata gruppo di armamento, il quale ha sviluppato l'arma nucleare. Secondo la maggior parte delle valutazioni, mentre l'Iran ha rinnovato o continuato il suo sforzo di accumulare sempre più materiale fissile, incluso il 60% di uranio arricchito e uranio metallico, quando si parla di armamento, non abbiamo prove che l'Iran stia rinnovando questa parte ed è per questo che le valutazioni di intelligence sono ancora che l'Iran è a due anni dall'acquisizione di armi nucleari. Se e quando l'Iran deciderà di tirare fuori armi nucleari e di rinnovare il suo sforzo non solo di continuare ad arricchire l'uranio ma di creare armi nucleari, questo potrebbe avere implicazioni molto drammatiche, prima di tutto sulla sicurezza di Israele e poi del Medio Oriente in generale. Permettendo all'Iran di aumentare la sua attività nella regione, aumenterà certamente la sua capacità di svolgere altre attività nella regione, come sostenere il terrorismo. Non ci sono dubbi che ci sia una differenza tra uno stato che non ha capacità nucleari e uno che le ha, non solo per quanto riguarda le capacità nucleari ma anche per ciò che può fare per le sue attività non nucleari. Inoltre, potrebbe incoraggiare altri paesi della regione, per esempio l'Arabia Saudita o la Turchia, a sviluppare le proprie capacità nucleari e questo potrebbe ovviamente a deteriorare la situazione in tutto il Medio Oriente. Direi che la linea di fondo è che se e quando l'Iran diventerà detentore di armi nucleari, questo avrà implicazioni molto significative sulla sicurezza di tutti i paesi della regione. La questione, naturalmente, è quale sarà l'impatto del continuo sforzo dell'Iran di arricchire sempre più uranio e forse di arrivare allo status di limite massimo, quindi senza superare la soglia. Questa è considerata anche da Israele una minaccia molto significativa, ma non è come se l'Iran avesse deciso di tirare fuori armi nucleari.

Javad Dabiran, portavoce del consiglio nazionale della resistenza iraniana, durante un’intervista rilasciata ad Asharq al-Awsat, ha riferito che “il ministero iraniano dell’intelligence ha una rete di agenti in Europa che sono gestiti con l’aiuto delle ambasciate iraniane e l’uso improprio delle immunità diplomatiche”. In Europa ci preoccupiamo molto delle spie russe e dei terroristi sunniti ma non si ha la percezione di questa minaccia iraniana. Queste reti di spionaggio funzionano come descritto da Javad Dabiran e cosa sono in grado di fare? E’ molto difficile per me valutare le capacità dell'intelligence iraniana e le capacità terroristiche in Europa senza avere accesso alle informazioni dell'intelligence. Direi però che sappiamo che l'Iran, e soprattutto il Ministero dell'intelligence iraniano e le guardie rivoluzionarie iraniane, sono state molto attive per anni in tutto il mondo, anche in Europa. Sappiamo che ci sono alcune stazioni dell'intelligence iraniana situate in diverse ambasciate iraniane in Europa e sappiamo anche che l'Iran è stato coinvolto in diversi tentativi di compiere attacchi terroristici in Europa negli ultimi due anni, soprattutto contro obiettivi dell'opposizione iraniana. Quindi possiamo certamente dire che ci sono infrastrutture utilizzate dall'intelligence iraniana in tutto il mondo, anche in Europa. C'è il dubbio, però, che l'Iran le voglia davvero usare per compiere attacchi terroristici. E direi che in alcuni casi sono disposti ad usarle, per esempio sappiamo che il MEK, il gruppo di opposizione iraniano, ha tenuto una riunione vicino Parigi e, essendo stata considerata dall'Iran un obiettivo legittimo da colpire, si è cercato di effettuare un attacco contro di essa. Ma ci sono altre considerazioni politiche e l'Iran deve pensare bene se usare le sue capacità per effettuare attacchi in Europa, valutando soprattutto le implicazioni politiche che tali attacchi avrebbero. D'altra parte, ci sono stati tentativi di vendetta contro Israele da parte dell’Iran, principalmente negli ultimi due anni, per le attività attribuite ad Israele contro gli obiettivi uraniani, contro le strutture iraniane e l'assassinio del fisico nucleare iraniano Mohsen Fakhrizadeh avvenuto il 27 novembre 2020. L'Iran voleva vendicarsi ma non è riuscito a farlo davvero, quindi questo potrebbe indicare che vi sono molte restrizioni e molti problemi operativi nel farlo. Non direi che non hanno affatto capacità operative, questo non è certamente il caso, ma non sono così facili da usare per effettuare attacchi specifici contro Israele, l'Occidente o qualsiasi altro obiettivo. Dobbiamo quindi ricordare che ci sono delle infrastrutture e dovremmo anche ricordare che l'Iran è pronto a delegare organizzazioni criminali in alcuni casi per effettuare tali attacchi, ma la questione se sia in grado di utilizzare queste risorse al fine di effettuare attacchi terroristici è a volte più difficile e più complessa di quanto sembri.
Traduzione a cura di Carol Simonetti

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