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Confessioni elvetiche Rassegna Stampa
01.02.2022 In Siria e in Iraq è tornato a ruggire il potente Califfato
Commento di Stefano Piazza

Testata: Confessioni elvetiche
Data: 01 febbraio 2022
Pagina: 1
Autore: Stefano Piazza
Titolo: «In Siria e in Iraq è tornato a ruggire il potente Califfato»
In Siria e in Iraq è tornato a ruggire il potente Califfato
Commento di Stefano Piazza

(dal Mattino della Domenica)

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Stefano Piazza

L'Isis e l'attacco al carcere in Siria: un incubo che ritorna (anche per  l'Italia)- Corriere.it

In Siria e in Iraq è tornato a ruggire il potente Califfato Lo Stato islamico che durante il 2021 ha condotto solo in Iraq più di 230 attacchi a seguito dei quali sono morte 356 persone, 480 feriti oltre 33 sequestri di persona, in questo inizio di 2022 ha di nuovo alzato paurosamente il livello dello scontro in tutto il ‹‹Siraq›› con assalti a strutture governative e stragi di civili e militari. È la strategia del califfo dell’ISIS Amir Mohammed Abdul Rahman al-Mawli al-Salbi, meglio noto con il nome di battaglia di Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi, che dopo un periodo di difficoltà e una serie di lotte interne per farsi accettare ha impresso la sua impronta militare fatta di poca dottrina religiosa, contrariamente al suo predecessore Abu Bakr al-Baghdadi che era prima di tutto un imam e poi un terrorista. Il nuovo califfo conosciuto per essere colui che ordinò e partecipò direttamente alle infamie compiute contro il popolo degli Yazidi (oggetto di un genocidio iniziato il 3 agosto 2014 nel Sinjar, regione nel Nord dell’Iraq, dove verranno massacrati più di 5.000 uomini perché «miscredenti», oltre al rapimento di 6.700 donne, poi vendute come schiave sessuali e bambini), si ispira alla gesta del terrorista giordano Abu Mus‘ab al-Zarqawi (+2006) cofondatore dell’Isis, proveniente dalle fila di Al-Qaeda che dagli anni ’90 fino alla sua morte è ritenuto responsabile di almeno 800 attacchi terroristici in Iraq.

L’assalto al carcere siriano e il nuovo fronte iracheno.
Per tornare alla cronaca di questi giorni dopo una settimana di durissimi combattimenti le milizie curde del Fronte Democratico Siriano, alleate degli Stati Uniti sono riuscite a riprendere il controllo completo della prigione di Ghwayran ad Al-Hasaka (nord est della Siria) assaltata nella notte di giovedì 20 gennaio 2022 dagli uomini dell’ISIS e che prima di penetrare all’interno della prigione avevano fatto esplodere una potentissima autobomba guidata da un kamikaze. Dal carcere dove fino all’attacco erano detenuti almeno 5.000 miliziani delle bandiere nere (numero per difetto) sono fuggiti almeno un migliaio di jihadisti e tra loro ci sarebbero figure di spicco dell’organizzazione, mentre i cadaveri abbandonati per le strade della città tra i civili, militari curdi, prigionieri e gli uomini dell’ISIS sono centinaia. Ma mentre si combatteva attorno al carcere, tra le case e le strade della città di Ghwayran ad Al-Hasaka dove a dar man forte alle milizie curde erano impegnati aerei, droni ed elicotteri americani, l’ISIS aveva aperto un nuovo fronte questa volta in Iraq dove nella notte tra il 20 e il 21 gennaio undici soldati sono morti nell’assalto armato condotto da un commando dello Stato islamico ad una base militare nella regione di Diyala, nell’est del Paese.

 Errori e sottovalutazioni del pericolo jihadista
A chi si meraviglia di quanto sta accadendo nel “Siraq” occorre ricordare tutti gli errori commessi dalla caduta del villaggio siriano di Baghouz, ultimo bastione dell’ISIS, avvenuta il 22 marzo del 2019. Quella mattina Sarah Sanders, portavoce all’epoca della Casa Bianca, dichiarò: ‹‹La Siria è stata liberata dallo Stato islamico››; tutto vero, solo che degli oltre 10.000 irriducibili tra i quali migliaia di foreign fighters, tra i quali anche molti europei, nessuno o quasi per molto tempo si preoccupò. Altro gravissimo errore è stato quello di lasciare soli i curdi (sempre usati e poi traditi dall’occidente) nella gestione delle fatiscenti carceri e dei campi come quello di Al-Hol città nel governatorato di al-Hasakah (nel nord-est della Siria) che si trova a soli 220 km da Mossul (Iraq). Qui gli uomini e le donne dell’ISIS attaccano anche il personale della Croce Rossa Internazionale come avvenuto qualche giorno fa ad un medico gravemente ferito dopo essere stato accoltellato. Peggior destino ha avuto un infermiere della Mezzaluna Rossa ucciso con le stesse modalità. Due episodi che hanno spinto la Croce Rossa Internazionale a interrompere per qualche giorno le proprie attività nel campo ed è un fatto che ha ulteriormente esacerbato gli animi delle oltre 20.000 famiglie (più di 58.000 persone) molte delle quali sono imparentate con miliziani dell’ISIS uccisi in battaglia o fatti prigionieri che sono presenti nella struttura dove le condizioni igienico-sanitarie sono a dir poco spaventose. A nessuno è mai interessato di loro e chi desidera davvero che uomini e donne partiti per fare la loro ‹‹guerra santa›› e i loro bambini nati nell’allora ‹‹Califfato›› tornino ad esempio in Francia, Belgio, Inghilterra solo per citarne alcuni?

Un attacco carico di significati
Secondo Franco Iacch analista strategico ‹‹Non è chiaro se l’evasione facesse parte di un’operazione coordinata a livello centrale, quindi programmata per coincidere con un attacco a una base militare nel vicino Iraq o l’azione di una cellula locale dello Stato islamico. Lo Stato islamico ha affermato di aver condotto un’operazione “ampia e coordinata” iniziata con l’esplosione di due camion bombe (sarebbe meglio parlare di Monster V-Bied) ai cancelli esterni della prigione siriana di Ghweran. All’assalto avrebbero partecipato quattro distaccamenti inghimasi per una forza stimata di oltre cento combattenti. Sebbene questo non sia il primo tentativo di evasione crescono le preoccupazioni sul fatto che i tempi e l’audacia dell’attacco siano indicativi della rinnovata forza del gruppo terroristico››. In ogni caso l’attacco alla prigione mostra una rinnovata capacita operativa che colpisce ma è paragonabile a quanto a quanto accaduto in passato? ‹‹Parliamo comunque di capacità in alcun modo paragonabili a quelle possedute dal gruppo nel 2014 quando riuscì a espandersi territorialmente in Siria ed Iraq. E’ opportuno rilevare che mentre l’attacco alla prigione di Ghweran potrebbe non avere un impatto immediato sul terreno, simbolicamente è stato qualcosa di eccezionale dal punto di vista profetico e propagandistico. In un messaggio audio diffuso nel settembre del 2019, Abu Bakr al-Baghdadi disse di “sfondare le mura delle carceri e dei campi per liberare i fratelli e le sorelle custodite al loro interno”. Destagionalizzando le operazioni, lo Stato islamico non ha l’urgenza di dare immediato riscontro nel mondo reale ai messaggi della leadership del gruppo. Dal punto di vista propagandistico, invece, l’assalto alla struttura penitenziaria ha rinvigorito i sostenitori dello Stato islamico, già eccitati dall’ultimo video dei “cuccioli del califfato” che ha riscosso notevole successo nella comunità pro-Isis. Non ci vorrà molto prima di capire che tipo di slancio darà all’insurrezione dello Stato islamico l’attacco alla prigione siriana››. Così nel disinteresse, dopo le molte rivolte e le evasioni, la corruzione ha consentito la liberazione di figure di spicco dell’ISIS ed è con loro che Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi ha messo a punto la nuova strategia che mira a riprendersi il ‹‹Siraq››. Ed con loro che anche noi dovremo fare i conti sperando che non arrivi in Europa magari a bordo di un barcone o attraverso la rotta balcanica, qualcuno degli uomini in fuga.

https://www.confessioni-elvetiche.ch/

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