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Confessioni elvetiche Rassegna Stampa
08.11.2021 La comunità pakistana marcia: in Grecia la bandiera jihadista
Commento di Stefano Piazza

Testata: Confessioni elvetiche
Data: 08 novembre 2021
Pagina: 1
Autore: Stefano Piazza
Titolo: «La comunità pakistana marcia: in Grecia la bandiera jihadista»
La comunità pakistana marcia: in Grecia la bandiera jihadista
Commento di Stefano Piazza

Dilemma as Sudanese varsity students join ISIS - Daily Monitor

A preoccupare le autorità di Atene ci sono anche le ronde islamiche che terrorizzano i migranti Sgomento in Grecia dopo che la comunità pakistana lo scorso 7 ottobre ha marciato provocatoriamente attraverso il centro di Atene con bandiere inneggianti alla jihad per commemorare “Eid Milad-un-Nabi”, il compleanno di Maometto, fondatore dell’Islam. Come si vede nei video della marcia diventati in poche ore virali, diversi membri della comunità pakistana esibiscono con orgoglio la bandiera dell’organizzazione sunnita pakistana Dawat-e-Islami, guidata da Muhammad Ilyas Attar Qadri Razvi Ziaee. Dawat-e-Islami che “è determinata a far rivivere la Sunnah e diffondere la rettitudine e la conoscenza della Shari’a in tutto il mondo”, predica la jihad in nome dell’educazione islamica e ha istituito madrasse estremiste in oltre 195 Paesi. Gli studenti ricevono poca istruzione formale, tranne le lezioni di recitazione del Corano. Durante la manifestazione l’autoproclamato leader della comunità pakistana locale, Javed Aslam, personaggio più volte al centro di vicende giudiziarie, ha infiammato la folla avvertendo i suoi compatrioti che se non si fossero uniti alla manifestazione “il Governo greco avrebbe attuato una decisione parlamentare e avrebbe espulso ogni giorno più di 100 pakistani che vivono illegalmente in Grecia”. Ma non è tutto perché lo scorso 9 ottobre Javed Aslamè riuscito a strumentalizzare una manifestazione antifascista come occasione per radunare pakistani illegali contro il Governo greco istigando alla paura delle deportazioni, tanto che in un video in diretta postato dell’evento sulla pagina Facebook della comunità pakistana si è parlato “delle deportazioni razziste”.

Il leader Per tornare a Dawat-e-Islami e al suo leader, va ricordato che il venticinquenne pakistano Zaheer Hassan Mehmood (che si spacciava per il diciottenne Ali Hassan) che il 27 settembre 2020 si scagliò con una mannaia contro i passanti (due feriti gravi) in quella che un tempo era la via dove si trovavano gli uffici di Charlie Hebdo a Parigi, poco prima di colpire chiamò al telefono proprio la sua “guida spirituale” Ilyas Qadri, fondatore e leader del Dawat-e-Islami. Ma a turbare i sonni delle autorità di Atene c’è il preoccupante fenomeno criminale formato dai mutawin, parola araba derivata da mutawwi: il cosiddetto Comitato per l’imposizione della virtù e l’interdizione del vizio. Una polizia islamica che si è arroga il compito di fungere da servizio d’ordine all’interno dei campi profughi che in Grecia sono ormai al collasso, e si assicura che sia strettamente osservata la sola legge islamica. Una forma di autogestione che scavalca le autorità ateniesi e di fatto – grazie anche a vere e proprie ronde e servizi d’ordine – si è ormai imposta come un malcostume del tutto fuori controllo, che va seminando il terrore tra quelle migliaia di rifugiati che desidererebbero soltanto aiuti umanitari e non certo una forma di autoritarismo non dissimile da quella da cui sono scappati.

La Sharia Police in Europa Originariamente, mutawwi era un sinonimo per indicare i poliziotti religiosi dell’Arabia Saudita, una pratica anche nota in Occidente con il nome di Sharia Police. La Grecia non è che l’ultimo Paese europeo dove sono attive queste pattuglie, già presenti in non pochi quartieri delle metropoli dell’Unione. Come a Berlino, dove le ronde sono state istituite e gestite da immigrati ceceni; o come nelle decine di banlieue francesi, dove a farla da padrone sono invece i nordafricani; e in molte città inglesi come Londra, Birmingham, Leicester, Luton, Manchester, dove si trovano le forme più antiche e violente. In alcune realtà del nord Europa, come a Malmö e Stoccolma, è prassi persino che i mutawin si aggirino sui trasporti pubblici per assicurarsi che le donne siedano sempre in fondo, nell’indifferenza (o nel timore) dei normali passeggeri. Il fenomeno si acuisce particolarmente durante il periodo del Ramadan. Ma le pattuglie della “polizia islamica” di Atene sono uscite dai campi profughi tanto che si possono osservare in azione nei degradati quartieri di Omonia, in piazza Vathi, a Metaxourgio e intorno a Kypseli. Qui i mutawin presidiano le principali aree di ritrovo dei migranti, e hanno la prerogativa di perseguire ogni atto e persona che non rispetti le festività islamiche, da chi non si abbiglia secondo le rigide regole shariatiche (donne e uomini) a chi non si uniforma ai rigidi dettami degli islamisti. Non parliamo soltanto di intimidazioni, anche le punizioni corporali sono una consuetudine.

Una dittatura Persino gli immigrati di fede islamica che in città gestiscono attività commerciali vengono sottoposti alla dittatura islamista: fenomeni di intimidazione e strozzinaggio rappresentano uno standard, come è emerso da numerose denunce presentate alla polizia. Le pattuglie islamiste sono principalmente composte da afghani, pakistani e cittadini del Bangladesh. Paul Antonopoulos, giornalista del Greek City Times, intervistato da Panorama aveva confermato che «Il fenomeno dei mutawin è nuovo per Atene. Qui la prima moschea operativa ad Atene dalla fine del dominio ottomano risale al 2020. Prima della crisi dei migranti del 2015, Atene aveva una piccola comunità musulmana proveniente soprattutto dall’Albania o da Paesi arabi vicini come l’Egitto, che non avevano mai mostrato problemi di radicalismo. Dopo il 2015, però, la comunità musulmana di Atene è salita alle stelle ed è diventata dominata da immigrati illegali provenienti dal Pakistan e dall’Afghanistan, che si spacciavano per rifugiati siriani. Da allora c’è stato un drammatico aumento di crimini quali stupro, omicidio e furto, così come l’emergere di una polizia della Sharia finanche nel centro di Atene».

Espulsioni La Grecia, a dire il vero, a partire da quest’anno ha accelerato il programma di espulsione per gli immigrati illegali che non hanno diritto all’asilo politico. In questo modo, la speranza è che le moschee illegali comincino a ridursi di numero in corrispondenza di una sempre minore richiesta, dovuta alla diminuzione progressiva degli sbarchi e al pugno di ferro del Governo.Dopo anni di austerità causata dalla crisi economica, infatti, l’esecutivo del Primo ministro Kyriakos Mītsotakīs, leader del Partito conservatore Nuova Democrazia, ha rifinanziato e rafforzato le Forze di polizia. Così, grazie al disposto combinato dell’economia che migliora, dell’immigrazione in calo e delle espulsioni che aumentano parimenti al numero di poliziotti, Atene è convinta che il fenomeno dei mutawin si arresterà presto. Anche se, al momento, crederci è puro atto di fede.

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Stefano Piazza

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