martedi` 28 giugno 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Studioso islamico Usa: parole di odio contro Israele (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






Rassegna Stampa
13.07.2014 A uccidere quei bambini non è stato Israele: un falso sul sito di Diego Novelli
un' immagine della guerra in Siria strumentalizzata per la propaganda pro-Hamas

Testata:
Autore: la redazione
Titolo: «Le foto dei bambini massacrati a Gaza non piacciono a Facebook»

Riportiamo da NUOVA SOCIETA', il giornale on-line diretto da Diego Novelli, un post dello 09/07/2014 dal titolo "Le foto dei bambini massacrati a Gaza non piacciono a Facebook". Il testo del post è una protesta contro il fatto che Facebook non si presta alla propaganda antisraeliana, pubblicando immagini di presunte vittime civili dei bombardamenti. I civili, e anche i bambini, effettivamente muoiono a Gaza, per responsabilità di Hamas, che nasconde le sue postazioni nel tessuto urbano e costringe la popolazione al ruolo di 'scudo umano". All'uso propagandistico delle tragedie provocate dalla strategia del gruppo islamista, si aggiungono però spesso la manipolazione e la falsificazione, soprattutto delle immagini. Come in questo caso.
La fotografia pubblicata da NUOVA SOCIETA', che riproduciamo di seguito, non è infatti stata scattata a Gaza, ma in Siria. Si riferisce ai massacri avvenuti nel villaggio di Al Badya tra il maggio e il settembre 2013, nel quale morirono quasi 250 persone ( www.qelsi.it/2014/la-falsa-foto-dei-bimbi-palestinesi-uccisi-dagli-israeliani-sono-siriani-ammazzati-da-altri-siriani/ ).
Evidentemente l'ex sindaco comunista di Torino Diego Novelli, direttore del sito, tuttora prigioniero dell'ideologia che l'ha politicamente guidato per tutta la vita, non si ferma davanti a nulla se l'obiettivo è la demonizzazione di Israele. Può anche attribure allo Stato ebraico un massacro di bambini che non ha mai commesso, strumentalizzando le vittime e contribuendo ad alimentare l'indifferenza del mondo per i crimini commesi nella guerra civile siriana.



Per Diego Novelli li ha massacrati Israele, mentre invece è un'immagine della guerra civile siriana dell'estate 2013



Diego Novelli, direttore di Nuova Società

Che il maggior social network del mondo, Facebook , sia molto discusso per quanto riguarda le forme di controllo e risaputo. Spesso e volentieri gli utenti denunciano il fatto che qualcuno interviene nelle bacheche censurando immagini sgradite. Al contrario profili di ispirazione neonazista, omofoba, xenofoba difficilmente vengono cancellati.
Nelle ultime ore, chi ha postato la fotografia (che per la cronaca non è quella che pubblichiamo) di tre bambini uccisi dalle bombe di Israele, ha avuto l’amara sorpresa di vedersele cancellate. Facebook insomma censura un fatto di cronaca terribile, rimarcando il fatto che finché usi lo strumento per comunicare con gli amici, per baccagliare, per “cazzeggiare” non ci sono problemi. Anzi diventi utile per indagini di mercato. Sconcertante comunque che ogni forma di libera informazione, di condivisione, viene cancellato definitivamente mentre foto del genere dovrebbero essere divulgate, condivise il più possibile affinché l’opinione pubblica si renda conto della carneficina che è in atto in Palestina. Chi è dietro a Facebook, e, cancellando e censurando, non fa altro che coprire dei crimini contro l’umanità.

Per esprimere la propria opinione a Nuova Società, cliccare sul link sottostante


http://www.nuovasocieta.it/contatti/

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT