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Corriere della Sera Sette Rassegna Stampa
02.07.2021 Giordania, guerra tra fratelli per il potere
Analisi di Francesco Battistini

Testata: Corriere della Sera Sette
Data: 02 luglio 2021
Pagina: 35
Autore: Francesco Battistini
Titolo: «La disfida dei fratelli che ha tradito l'eredità di re Hussein»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA - SETTE di oggi, 02/07/2021, a pag. 35, con il titolo "La disfida dei fratelli che ha tradito l'eredità di re Hussein", il commento di Francesco Battistini.

Immagine correlata
Francesco Battistini

Jordan: prince agreed not to answer phone calls, claims Senate Speaker –  Middle East Monitor
Hamzah bin Hussein bin Talal bin Abdullah

Guardate la foto della pagina precedente. É il primo ragazzino in alto da sinistra. Guardatelo bene. Quello con la zazzera e la camicia a righine. Con lo sguardo un po' impertinente di certi bambini pronti a guastare una festa. Ne ha motivo: Sua Eccellenza il Principe Hamzah bin Hussein bin Talal bin Abdullah porta lo stesso nome dello zio di Maometto. E il volto del predestinato. Dell'erede d'una monarchia che ha solo un secolo di vita, eppure proclama la discendenza diretta dal Profeta. Adesso guardate il primo in alto da destra: è il fratellastro di Hamzah, diciott'anni più grande. E un sorriso più incerto: «Proprio quel che m'ha fatto innamorare», dirà un giorno la futura moglie Rafia. Chissà se già lo sa, il fratellastro, che in verità il trono sarà suo: Sua Altezza Reale Abdallah al-Thani ibn al-Hussein II verrà scelto sul letto di morte da papà re Hussein, che considerava il diciannovenne Hamzah troppo giovane per regnare nell'instabilità d'Iraq e Libano, fra le pressioni d'Israele e Siria. Se la bellezza è il potere e il sorriso è la sua spada, in questa vecchia foto della Royal Family giordana c'è già tutto. Sorrisi e tenzoni: tre mesi fa, re Abdallah ha accusato l'ex principe ereditario Hamzah di congiurare per rovesciarlo. L'ha arrestato con una ventina fra ministri e generali. L'ha obbligato a una pubblica dichiarazione di fedeltà. E da quel momento ha imposto a tutti i media di non nominarlo mai più. Che sia dimenticato, Hamzah, lui e il suo tentativo di golpe.

Abdullah II of Jordan - Wikipedia
Re Abdullah II

Fratelli coltelli, fratellastri che disastri. Dicono i beduini del Wadi Rum che i re e I cammelli fanno lunghi giri, ma sanno sempre quale è casa loro. Da ragazzo, Abdullah II frequentava Oxford, viveva negli Usa, prendeva il brevetto di volo, si costruiva il cursus honorum d'un principe hashemita. Amava anche Star Trek una volta chiese di potervi recitare e da Hollywood gli dissero naturalmente di sì, gli diedero una tuta spaziale e una particina nell'episodio 36 della serie. Il futuro sovrano si fece un viaggetto cinematografico nello spazio e poi tornò felice a casa sua, pronto a ereditare. Hamzah, no: spinto a non mollare da mamma Noor, quarta moglie del Piccolo Re e più amata tra le regine, l'erede designato presidiava il suo diritto di successione bazzicava la Legione araba, faceva il presidente del museo dell'automobile, tagliava nastri, preferiva rimanere a tiro nei saloni di Palazzo Al-Hussein. A ostacolare quel fratellastro più stimato di lui, nato dal secondo matrimonio del padre con Antoinette Gardiner. Quanti pettegolezzi, a corte: davvero Hussein pensava di consegnare lo scettro al figlio di Antoinette, di quella borghese che veniva dalla famiglia d'un militare inglese e per di più era ebrea? Nemmeno il popolo l'amava: come poteva diventare, proprio lei, la madre del futuro re? E come poteva farsi da parte Hamzah, identico al papà e non solo nel fascino? (Correva l'anno 1999, e l'epilogo fu scespiriano. Corroso dal cancro, costretto a curarsi in America, il vecchio Hussein si trovò alla fine dei suoi giorni nel dilemma. Obbediente alla legge dinastica, aveva lasciato l'interregno al fratello Hassan, con l'impegno però che abdicasse di lì a qualche anno in favore del giovane Hamzah. Ma presto Hassan s'era rivelato inaffidabile. E non avendo molto tempo per decidere, scartati Hamzah per l'età e Hassan per l'inadeguatezza, alla fine non era rimasto che il 36enne Abdallah. Re Hussein lo convocò. Gli consegnò le chiavi del regno. E una raccomandazione: che dopo di lui fosse comunque Hamzah, un giorno, a sedersi sul trono. Macbeth ad Amman. Le cose sono andate altrimenti. Ai tempi, hanno rivelato i cablogrammi desecretati da Wikileaks, volarono pure urla fra Rania e Noor. E poco importa che qualche capo delle 6o tribù giordane sponsorizzasse Hamzah, assieme ai sauditi, mentre l'esercito e gli americani lo bocciassero. Alla fine Abdallah ha vinto, almeno questo round. E l'unico successore, è stabilito da tempo, sarà suo figlio Hussein: una star dei social, milioni di follower come sua mamma Rania, l'ennesimo volto rassicurante d'una dinastia dilaniata. I tempi si son fatti stretti, di nuovo. Le rughe di corte han preso il posto degli antichi sorrisi. E se l'ultima congiura è finita con l'abiura — altro che i Windsor con le lacrimucce di Harry e Meghan! —, ora c’è da governare una Giordania sempre più ingovernabile. Quattordici premier negli ultimi 22 anni di regno. Riforme eternamente promesse, come ha ricordato Hamzah, e mai realizzate. La nazione mediorientale più povera d'acqua, di petrolio e di lavoro, disoccupazione al 70%, nove milioni d'abitanti ricchi solo della loro posizione geostrategica. La seconda al mondo per numero di rifugiati: i palestinesi sono la metà della popolazione. E ci sono più iracheni o siriani qui che in tutta Europa. La foto da cui siamo partiti è ormai ingiallita.

«Chi ha tradito veniva dalla famiglia ed è stato un dolore», dice Abdallah: anche se «non è stato questo golpe la nostra sfida più dura». Vero. Churchill si vantava d'avere disegnato il regno con un tratto di matita sula mappa, in un afoso pomeriggio al Cairo, e di averlo regalato al principi hashemiti della Mecca e della Medina in segno di gratitudine perla loro lotta agli Ottomani. II mondo arabo ha sempre irriso questa corte «inventata dagli inglesi, finanziata dagli americani e tenuta in piedi dagli israeliani», e non ne ha mai digerito il diritto di custodia sulla cupola d'oro di Gerusalemme, il terzo luogo più sacro all'Islam. Ma al Piccolo (grande) Erede è riuscito in questi 22 anni un miracolo di sopravvivenza: come il padre riuscì a resistere al Settembre Nero di Arafat, al prezzo di decine di migliaia di morti, Abdallah non è stato toccato dalle Primavere arabe, s'è liberato di Al Qaeda, ha stoppato l'Isis e adesso pure gli intrighi di corte. Nemmeno i Fratelli musulmani hanno mai sfondato, mentre in nome della sicurezza i sindacati venivano sciolti e i media imbavagliati (per legge, è vietato sparlare di cinque argomenti: Dio, re, esercito, denaro e intelligence). «Le Primavere arabe sono state una sveglia» commenta l'economista Yusuf Mansour «ma non per i giordani». E questo fu un sollievo per Barack Obama, che una sera disse ad Abdallah: «Maestà, dovrebbero clonarla!». Certo, fece impressione sentirlo dal presidente americano campione di diritti umani: la Giordania non è mai stata una democrazia, ha scritto The Economist, ma solo il più democratico dei regimi autoritari nel Medio Oriente. Una sera il re è andato al Teatro Concord di Amman, a vedere una commedia satirica. Ha riso, s'è divertito. La pièce s'intitolava Fahimtkum, ti capisco. Il giorno dopo, sul web si son chiesti: ma l'ha capito davvero, che sfottevano lui?

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