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Pagine Ebraiche Rassegna Stampa
26.09.2010 Chi parla per Israele sulla stampa italiana?
L'analisi di Ugo Volli

Testata: Pagine Ebraiche
Data: 26 settembre 2010
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Chi parla per Israele sulla stampa italiana?»

Riprendiamo dal mensile PAGINE EBRAICHE, ottobre 2010, a pag.36, l'analisi di Ugo Volli sulla stampa italiana, nella rubrica 'Osservatore'.


Ugo Volli

Chi parla per Israele sulla stampa italiana?
Chi almeno ha un atteggiamento sufficientemente equilibrato da distinguere i fatti dalle sue opinioni, e da fornire nei suoi articoli non solo ma almeno anche la versione israeliana, il giudizio dei suoi governanti così come l'hanno dato e non come viene deformato dalla propaganda avversaria?
Chi si è sforzato di capire la complessa azione del governo Netanyahu, le ragioni delle sue scelte nei rapporti con l'amministrazione Obama e con la controparte palestinese?
La domanda stessa può sembrare provocatoria, ma è inevitabile. Del Dna della stampa italiana – ahimé tutta, di destra e di sinistra, sportiva, economica o generalista, locale o nazionale, cattolica, laica o comunista – fa parte la ferma decisione di evitare che degli stupidi fatti possano turbare le proprie convinzioni. Sicché al posto delle cronache vi sono dietrologie o ricostruzioni fantastiche, le interviste si dividono in prese in giro (di avversari) e esaltazioni (di amici), il genere dominante è l'omelia o il volantino di mobilitazione, lo scoop più ambito è il pettegolezzo sessuale infamante. In questa situazione, è difficile anche solo immaginare che un tema caldo, controverso e oggetto di pesanti pregiudizi politici come Israele si sottragga a questa logica diciamo schmittiana della scelta fra amico e nemico.
E infatti la risposta alla domanda su chi parla per Israele è del tutto sconfortante.
Nessuno ovviamente sui giornali della sinistra più o meno estrema: nessuno su Liberazione, Manifesto, Terra, Il fatto quotidiano (a parte singola qualche presa di posizione di Furio Colombo) ma anche nessuno o quasi sull'Unità (non certo Moni Ovadia) e nessuno su Repubblica (non certo Gad Lerner, semmai in qualche accenno lo fa nelle sue rare apparizioni Adriano Sofri). Le cronache del Corriere e della Stampa sono certamente meno prevenute, in particolare per merito di qualche giornalista che fa le sue cronache con equilibrio; la redazione in genere con la titolazione e la scelta delle immagini è chiaramente su una posizione antisraeliana, in particolare per quanto riguarda il sito web del Corriere.
Dei giornali cattolici ho già dato conto in un altroarticolo di questa serie: se oggi è indubbiamente presente sulle loro pagine simpatia per l'ebraismo inteso come religione e come cultura, questa simpatia non si estende certamente allo stato ebraico, che viene per lo più dipinto come aggressivo, oppressivo, nemico della pace.
I giornali di partito o di corrente naturalmente seguono la linea della fazione politica che appoggiano, per lo più antipatizzante Europa e (con qualche notevole eccezione), più neutrali Opinione, Avanti, Secolo d'Italia, Il riformista, dove le posizioni dipendono soprattutto da chi scrive
Decisamente filosiaraeliani sono organi come La voce repubblicana.
  Questo schema dei quotidiani nazionali si riproduce anche in provincia, dove i giornali locali, se non fanno direttamente parte di una catena nazionale, riprendono comunque gli atteggiamenti fondamentali degli organi nazionali cui si sentono vicini, almeno in politica nazionale e soprattutto internazionale.
Dal ragionamento fatto finora restano esclusi tre giornali in cui si concentrano la maggior parte degli interventi d'appoggio a Israele.
Può far piacere o no, ma sono tutti e tre giornali di destra, che sono schierati per l'impresa politica di Berlusconi e il suo governo attuali:
Il Foglio, Libero, Il Giornale. Anche in questi quotidiani le posizioni non sono certo unanimi (basta pensare a Luigi Santambrogio su Libero), ma la posizione dominante vi è evidentemente sensibile alle ragioni di Israele, ne capisce le difficoltà, non si ferma ai luoghi comuni diffusi dalla propaganda filopalestinese. Si tratta comunque di una minoranza molto ridotta, non solo nel numero delle testate, ma anche in termini di tiratura: meno del 10 per cento della diffusione complessiva dei giornali italiani. Anche i giornalisti che si impegnano in prima persona in uno sguardo non pregiudiziale sul conflitto mediorientale sono pochi, sia in termini numerici che per i pezzi che pubblicano. Quella che segue non può essere una lista esaustiva, mi scuso con quelli che ho tralasciato, ma può servire per avere un'idea della limitatezza del campo pro-israeliano nella stampa italiana e rendere merito a tutti quelli che ne fanno parte. Il ruolo in cui è più facile distinguere le posizioni e individuare gli orientamenti è quello dell'editorialista, dell'opinionista, dell'analista.
La più nota e autorevole oggi in questo ruolo è certamente Fiamma Nirenstein che è anche la più prolifica, con 67 pezzi pubblicati l'ultimo anno (prevalentemente sul Giornale) censiti dalla nostra rassegna stampa.
La segue in ordine di frequenza nella scrittura Angelo Pezzana su Libero con 44 articoli. E' assai attivo anche Aldo Chiarle pure lui con 44 pubblicazioni, anche se su un giornale poco diffuso come L'avanti. Scrive meno, da quando è impegnato all'estero, Emanuele Ottolenghi con 15 interventi pubblicati. Editorialista certamente amico di Israele è Peppino Calderola con 14 pezzi. Ormai sono quasi assenti Magdi Allam con 2, Giuliano Ferrara con 5, Enzo Bettiza con 3. Ma il primo è deputato europeo e ha rinunciato al giornalismo, il secondo dirige Il Foglio e gli andrebbero attribuiti molti degli interventi non firmati o siglati dal famoso elefantino che il meccanismo di indicizzazione della rassegna non registra, il terzo scrive solo occasionalmente.
E, a proposito di giornalisti amici di Israele la cui firma appare ormai raramente sui giornali, la rassegna non ha raccolto articoli di Mario Pirani né di Piero Ostellino. Non è segnalato neppure Piero Minerbi, che pure ha pubblicato articoli interessanti, però soprattutto in rete.
Nella categoria degli editorialisti va citato anche Pierluigi Battista, castigatore di luoghi comuni e di idee correnti, che è citato 16 volte l'ultimo anno nella rassegna.
Nella categoria degli editorialisti o analisti va certamente annoverato
R.A. Segre, che nell'ultimo anno ha pubblicato 16 delle sue analisi interessanti e anticonvenzionali, soprattutto sul Giornale.
Fra gli analisti ebrei un posto di rilievo va dato a Giorgio Israel (27 articoli). Alessandro Schwed ha qualche volta (3, per la rassegna) usato le sue doti letterarie per esprimere sentimenti profondamente condivisi nel mondo ebraico.
Un gruppo un po' diverso è quello di chi fa giornalismo d'inchiesta su temi come l'antisemitismo, l'islamismo radicale, il terrorismo. Qui vanno citati innanzitutto Giulio Meotti con 53 pezzi pubblicati l'anno scorso, il frutto di un lavoro originale e coraggioso. Ma anche Carlo Panella con i suoi 45 pezzi e Dimitri Buffa con i suoi 28 hanno contribuito in maniera importante a far luce sulle sfaccettature e le complessità della situazione mediorientale e della posizione del mondo ebraico.
Più difficile è fare l'elenco dei cronisti veri e propri, corrispondenti o inviati che siano, anche perché il buon cronista si sforza di non prendere posizione.
Citerò solo sulla Stampa Maurizio Molinari con 58 articoli e Aldo Baquis anche lui con 58 Guido Olimpio sul Corriere con 38 e Gian Micalessin sul Giornale con 36.
Da questo breve resoconto sono esclusi per forza di cose o piuttosto di spazio le cronache culturali e gli interventi on line (ma non si può non nominare in questo contesto "Informazione Corretta"). Come si vede, chi parla per Israele sui giornali italiani è talmente minoranza da superare di poco la dozzina.
Tanto più bisogna apprezzarli e considerarli amici preziosi.
Ugo Volli


info@paginebraiche.it

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